La Notte nel cuore La Il ricatto di Hikmet a Cihan e lo shock di Somru per Khalil
Nella clinica, il tempo si ferma quando Malak rivede suo padre Khalil dopo una vita di assenze. Lui sussurra “figlia mia” e già sogna di diventare nonno, ma quelle parole si trasformano in coltelli: Malak lo accusa di aver abbandonato lei e la nonna, di non aver mai chiesto come stessero, e soprattutto di aver violentato Sumru. È una verità raccontata a fuoco vivo, quella che le ha messo in mano la madre anni fa. Khalil nega, vacilla, supplica, ma Malak lo scaccia tra lacrime e tremiti, precipitando subito dopo nel corridoio come se l’aria fosse diventata vetro. Nu, il gemello, riceve la chiamata della sorella: il padre è tornato. E mentre lui promette di cercarlo, altrove il destino confeziona altre crepe. Benjamin interrompe la relazione clandestina con Turkan, ma l’hotel mormora, Canan sospetta, e la vergogna si appiccica ai corridoi come fumo. Sumru, ignara del terremoto che avanza, sogna una tavola lunga: “Portiamo qui Jihan e Malak, invitiamo Arika, Asad, Asma e anche tua madre. Saremo una grande famiglia.” È la fantasia di una pace apparecchiata, ma la guerra, fuori scena, ha già prenotato il posto a capotavola.
Hikmet muove i fili: seduzione, ricatto e verità sussurrate
Hikmet ascolta Khalil, lo lucida di attenzioni e poi gli restituisce un riflesso più duro: “Era inevitabile che Malak ti cacciasse. Sumru vi ha messi tutti contro.” Nell’eco di quelle parole, prende forma un’altra storia: secondo loro, Sumru non è la martire, ma l’attrice-la governante entrata in casa Chanelan quando la moglie era malata, già pronta a diventare sposa alla prima vedovanza, l’artefice della narrativa dello stupro per ribaltare il giudizio del mondo. Verità o menzogna? Hikmet non cerca fede: cerca leva. E quando Jihan torna al palazzo, scopre il colpo di scena più tagliente: il testamento del padre è nelle mani di Hikmet. “Rivuo’ quel documento.” “Te lo do,” sibila lei, “ma alle mie condizioni: l’intero edificio dell’azienda e 5 milioni di dollari. Altrimenti, farò del divorzio di Sumru e Tassin lo scandalo del secolo.” È un ultimatum che profuma di dinamite. Intanto, in un ristorante d’albergo, Hikmet paga lo champagne di Khalil e lo guarda con un sorriso che promette salvezza e minaccia in egual misura. La guardia segnala che un estraneo è entrato nella sua stanza; Nu liquida la notizia come irrilevante, senza immaginare che quell’uomo è proprio suo padre.
Asma, il riscatto e il diavolo in famiglia
La tragedia corre su un binario parallelo: Asad sequestra la moglie incinta, la rinchiude in un edificio abbandonato, poi orchestra il finto rapimento con complici e una zia corrotta. Chiede un milione, sicuro che Jihan pagherà. La chiamata dei “rapitori” arriva mentre la famiglia è a tavola: Niyat trema, Malak s’indurisce, Jihan si muove. Tassin promette i soldi entro mezzanotte, Nadim invoca la polizia, Asad finge di opporsi per “salvare” il bambino. La scena dell’incontro è un teatro nero: Asma viene riportata, piange, ringrazia, abbraccia l’uomo che l’ha consegnata agli aguzzini. Jihan si occupa di tutto, ignaro. Asad, fuori, divide la mazzetta con i complici e seppellisce la valigia sotto la paglia. Crede di aver vinto. Ma il peccato, in questa saga, non chiude mai gli occhi: lascia tracce, odora di paura, attira mosche e verità.
Padri, figli e una pistola che parla in silenzio
Nu incontra Khalil: “Non chiamarmi figlio.” La ferita di una vita si apre in una frase. Arriva anche Melek, la pancia tra le mani e il fuoco nello sguardo: “Per noi la vittima è nostra madre.” Khalil implora, giura, e quando capisce che le parole non bastano si punta la pistola alla tempia: “Se non mi credete, uccidetemi ora.” È ricatto emotivo? È disperazione? Nu scatta per fermarlo, ma il dubbio gli si incastra nel petto come una scheggia. Più tardi, confida a Malak: “Perché direbbe questo se mentisse?” “Gli uomini mentono sempre,” taglia lei, “la verità è delle donne.” Ma Nu non è più un bambino, e nemmeno un giudice: è un figlio diviso. Intanto Sevilai preleva una somma importante al bancomat per un segreto che non spiega. Arika la provoca, la umilia; lo schiaffo di Sevilai rimbalza per i corridoi come un tuono. E quando Arika corre da Jihan per accusarla di furto, lui spegne il fuoco con un soffio: “Sono soldi miei.” Un’altra alleanza si disegna in controluce.