Un posto al sole, Raffaele fatto fuori: la reazione di uno storico membro del cast
Palazzo Palladini si sveglia con un vuoto che fa rumore: Raffaele, il portiere che per trent’anni ha tenuto insieme scale e destini, è a un passo dall’addio. Non è un cambio di turno, è una fenditura nella memoria collettiva. Renato brontola come solo chi non sa accettare che il tempo passi; Otello aspetta una risposta che sa di congedo; i condomini si aggirano nel cortile come attori smarriti senza suggeritore. Raffaele lo sente nelle mani, quel mazzo di chiavi che pesa più di un segreto: consegnarle significherebbe chiudere un’epoca, togliere il proprio nome all’eco dei pianerottoli. Eppure il palazzo, con la sua testarda nostalgia, sembra implorargli un’ultima notte di guardia. Fuori, Napoli si stira tra panni stesi e finestre accese, dentro i corridoi si fa la conta dei silenzi: quando uno storico custode arretra, o crolla il mito o nasce una rivoluzione.
Damiano sceglie il fuoco della verità e invita Rosa a una cena senza alibi. Clara gli ha detto chiaro: non illudere se non sei pronto a restare. E allora lui scopre le carte con la goffa eleganza degli uomini che sanno sparire meglio di quanto sappiano spiegarsi: “Ti penso ancora.” La frase cade come un bicchiere sul pavimento lucido del ristorante. Rosa trattiene il respiro, fa scorrere negli occhi tutti i ritorni che hanno fatto più male degli addii, e capisce che l’amore, quando torna, non chiede permesso ma pretende coraggio. Le sue insicurezze, micce pronte, corteggiano il disastro: basterebbe una parola stortamente piazzata per far esplodere mesi di ricostruzione. Ma l’attrazione, quella sì, non ha imparato la prudenza. Due mani che non si toccano dicono più di mille abbracci: la paura di bruciarsi è la prova che il fuoco è vivo.
Eduardo riaffiora dal fondale delle accuse come chi ha imparato a respirare sott’acqua. L’ombra dell’aggressione a Peppe Caputo si ritira, ma lascia sulla pelle il bruciore dei sospetti lenti a guarire. Proprio quando potrebbe rialzare la testa, ecco riapparire Stella, enigma che profuma di deviazioni. È il tipo di donna che entra in scena aprendo finestre in stanze buie, portando aria e tempesta insieme. Le indagini, credute stanche, riprendono corsa; i fili si annodano e si spezzano nello stesso gesto. Damiano sente che fare la cosa giusta non basta mai: serve resistere al contraccolpo, accettare che a Napoli la verità cammini fianco a fianco con la menzogna, separata da un respiro. Intanto il pubblico fa il tifo come si fa allo stadio nei minuti di recupero: ogni sguardo è un rigore da calciare con i nervi, non con i piedi.
Sui piani alti degli affari, Marina impugna dossier come si impugna una spada. Davanti a Gennaro Gagliotti la sua voce non trema: finisce qui l’epoca dei soprusi. Non urla, non supplica, non esita: alza la schiena e quello, a Napoli, è il modo più elegante di dichiarare guerra. Cerca alleanze dove una volta c’erano soltanto diffidenze, stringe la mano a chi ha smesso da poco di masticare amaro e ora ha voglia di sputare verità. Ogni firma vale come un giuramento, ogni incontro è un duello. Nel frattempo, tra i cortili e le cucine, Micaela perde colore: la radio non vibra, la vita le sta larga come un cappotto fuori stagione. Serena inventa terapie fuori dagli schemi, Michele affila le parole giuste per rimetterla in onda, Pasquale diventa la prova che a volte l’abbraccio è una medicina con effetti duraturi. L’apatia è una stanza senza finestre, ma basta una fessura per far passare luce: occorre il coraggio di cercarla al buio.
E mentre la settimana avanza, la città accorda i suoi strumenti: Raffaele decide se restare custode o diventare leggenda, Damiano e Rosa se temere il replay o scrivere un sequel che non fa sconti, Eduardo se fidarsi del proprio nome pulito o della cicatrice che gli è rimasta addosso, Marina se rischiare tutto per la dignità o piegarsi all’ennesima trattativa sporca. A Un Posto al Sole le scelte sono scale: alcune ti portano su, altre giù, tutte ti tolgono il fiato. Se vuoi scoprire chi dirà resto e chi avrà la forza di dire vado, resta con noi stasera su Rai 3: commenta, condividi, prendi posizione. A Palazzo Palladini basta un sussurro per diventare scandalo, un addio per trasformarsi in inizio, una porta che si chiude per farne aprire tre. Napoli ha già messo la mano sulla maniglia. Tu?