Un Posto al Sole, Roberto Ferri sconvolto da una scoperta fa una richiesta precisa a Marina: le anticipazioni
A Palazzo Palladini l’aria di dicembre è più tagliente del vento che arriva dal mare. Roberto Ferri passa le notti in piedi davanti alle vetrate dell’attico, lo sguardo fisso sulle luci del porto come se tra quelle lampare potesse leggere il futuro. Credeva di aver incastrato Gennaro Gagliotti, di aver previsto ogni mossa del rivale, e invece un dossier arrivato sulla sua scrivania all’alba ribalta ogni certezza: conti all’estero mai individuati, alleanze sotterranee, un socio occulto pronto a immettere nuovi capitali nei Cantieri. Non è un nemico in ritirata, è una belva che ha appena cambiato tana. Roberto sente la gola stringersi, la stessa sensazione di anni prima, quando tutto stava per crollare e nessuno sembrava credere più in lui. Ma stavolta non può permettersi di fallire: in gioco non ci sono solo il potere e il prestigio, ma la sopravvivenza stessa della famiglia Ferri-Giordano e il fragile equilibrio di un quartiere che di guerre d’affari non ne può più.
È in questo stato di allarme che Roberto si volta verso Marina con una richiesta che somiglia più a un ultimatum che a una proposta. La guarda come si guarda un generale prima dell’ultima offensiva e le chiede di fare ciò che nessuno oserebbe chiedere alla donna che ama: sacrificare una parte di sé, cedere su un terreno intimo e doloroso per anticipare la mossa di Gennaro. Forse una firma che non avrebbe mai voluto apporre, forse un accordo che toccherà affetti che Marina ha sempre giurato di proteggere. Lei ascolta in silenzio, le mani strette attorno a un bicchiere di vino che non beve, la mente che corre a sua figlia, ad Alice, a tutte le volte in cui ha giurato di non mischiare mai più affari e sentimenti. Ma i Cantieri sono di nuovo sull’orlo dell’abisso, Chiara Petrone è tornata in città con i suoi occhi lucidi e incalcolabili, e il margine d’errore si è ridotto a zero. Marina sa che non esistono mezze misure: o si sporca le mani fino in fondo o lascia che sia Gennaro a riscrivere le regole del gioco.
La settimana ai Cantieri si trasforma così in un ring elegante, dove ogni sorriso è una minaccia mascherata. La riunione con Chiara è un concentrato di tensione sottile: lei siede al centro del tavolo, sfoglia le carte, ascolta Roberto che illustra piani di rilancio e Marina che parla di stabilità, ma nel frattempo osserva le incrinature, i silenzi, le occhiate fugaci che tradiscono molto più dei bilanci. Quando annuncia di voler ridefinire l’assetto societario, ogni parola è una scossa tellurica. C’è la possibilità di nuovi investimenti, di un futuro in cui i Cantieri risplendono come un tempo, ma anche lo spettro che qualcuno ne resti escluso, tagliato via senza possibilità d’appello. Roberto teme che Gennaro possa insinuarsi tra le pieghe del nuovo assetto; Marina ha paura che il prezzo da pagare sia proprio quel legame familiare che sta faticosamente cercando di ricostruire. Chiara, dal canto suo, non fa sconti: non alle vecchie colpe di Roberto, non alle ombre che ancora avvolgono la figura di Gagliotti, e nemmeno alla vulnerabilità che intravede nello sguardo di Marina quando si parla di Alice.
Mentre ai piani alti si combattono guerre di potere, il cuore di Palazzo Palladini batte al ritmo più sommesso ma non meno lacerante di altre scelte. Raffaele, da sempre portiere e confidente del condominio, sente che il tempo gli chiede il conto: la pensione non è più un’ipotesi lontana ma una porta già socchiusa. Lui prova a scherzarci su, a nascondere la malinconia dietro una battuta, ma Renato e Otello capiscono che l’addio sarebbe una ferita aperta per tutti. Tentano di opporsi, di inventarsi soluzioni improbabili, di convincere il mondo intero che senza Raffaele in portineria il palazzo perderà la sua anima. E forse è vero. Ma proprio questo accanimento, questo bisogno disperato di trattenere l’amico, rischia di incrinare un rapporto che sembrava indistruttibile. Tra malintesi, orgoglio ferito e promesse che non si possono mantenere, la loro amicizia comincia a scricchiolare. Sullo sfondo, Guido e Mariella vengono trascinati nelle solite dinamiche paradossali con Cotugno, mentre Bice, con un sorriso che non arriva mai davvero agli occhi, trama nell’ombra per agganciare un finanziatore disposto a tutto pur di sentirsi importante.
E poi c’è Eduardo, forse il più silenzioso ma il più esplosivo di tutti. Osserva Clara che addormenta la piccola Nunzia, sente i rumori attutiti del palazzo, le risate lontane, e un pensiero fisso gli martella in testa: “Non sono abbastanza”. Non abbastanza soldi, non abbastanza sicurezza, non abbastanza futuro da offrire a chi ama. Ogni porta chiusa, ogni lavoro che non arriva, ogni conto che non torna lo spinge un centimetro più vicino all’orlo. È in questi istanti che le scelte sbagliate si travestono da unica via di salvezza: un “favore” chiesto alle persone sbagliate, una promessa fatta a chi non aspetta altro che vederlo inciampare, una pistola che potrebbe comparire dove non dovrebbe mai esserci. Mentre il presepe di Raffaele prende forma nell’androne come un rituale di luce contro il buio, le traiettorie dei protagonisti si avvicinano al punto di rottura: Roberto disposto a sacrificare tutto pur di non cedere a Gennaro, Marina sospesa tra il dovere e l’amore, Chiara pronta a ridisegnare il destino dei Cantieri, Bice che intreccia denaro e vendetta, Eduardo che rischia di perdersi per sempre. È così che “Un Posto al Sole” prepara la sua nuova settimana: non con grandi esplosioni, ma con crepe sempre più profonde. E viene spontaneo chiedersi: quale di queste crepe sarà la prima a trasformarsi in voragine? Se vuoi, posso ora trasformare questo articolo in una versione più “giornalistica”, con titolo, occhiello e sottotitoli pensati apposta per un blog o magazine di tv e spettacolo.