ENDER DICE NO AL DIVORZIO E HALIT NASCONDE UN SEGRETO SHOCK! FORBIDDEN FRUIT

Nel nuovo capitolo di Forbidden Fruit, la tensione raggiunge un punto di non ritorno. Dopo la morte di Tuncer, un semplice orologio diventa il simbolo di una menzogna tanto raffinata quanto pericolosa. Halit riceve dall’enigmatica Nevra, vedova di Tuncer, il segno tangibile di un’amicizia spezzata dal tempo e dal potere. Due orologi identici, due uomini legati da un passato che nessuno osa nominare. Sul retro, un’incisione: una data che dovrebbe significare fedeltà, ma che si rivela la chiave di un inganno costruito con precisione chirurgica. Halit, consapevole del dettaglio mancante sull’orologio del defunto amico, decide di far incidere la stessa data anche su quello di Tuncer. È un gesto apparentemente innocuo, ma in realtà è il primo passo verso una verità capace di distruggere tutto ciò che conosce. Quell’incisione, fredda e perfetta, diventa la firma di una bugia che riscriverà la storia.

Dietro quella scelta si nasconde un segreto che affonda le sue radici nell’amore proibito di Lily Fuson. Anni prima, Halit era stato l’amante della donna molto prima che lei incontrasse Tuncer. Dalla loro passione segreta era nato Alihan, un figlio cresciuto nell’ombra di una verità taciuta e di un ricordo distorto. Quando, da bambino, Alihan sorprese sua madre tra le braccia di un uomo, credette di assistere a un tradimento. Non sapeva che quell’uomo era proprio suo padre. Da quel momento, l’odio si sarebbe trasformato nella sua unica bussola, spingendolo a costruire un mondo dove la verità poteva essere manipolata come un affare. Nevra, custode silenziosa di quel segreto, attese anni per rivelarlo, scegliendo il momento più crudele. Con voce calma e glaciale, confessò ad Halit che Lily aveva amato due uomini: Tuncer, il compagno pubblico, e lui, il peccato nascosto. Alihan, figlio di quella passione, era il risultato di una verità che nessuno avrebbe mai dovuto conoscere. La confessione non portò pace, ma un vuoto ancora più profondo, un silenzio che divenne arma e condanna insieme.

Quando Nevra, ormai stanca del peso del passato, consegnò ad Alihan i due orologi, la linea tra memoria e menzogna si spezzò. Guardandoli, identici in ogni dettaglio, Alihan non seppe più distinguere quale appartenesse a chi. In quel momento la sua mente vacillò: forse aveva odiato l’uomo sbagliato, forse il nemico non era Halit ma la verità stessa. Il tempo, inciso nel metallo, gli restituiva il riflesso di una vita costruita sull’inganno. Capì che la libertà non arriva con la conoscenza, ma con la capacità di sopportarla. Eppure, anche mentre tutto crollava, Halit riuscì a salvarsi. Nessuno scoprì la verità, nessuna prova emerse. Due orologi gemelli, due storie cancellate, un solo uomo vincitore. Ma la vittoria di Halit aveva il sapore del veleno. Ogni ticchettio era un promemoria, ogni ora passata un colpo al cuore di chi aveva creduto di poter controllare il destino.

Mentre le verità sepolte cominciavano a riemergere, il matrimonio tra Alihan ed Ender diventava una prigione dorata. Quando Alihan entrò nello studio dell’avvocato per firmare il divorzio, era convinto di poter finalmente chiudere il cerchio. Ma Ender, splendida e spietata, trasformò quel momento in un duello. Entrò con passo deciso, avvolta in un profumo che sapeva di vittoria, e con un solo sorriso distrusse ogni certezza. “Aspetterai a lungo,” gli disse, e quelle parole caddero come una sentenza. Ender non cercava più l’amore, ma la vendetta. Usò il dolore del figlio Erim come scudo e la menzogna come arma, ribaltando le regole del gioco. “Tu mi hai insegnato il controllo,” sussurrò, “ora io controllo te.” Alihan, che aveva creduto di dominare tutto e tutti, capì in quell’istante di essere diventato il prigioniero di una donna che non lo amava più, ma che lo conosceva troppo bene per lasciarlo libero.

Nella solitudine del suo attico, Alihan guardò Istanbul stendersi davanti a lui come una distesa di promesse infrante. Le luci della città si riflettevano nei vetri come i frammenti di un sogno perduto. Ogni bugia, ogni silenzio, ogni compromesso si rivelava ora per ciò che era sempre stato: una catena invisibile. Ender, al telefono, pianificava la sua prossima mossa, mentre lui cercava l’unico perdono che potesse salvarlo, quello di Zeinep. Ma il perdono, capì, non è mai un dono: è una prova. Forse la più crudele di tutte. Guardò ancora una volta il suo riflesso, riconoscendo in sé non l’uomo di potere che credeva di essere, ma un uomo stanco, logorato dai propri inganni. La vera libertà, comprese in un ultimo lampo di lucidità, non arriva quando si spezzano le catene, ma quando impari a non averne più bisogno. E mentre il ticchettio dell’orologio riempiva la stanza, Alihan capì che il tempo, come la verità, non si può fermare: ritorna sempre, puntuale, a presentare il conto.