ALIHAN IN TRAPPOLA, YILDIZ RICATTATA : IL PIANO SEGRETO DI ENDER! FORBIDDEN FRUIT 1° parte

La villa degli Argun si sveglierà sotto una luce lattiginosa, di quelle che trasformano ogni stanza in una scena sospesa e ogni silenzio in un presagio. Yildiz scenderà lentamente le scale di marmo, con una mano sul corrimano e l’altra stretta intorno al telefono come se fosse un segreto che non può permettersi di confessare. Halit, seduto al tavolo con il giornale spiegato davanti a sé, non le rivolgerà nemmeno un’occhiata, come se lei fosse un accessorio di quella casa e non una donna che cerca disperatamente di respirare. Dentro Yildiz, però, qualcosa ribollirà: la sensazione di vivere in un mondo in cui è adorata e ignorata allo stesso tempo, amata come un trofeo ma mai vista davvero. Ed è in quello spazio invisibile che si insinuerà il ricordo di Kemal, l’uomo che non ha mai smesso di leggerle dentro. Tra Halit che la vuole possedere e Kemal che la vuole capire, Yildiz sentirà aprirsi una crepa che la renderà vulnerabile, inquieta, impreparata all’ondata di tentazioni che sta per travolgerla. Perché il destino inizierà a bussare proprio quando lei tenterà di nascondersi: nella palestra che frequenterà per sfuggire ai pensieri, incontrerà Alper, il nuovo istruttore, uno sguardo che la colpirà con la precisione di un dardo. Le basterà un gesto, una frase sussurrata sulla postura, per farle provare un brivido che non sentiva da tempo. E quel brivido sarà la porta che non pensava di aprire.

Mentre Yildiz inizia a vacillare sotto il peso di desideri che non vuole ammettere, altrove si consumerà un dramma diverso, più freddo e calcolato. Alihan entrerà nello studio del suo avvocato per firmare i documenti che dovrebbero liberarlo finalmente da Ender. Le pareti di legno scuro, la penna pronta, il contratto già sul tavolo: tutto sembra predisposto perché la sua vita prenda una nuova direzione, forse anche per tornare da Zeynep con la consapevolezza di aver chiuso il passato. Ma proprio quando sta per firmare, la porta si aprirà con violenza. Ender farà il suo ingresso come una tempesta vestita di seta smeraldo, la voce bassa e ferma di chi non accetta rifiuti. “Non ci sarà nessun divorzio”, dirà, e la penna cadrà sul pavimento come un colpo di pistola. Alihan cercherà di opporsi, ma lei lo ricatterà con una freddezza che brucia più della rabbia. Sopravvissuta a un padre violento, alla povertà, all’umiliazione di Halit, Ender non permetterà mai ad Alihan di distruggerle l’unica cosa che ha ottenuto: potere, accesso, influenza. Non vuole lui. Vuole ciò che significa essere sua moglie. Vuole la possibilità di colpire Zeynep, il vero bersaglio della sua vendetta. Così, quando Alihan uscirà dallo studio, sarà l’immagine perfetta di un uomo prigioniero, con la libertà scivolata via sotto lo sguardo di una donna che lo tiene incatenato non per amore, ma per guerra.

Il ritorno nella sua villa sarà un lento naufragare. Il silenzio ampio delle pareti di vetro gli sembrerà un giudice spietato, e il primo bicchiere di whisky scenderà in gola con la stessa violenza delle sue emozioni. Ogni sorso lo spingerà più a fondo nei ricordi, nel rimorso, nelle parole di Zeynep che avrebbe voluto proteggere e non ferire. La voce di Ender gli rimbalzerà nella testa come un mantra velenoso: “Non ho finito con te, Alihan.” E mentre lui precipita nell’oscurità dei propri pensieri, Hakan accorrerà come l’unico fratello possibile in un mondo di persone pronte a usarlo. Lo troverà distrutto sul divano, lo solleverà, lo accompagnerà a letto con la delicatezza che solo l’amicizia vera conosce. Ma quando Hakan se ne andrà, lasciandolo addormentato, la villa si riempirà di un altro tipo di silenzio: quello che precede una mossa strategica. I tacchi di Ender risuoneranno nel corridoio, tagliando l’aria come una lama. Si siederà accanto al letto dove Alihan dorme fragile e indifeso. Nessuna pietà nei suoi occhi, solo un lampo di opportunità. “È quando vi spezzate… che diventate più facili da tenere vicino,” mormorerà. La sua strategia non sarà solo trattenere Alihan: sarà trasformarlo nel punto da cui ricostruire il suo potere.

Intanto, nella Yalı, un’altra battaglia si consumerà in silenzio. Zeynep arriverà per consegnare alcuni documenti e troverà Yildiz strana, agitata, fragile come non la vedeva da anni. Le basterà un solo sguardo per capire che qualcosa non va: le sorelle non hanno bisogno di spiegazioni, basta un sorriso spezzato. Ma Yildiz non potrà confessare nulla. Il ricatto di Ender peserà sulla sua lingua come una catena. “Io non crederò mai che tu possa ferirmi” dirà Zeynep con una dolcezza che trafiggerà ogni difesa. E quelle parole saranno un abbraccio e una condanna. Perché Ender, nel frattempo, avrà già deciso come incastrarla: la minaccerà di svelare un segreto del passato se Yildiz non confesserà a Zeynep una relazione mai avvenuta con Alihan. Il veleno perfetto. La sorella contro la sorella. L’amore contro la paura. Quando Yildiz uscirà dal caffè dove Ender le avrà consegnato il suo ultimatum, camminerà per strada come una donna schiacciata da un peso troppo grande per restare in piedi. Non saprà più chi è, cosa deve salvare, cosa è giusto e cosa è sopravvivere.

E mentre Yildiz lotta contro la decisione più crudele della sua vita, Ender, come un ragno che tesse la tela nell’ombra, si muoverà dentro la Holding con una naturalezza inquietante. Con l’aiuto di un dipendente corrotto avrà accesso agli uffici, ai computer, ai dati interni: nessuno immaginerà che sta per compiere un atto che potrebbe distruggere la famiglia Argun dall’interno. Ender non conosce limiti. Non ha paura della legge, né del giudizio, né del sangue metaforico che lascerà dietro di sé. Le basta un obiettivo per diventare inarrestabile. E ora l’obiettivo ha un nome preciso: Zeynep. Intanto Yildiz, sola nella sua stanza, incapace di dormire, capirà una verità che temeva da sempre: non esiste scelta che non ferisca qualcuno, ma ferire una sorella è un dolore che nessun amore, nessun matrimonio, nessun lusso può compensare. E quando aprirà gli occhi al mattino successivo, saprà che la tempesta non sta per arrivare. È già iniziata.