EVENTO SHOCK ALIHAN, DIVORATO DALL’ODIO E ACCECATO DALLA GELOSIA PER… Forbidden Fruit INEDITO
Le luci di Istanbul brillavano come promesse tradite nella notte in cui tutto cambiò. Dall’alto del suo impero di vetro e acciaio, Alihan Argun osservava la città come un generale stanco di combattere guerre che non può vincere. Aveva tutto: potere, ricchezza, rispetto. Ma gli mancava ciò che nessun denaro poteva comprare — la pace del cuore. Zeynep, la donna che un tempo aveva giurato di proteggere, ora era la sua ossessione più pericolosa. Ogni volta che la vedeva accanto a Dundar, un fuoco lo divorava dall’interno, cancellando ogni traccia di ragione. Diceva a sé stesso che era giustizia, ma la verità era un’altra: era gelosia, cieca e feroce, una malattia dell’anima che lo stava consumando lentamente, fino a spingerlo oltre il limite. Mentre l’ombra di Halit incombeva come un nemico invisibile, Alihan confondeva amore e vendetta, trasformando il suo dolore in un’arma e se stesso nel proprio carnefice. Tuttavia, nel buio della sua mente tormentata, sopravviveva una scintilla di umanità: l’affetto sincero per Erim, il ragazzo che aveva imparato a considerare come un figlio, e la tenerezza per Zehra, fragile ma coraggiosa, come la donna che aveva amato. Quella piccola luce, però, era destinata a spegnersi presto, soffocata dall’odio che lui stesso aveva alimentato.
Quando Ender gli propose un’alleanza, Alihan vide in lei la possibilità di riscatto, ma era solo un’illusione. Insieme chiesero l’affidamento di Erim, un gesto che distrusse Zeynep più di qualunque tradimento. La notizia la colpì come una lama al cuore: l’uomo che amava stava costruendo una nuova famiglia, cancellando ogni traccia del loro passato. Le lacrime le rigavano il volto mentre la città, indifferente, continuava a brillare sotto il cielo d’ottobre. Ogni ricordo, ogni carezza, ogni promessa si trasformò in veleno. Il suo dolore era un urlo silenzioso contro il destino, ma sotto quella disperazione cresceva una forza nuova, una volontà di sopravvivere. Accanto a lei, Yildiz, la sorella astuta e calcolatrice, giurò di non lasciarla cadere. La sua mente cominciò a tessere una tela di vendetta, una trama sottile che avrebbe cambiato per sempre il corso delle loro vite. Organizzò una serata apparentemente innocente, ma dietro i sorrisi e i brindisi si nascondeva un piano perfetto. Tra gli invitati, Birkan, l’ex di Kemal, apparve come un fantasma del passato. Il suo sguardo era un coltello, la sua presenza una bomba pronta a esplodere. Tra lei e Yildiz bastò uno scambio di sguardi per suggellare un patto diabolico: usare il passato come arma, il desiderio come trappola.
Intanto, Alihan continuava a precipitare. Ogni gesto era una mossa disperata per riconquistare il controllo, ma il destino aveva già scritto la sua disfatta. Una mattina, un’email anonima scosse le fondamenta del suo impero. Foto compromettenti, conversazioni segrete, registrazioni che mostravano il suo volto più oscuro invasero la rete. In poche ore, il nome Alihan Argun divenne sinonimo di scandalo. I giornali lo condannarono, i soci lo abbandonarono, la città che lo aveva idolatrato ora lo giudicava senza pietà. Seduto nel suo attico, lo sguardo perso tra le luci lontane del Bosforo, capì finalmente la verità: non era Halit il suo nemico, ma se stesso. L’orgoglio, la gelosia e la paura di amare davvero lo avevano trasformato in un uomo vuoto. Pensò a Zeynep, al suo sorriso dolce, agli occhi che un tempo bastavano a salvarlo. Per la prima volta non cercò giustificazioni, non cercò vittime da accusare. Lasciò che il dolore lo attraversasse come un temporale, consapevole che quella sofferenza era l’unica via verso la redenzione.
Ma la caduta di Alihan non fu l’unica. Anche Ender, la donna che aveva creduto di manipolare il destino, vide il suo mondo crollare. Le sue menzogne, una dopo l’altra, vennero smascherate. Il suo volto comparve sui telegiornali, il suo nome sui social, le sue alleanze svanirono come nebbia al sole. Umiliata, abbandonata, provò per la prima volta ciò che aveva inflitto agli altri: la vergogna. Zeynep, invece, divenne il simbolo opposto, la vittima che si rialza, la donna che trasforma il dolore in forza. La città si schierò con lei, il pubblico la amò. Ma dietro i riflettori della gloria restava una ferita aperta. Perché, nonostante tutto, un filo invisibile la legava ancora a lui.
Un pomeriggio, Zeynep decise di affrontarlo. Entrò nel suo ufficio senza bussare. Alihan era lì, distrutto, il volto segnato dal rimorso. “Non sono qui per perdonarti,” sussurrò lei. “Volevo solo capire.” Lui alzò lo sguardo, la voce spezzata dal peso dei rimpianti. “Ho distrutto tutto per te, ma non ho mai chiesto se volevo salvarti o possederti.” Lei lo guardò con gli occhi pieni di lacrime. “Lo so,” rispose piano, “e forse è questo che fa più male.” Il silenzio tra loro era un abisso. “Ti ho amata nel modo sbagliato,” confessò lui, “ma ti ho amata più di quanto saprai mai.” Zeynep non rispose. Uscì lasciando che il vento di Istanbul le scompigliasse i capelli. E in quel respiro di libertà e rimpianto capì che certi amori non si dimenticano mai, nemmeno quando fanno male. Perché alcuni legami, anche spezzati, continuano a vivere nel cuore per sempre. Ma nelle ombre della notte, qualcuno già muoveva nuove pedine: il silenzio di oggi nascondeva il caos di domani, e la prossima mossa sarebbe stata fatale.