Un Posto al Sole, anticipazion 21 novembre: Marina insieme alla famiglia di Mariella contro Gagliotti
Marina osservava il Golfo con quella calma che è solo una maschera: sotto, le correnti ribollivano. Da giorni studiava le mosse di Gennaro Gagliotti, l’uomo che aveva strappato a Castrese il marchio e che ora puntava ai Cantieri come un predatore affamato. Ma la mossa giusta non è mai la più vistosa: è quella che s’insinua. Così, quando Espedito ha fatto il primo passo – uno di quelli che senti a distanza, pieni di orgoglio ferito e memoria familiare – Marina ha capito che il terreno si stava muovendo. E dove il terreno trema, nascono alleanze. Gli Altieri non erano solo un nome, erano una storia. E nella storia, Napoli insegna, i debiti si regolano guardandosi negli occhi. Ferri le aveva detto di pensarci due volte. Marina lo aveva fatto. Era pronta a farlo una terza, ma nel frattempo bussava alla porta di Mariella, con un sorriso da pace armata e una proposta: fronte comune contro un nemico che non dimentica.
Nel quartiere, l’eco girava veloce. Rosa, che aveva sempre vissuto l’amore come una soglia da varcare solo quando il cuore è davvero pronto, si era ritrovata a guardare Damiano come si guarda una promessa che spaventa. Lui, con la sua onestà testarda, le aveva messo davanti la verità: niente fuochi d’artificio, solo presenza. Rosa aveva resistito, come fa chi ha imparato a non credere ai miracoli. Eppure qualcosa, piano, si era sciolto. Non era perdono, non era resa: era fiducia che prova a rialzarsi. Allo stesso tempo, il nome di Gagliotti s’insinuava tra le conversazioni del mercato e i silenzi degli androni, mentre a Palazzo Palladini le luci si accendevano come segnali in codice. Espedito stringeva i pugni pensando al marchio rubato; Castrese contava i giorni come si contano i debiti da riscuotere. Nell’aria, il profumo salmastro si mescolava al ferro della determinazione.
E poi c’era Vinicio. La dipendenza gli aveva preso la voce, i gesti, quasi la memoria. Quasi. Perché a volte basta una fenditura nella nebbia per lasciare entrare il sole. In un lampo di lucidità, le parole di Cristiano – quelle dette male, dette in fretta, dette pensando che nessuno avrebbe ricordato – sono tornate a battere come un martello sul ferro caldo. Vinicio si è aggrappato a quel dettaglio come a una scala antincendio: salita difficile, piedi che scivolano, ma ogni gradino è una battaglia vinta. Roberto e Marina avevano previsto quel momento, lo avevano temuto e desiderato. I Cantieri non sono solo un pezzo di città: sono un confine. Chi li difende sa che sta difendendo anche la propria storia. Mentre Vinicio preparava le domande – quelle che fanno male perché chiedono conto, perché tolgono via le maschere – in molti hanno capito che il gioco stava cambiando. Non era più un sussurro: era un vento.
La città però non vive di solo conflitto. Vive di voci. Micaela, quella voce che era sempre stata un lampo, aveva improvvisamente smesso di scintillare. L’irruenza, l’ironia, la forza che la rendevano inconfondibile si erano spente come una radio che perde la frequenza. Michele l’aspettava in diretta, e lei, davanti al microfono, si sentiva piccola. La “cura Pasquale” – un abbraccio fatto di pazienza, complicità, e di quel sorriso che ricorda che la vita sa tornare – è diventata il filo teso tra un prima stanco e un dopo possibile. C’è chi dice che per uscire dall’apatia serva uno shock. A volte basta una mano che non molla. Alla vigilia dell’appuntamento in radio, la città tratteneva il respiro. Perché quando una voce torna, non torna mai da sola: si porta dietro chi crede ancora. E Micaela, forse, stava già ritrovando la sua.
Intanto Marina muoveva i pezzi come in una partita a scacchi giocata sul mare. Con Mariella, la conversazione non è stata facile: ci sono famiglie che si proteggono come fortezze e donne che non trattano al ribasso. Ma un nemico comune sa unire più di mille parole. La proposta è chiara: fare fronte comune contro Gagliotti, ridare agli Altieri ciò che è loro, restituire ai Cantieri la rotta. E mentre le mani si sfiorano in un accordo ancora fragile, le onde, lì sotto, sembrano applaudire piano. Gagliotti, intanto, sente il freddo di un’ombra che cresce alle sue spalle. Le alleanze non sono promesse: sono impegni. E a Palazzo Palladini, quando le luci si spengono, restano i giuramenti sussurrati tra chi sa resistere. Domani, all’alba, Napoli farà quello che fa sempre: si sveglierà bella e ostinata. Qualcuno vincerà, qualcuno perderà. Ma stasera, tra il sale e il ferro, tra la radio che si accende e la memoria che ritorna, c’è già una verità: il coraggio ha trovato casa.