ALİHAN: IL RICATTO CON CUI DISTRUGGERÀ…| ENDER E L’INIZIO DELLA V..Forbidden Fruit E Se..1°Parte

La notte in cui tutto ebbe inizio, Istanbul brillava come un diamante sporco. Sotto la superficie luccicante della città, le ombre si muovevano silenziose, portando con sé segreti che avrebbero potuto distruggere intere famiglie. Tra queste, la più potente e la più fragile allo stesso tempo era quella degli Argun. Halit, il patriarca, credeva di dominare tutto: il denaro, le persone, persino il destino. Ma quella notte, mentre l’orologio del suo studio scandiva implacabile il passare dei secondi, la notizia della morte di Tuncer Karaduman gli esplose nel cuore come un colpo di pistola. Tuncer non era solo un vecchio amico, era il custode delle verità più oscure del suo impero. E ora, con la sua morte, Halit sapeva che il silenzio sarebbe stato più pericoloso della parola. L’uomo che aveva costruito la sua fortuna calpestando fiducia e alleanze improvvisamente si ritrovava solo, con il fantasma del passato che bussava alla sua porta. Si aggirava nello studio come un animale braccato, cercando una via di fuga da colpe che non si potevano più cancellare.

Mentre il mondo di Halit cominciava a incrinarsi, un altro spettro del passato si risvegliava: Alihan Tesdemir. In un attico affacciato sul Bosforo, l’uomo che tutti credevano freddo e implacabile fissava il riflesso delle luci nella baia e si chiedeva se la vendetta valesse davvero il prezzo del suo cuore. Aveva sposato Ender per distruggere Halit, per annientare il potere degli Argun dall’interno, ma ogni passo in quella guerra lo aveva avvicinato alla rovina. Ender, elegante e letale, era diventata la sua complice e la sua maledizione. Aveva imparato a muoversi nel dolore come una danzatrice nella nebbia, celando dietro ogni sorriso un piano, dietro ogni gesto un veleno. «Non esiste vittoria senza eleganza,» le piaceva ripetere davanti allo specchio, e quella notte si preparava a servire la sua più grande opera: distruggere il matrimonio di Zehra con Kemal, pezzo dopo pezzo, sorriso dopo sorriso. Accarezzava la superficie di un bicchiere di cristallo come se fosse un’arma. La vendetta, per Ender, non era un atto di rabbia: era un rituale di precisione, un’arte che non ammetteva errori.

Fu così che invitò Zehra alla festa degli Aydin. Le sue parole, morbide e suadenti, sembravano un consiglio di sorella: “A volte, cara, l’unico modo per sentirsi al sicuro è mostrarsi più forti di quanto si è.” Ma dietro quella dolcezza c’era la lama. Zehra, ingenua e fragile, accettò l’invito, ignara di essere diventata il bersaglio perfetto. Ender aveva già preparato il terreno: un sospetto ben piantato nel cuore della ragazza, una bugia mescolata alla verità, un veleno che non avrebbe ucciso subito, ma avrebbe logorato lentamente la sua mente. Yildiz, l’alleata riluttante, divenne la mano che avrebbe servito il piano. «Non serve mentire,» le sussurrò Ender con un sorriso di ghiaccio, «basta dire la verità al momento sbagliato.» Quella sera, il dubbio si sarebbe insinuato come un serpente tra Zehra e Kemal, e la fiducia — la fragile illusione che li univa — sarebbe crollata al primo morso. Ender osservava tutto da lontano, sorseggiando champagne e godendo del caos che lei stessa aveva creato.

Ma mentre lei giocava la sua partita d’ombra, un’altra guerra si preparava alle sue spalle. Halit, sconvolto dalla morte di Tuncer, capì che il passato stava per presentargli il conto. Ogni affare, ogni firma, ogni decisione presa nell’ombra rischiava di venire a galla. Il suo nome, sinonimo di potere e rispetto, cominciava a tremare come un castello di carte. Si rifugiava nel whisky, cercando risposte nel fondo di un bicchiere, ma ciò che trovava era solo paura. “Se hai lasciato qualcosa… se qualcuno scopre quello che abbiamo fatto…” mormorava tra sé, fino a sentire la propria voce spezzarsi. La morte di Tuncer non era un incidente: era un messaggio. E quel messaggio aveva un solo mittente — il destino, o forse Alihan. Perché Alihan, nel suo silenzio, custodiva la verità capace di distruggere gli Argun. Aveva i documenti, le prove, e soprattutto il desiderio di vendetta. Ma anche lui cominciava a comprendere che chi vive per il ricatto finisce per esserne schiavo.

Quando l’alba sorse su Istanbul, nessuno nella famiglia Argun era più lo stesso. Ender, pur vittoriosa, sentiva il gelo della solitudine serpeggiare tra le pareti della sua casa. Halit, distrutto, sapeva che il suo impero poteva crollare da un momento all’altro. Zehra, umiliata dal dubbio, cominciava a guardare Kemal con occhi pieni di paura. E Alihan, affacciato al balcone, si rese conto di aver perso tutto ciò che contava davvero. Il suo ricatto avrebbe portato la distruzione, ma non la pace. L’uomo che aveva giurato di distruggere gli Argun si ritrovava ora intrappolato nel loro stesso inferno, schiavo delle stesse bugie. Il potere, la vendetta, l’amore — tre fili intrecciati in un nodo che nessuno poteva più sciogliere. E mentre la città si svegliava, l’unico suono che rimaneva era quello del mare che batteva contro la riva, come un cuore che continua a pulsare anche quando tutto il resto è morto.