11 ATTORI DECEDUTI di “UN POSTO AL SOLE”

“Un posto al sole” non è solo una soap opera. È un pezzo di storia della televisione italiana, un racconto corale che da quasi trent’anni accompagna milioni di spettatori nelle giornate, riflettendo la vita, i sogni e i dolori di Napoli e dei suoi abitanti. Ma dietro le luci dei set e le trame avvincenti, si nascondono anche volti che oggi non ci sono più. Sono gli attori che hanno dato anima e voce a personaggi indimenticabili e che, con la loro arte, hanno lasciato un segno profondo nel cuore del pubblico. Questo viaggio nella memoria è un tributo a loro, a undici interpreti che hanno reso grande la leggenda di “Un posto al sole” e che oggi continuano a vivere attraverso le immagini e i ricordi di chi li ha amati. Il primo nome che torna alla mente è quello di Damiano Russo, il giovanissimo attore che interpretò Bruno Molnardi nel 2006. Il suo sguardo

intenso e tormentato conquistò il pubblico, ma la sua vita si interruppe tragicamente nel 2011, a soli ventotto anni, in un incidente stradale. Un talento luminoso e breve, come una stella che brilla solo per un istante, ma che lascia dietro di sé una scia di emozione. Altri interpreti, come Marisa Merlini, Mario Merola e Ivo Garrani, rappresentano invece la memoria più antica e preziosa del cinema e del teatro italiani. Merlini, icona della commedia all’italiana, portò in “Un posto al sole” l’eleganza e la nostalgia del grande schermo, con una partecipazione breve ma significativa. Mario Merola, il re della sceneggiata napoletana, nel ruolo di don Tommaso Morraca diede voce al cuore pulsante del popolo partenopeo: un prete burbero ma giusto, padre morale di un quartiere intero. E Ivo Garrani, nel ruolo del patriarca Costantino Poggi, incarnò

l’autorevolezza e la saggezza di un’Italia che cambiava, ma non dimenticava le proprie radici. Poi ci sono volti come quelli di Luigi De Filippo e Carlo Croccolo, eredi di una dinastia teatrale che ha segnato la cultura napoletana. De Filippo, figlio d’arte, portò nella soap l’inconfondibile ironia della sua famiglia, interpretando Otto von Bluker con leggerezza e mestiere. Croccolo, doppiatore e attore amatissimo, vestì i panni di Gregorio Cozzolino, un padre affettuoso che sceglie la serenità dopo anni di lontananza: una delle sue interpretazioni più toccanti e mature. Entrambi, con la loro esperienza e umanità, hanno contribuito a collegare il teatro classico napoletano alla modernità televisiva, un ponte tra generazioni che nessuno potrà mai spezzare. Ma tra le presenze più amate e difficili da dimenticare c’è quella di Carmen Civittaro, la mitica

Teresa Diacono. Per oltre venticinque anni ha incarnato la governante del Palazzo Palladini, una donna semplice ma ricca di cuore, ironica e saggia come una madre di tutti. Quando nel 2022 l’attrice è scomparsa, il pubblico si è stretto in un abbraccio collettivo, consapevole di aver perso non solo un personaggio ma un simbolo della soap stessa. Teresa era la voce della Napoli autentica, quella che consola, rimprovera e ama senza misura. Al suo fianco, nei ricordi, restano altri grandi interpreti come Roberto Bisacco, elegante e raffinato conte Tancredi Palladini,

e Gigio Morra, il pratico e umano Peppino Canfora, entrambi scomparsi negli ultimi anni lasciando un vuoto difficile da colmare. Ogni nome racconta una storia diversa, ogni volto racchiude un frammento di “Un posto al sole” che continua a brillare anche oggi, nel 2025. E mentre i nuovi episodi portano avanti le vite dei personaggi rimasti, il pensiero corre inevitabilmente a chi ha contribuito a costruire questo universo narrativo unico. Perché in fondo, a Palazzo Palladini, nessuno se ne va davvero: resta nei ricordi, nelle battute, nei gesti che riecheggiano come voci di un passato vivo. “Un posto al sole” è questo — un intreccio di vita e memoria, di presente e nostalgia. Gli attori che non ci sono più non hanno lasciato solo ruoli, ma frammenti di verità, insegnamenti e poesia. E ogni volta che la sigla risuona sugli schermi, è come se il loro spirito tornasse, silenzioso ma luminoso, a sedersi accanto a noi, ricordandoci che la televisione, a volte, sa davvero rendere immortali.