FORBIDDEN FRUIT ANTICIPAZIONI: ALIHAN e Zeynep SCAPPANO INSIEME, vanno in AMERICA per RICOMINCIARE a

L’aria dell’aeroporto di Istanbul sapeva di carburante e di addii, ma per Alihan e Zeynep era anche l’odore dolciastro della vittoria. Camminavano fianco a fianco, senza sfiorarsi, come due perfetti amanti in fuga che la città avrebbe ricordato come protagonisti di una tragedia romantica. Nessuno, attorno a loro, immaginava che dentro la borsa di pelle nera che Zeynep stringeva come una reliquia non ci fossero solo passaporti e ricordi, ma codici cifrati, chiavi USB e coordinate bancarie: la mappa esatta di una rapina da 10 milioni di dollari, consumata nel silenzio mentre tutti fissavano il lato sbagliato della storia.
La loro storia d’amore tormentata, le separazioni pubbliche, le lacrime all’altare, le corse disperate in aeroporto… niente era stato lasciato al caso. Ogni scena, ogni sguardo, ogni umiliazione subita davanti alle famiglie Argun era stato trasformato in copione perfetto per distrarre il mondo, mentre i soldi scorrevano via dall’azienda come un fiume sotterraneo verso conti offshore intoccabili.

Per capire quanto fosse diabolico il loro piano, bisogna tornare indietro a quella stanza d’albergo anonima, sei mesi prima, quando tutto era ancora solo un’idea pericolosa. Alihan, con il laptop aperto davanti, le aveva mostrato i flussi di denaro, le falle nei controlli, le occasioni che nessuno vedeva perché troppo occupato a giudicarli. “Possiamo prendere ciò che ci spetta e sparire,” le aveva detto, con la calma glaciale di chi ha già deciso. Zeynep aveva tremato, combattuta tra la paura di essere scoperta e l’eco della voce di Zerrin che le chiedeva indietro la spilla di famiglia come fosse un’arma: il simbolo umiliante di quanto fosse considerata inferiore, intrusa, indegna. In quel momento era nata la vera Zeynep, non la ragazza umile pronta a chiedere scusa per esistere, ma la donna che avrebbe usato il loro disprezzo come benzina per bruciare ogni ponte alle sue spalle. Il matrimonio con Dundar, la fuga dall’altare, la finta riconciliazione con Cem, persino i flirt di Alihan con altre donne: tasselli di un puzzle perfettamente orchestrato per coprire trasferimenti di fondi, aperture di società fantasma, liquidazioni improvvise camuffate da scelte di business.

Mentre l’aeroporto vibrava di annunci metallici e valigie trascinate in fretta, dentro la casa Argun il tempo sembrava essersi fermato in un mausoleo di rimpianti. Yildiz stringeva una tazza di tè ormai freddo tra le mani tremanti, rivedendo davanti agli occhi la valigia di Zeynep che si chiudeva con uno scatto secco, come una sentenza. Credeva di aver compreso quel gesto come un atto di coraggio per amore, non come l’ultima tessera di una truffa perfetta. Aveva trovato la forza di non trattenerla, di non supplicarla, convinta di sacrificarsi per la felicità della sorella, ignara che persino le lacrime che aveva asciugato negli ultimi mesi erano state, in parte, calcolate. Zerrin, nella sua casa perfetta, cominciava a percepire incrinature nella propria corazza morale, tormentata dal ricordo dello sguardo spezzato di Zeynep quando le aveva chiesto la spilla: un’arma sottile che ora le tornava indietro come un boomerang di colpa. E Halit, esiliato da sé stesso nella casa di Ender, camminava come un re spodestato tra ombre di un impero crollato, senza ancora sapere che la ferita peggiore alla sua azienda non era il proiettile che aveva quasi ucciso suo figlio, ma il colpo invisibile inferto da due “ragazzi innamorati”.

Al gate, quando la voce metallica chiamò il loro volo per New York, Zeynep sentì il cuore battere come un tamburo irregolare. Non cercò la mano di Alihan, e lui non tese la sua: avevano superato il bisogno di gesti simbolici. La libertà l’avevano già comprata, pagando con il denaro di chi li aveva umiliati. Dentro la tasca di Alihan, un ultimo messaggio criptato comparve e scomparve: “Ultima transazione completata. 10 milioni di dollari. Codice Omega.” Con un gesto secco spezzò la SIM, poi quella di lei. “Addio passato,” mormorò, gettando i frammenti in un cestino. Le loro nuove identità li aspettavano oltre l’oceano: Sara e Michael Thompson, una coppia qualunque in prima classe, coccolata da un lusso ironicamente pagato con i soldi stessi della Argun Holdings. “Pensi che qualcuno ci cercherà?” chiese Zeynep, con un’ombra di ansia. “Forse sì,” rispose lui, “ma non ci troveranno. Vedranno solo due idioti romantici fuggiti per amore. È la storia che hanno sempre voluto: lasceranno che li consoli.”

Quando l’aereo si staccò dalla pista e Istanbul cominciò a rimpicciolirsi sotto di loro, la città brillava come un gioiello ignaro di essere stato appena svaligiato da due dei suoi figli più tormentati. Zeynep guardò giù un’ultima volta, sentendo dentro un miscuglio esplosivo di pace e vendetta. Pensò a Zerrin e alla sua spilla, a Zehra e ai suoi capricci, a Halit e alla sua arroganza morale, a Dundar abbandonato all’altare e a Cem lasciato al cancello del suo destino mancato. “Ce l’abbiamo fatta,” sussurrò. Alihan le prese la mano, stavolta senza più calcolo. “Non ho mai avuto dubbi,” rispose. Istanbul continuava a vivere, respirare, giudicare e soffrire, ma loro ormai appartenevano a un altro mondo: 10 milioni di dollari, nuove identità, un segreto perfetto cucito addosso come una seconda pelle. E mentre lui le chiedeva: “Sara Thompson, come ti senti?”, lei sorrise al buio del finestrino. “Michael Thompson, mi sento finalmente libera.”