UN POSTO AL SOLE GUIDO NEI GUAI! L’Ordine Folle di Cotugno che Sconvolge Tutti
La calma apparente di Palazzo Palladini si spezza come un vetro sottile quando Cotugno, ferito nell’orgoglio e accecato dalla rabbia verso Alfredo, decide di trasformare una banale disputa in una vendetta dal sapore grottesco. Tutti credono che sia solo un impeto di collera passeggera, ma dietro quel sorriso tirato e quello sguardo lucido di follia si nasconde un piano più assurdo che malvagio: non colpire il colpevole, ma chi rappresenta la bontà, la normalità, l’equilibrio che lui disprezza. La sua mente elabora un castigo che ha il sapore del teatro e l’umiliazione come fine ultimo. La vittima scelta è Guido Del Bue, ignaro e bonario, simbolo di tutto ciò che Cotugno non potrà mai essere: un uomo amato, rispettato, capace di ridere di sé stesso. Colpirlo diventa per lui una necessità, un rito di potere, una sfida al mondo che lo ha relegato a essere una macchietta.
Cotugno ordina ad Alfredo, suo sottoposto e compagno di sventure, di compiere un gesto che rasenta l’assurdo: rubare del cibo dalla casa di Guido. Non è la fame a muoverlo, ma la brama di dimostrare controllo. Il suo ordine è un test di sottomissione, un esperimento psicologico travestito da vendetta. Alfredo, terrorizzato e confuso, accetta per paura più che per convinzione, incapace di opporsi al suo “padrone”. L’obiettivo non è casuale: un piatto di sartù di riso preparato da Raffaele, prelibatezza napoletana e orgoglio della cucina di Palazzo Palladini, che Guido custodisce gelosamente nel frigorifero come un tesoro culinario. Quel sartù, dorato e fragrante, diventa simbolo del potere e del ridicolo, il pretesto per una guerra senza senso tra vanità e dignità.
La scena che si prepara è una commedia che sfiora il tragico. Alfredo, goffo e impacciato, si introduce di nascosto nell’appartamento di Guido, tremando a ogni passo, mentre il profumo del sartù riempie la cucina come una tentazione divina. Ma il destino, come sempre, ama l’ironia. Mariella, la moglie di Guido, rientra all’improvviso e scambia l’uomo per un ladro. In un attimo l’intera casa si trasforma in un campo di battaglia domestico: urla, oggetti che volano, un mestolo brandito come un’arma e Alfredo che cerca invano di spiegare la propria assurda missione. La tensione si scioglie in una scena surreale e irresistibilmente comica, quando, con le mani ancora nel sartù rubato, Alfredo confessa tutto, implorando pietà e raccontando l’ordine folle ricevuto da Cotugno.
Guido, inizialmente incredulo, passa dall’indignazione al riso isterico. Capisce che non si tratta solo di un furto, ma di un attacco simbolico. Dietro quel gesto c’è la volontà di umiliarlo, di metterlo in ridicolo, di farlo diventare il protagonista involontario di una farsa costruita con precisione maniacale. Ma, come spesso accade, è la sua bontà a vincere. Invece di reagire con rabbia, Guido decide di affrontare Cotugno con calma, smontando la sua follia con ironia. “Se volevi un po’ di sartù, bastava chiedere”, gli dice, restituendo al gesto malvagio la leggerezza del buon senso. La forza di Guido sta proprio nella sua semplicità: nel mondo esasperato e teatrale di Cotugno, lui rappresenta la realtà, la vita vera, quella fatta di piccoli errori e grandi risate.
Ma la storia non si chiude con una semplice risata. Cotugno, umiliato dal fallimento del suo piano, si ritira nel suo ufficio come un generale sconfitto, rimuginando sul significato del potere e della dignità. Il suo sguardo si perde nel vuoto, mentre sullo sfondo risuona la voce di Raffaele che, ignaro di tutto, si lamenta per il sartù “misteriosamente sparito”. È in quell’istante che lo spettatore capisce che “Un Posto al Sole” non è solo una soap, ma uno specchio ironico e crudele delle debolezze umane. Il folle ordine di Cotugno diventa metafora della vanità che acceca, dell’orgoglio che distrugge, e dell’umiltà che salva. E così, tra una risata e un imbarazzo, la puntata si chiude con un messaggio limpido: a Palazzo Palladini, anche il più piccolo dei piatti può scatenare la tempesta più grande.