Forbidden Fruit, puntate turche: Alihan salva Zeynep da un tentato abuso di Dundar

Nella scintillante e contraddittoria Istanbul, città dove il moderno sfiora l’antico e dove i grattacieli gettano ombre lunghe sulle strade dei bazar, si consuma uno degli episodi più intensi e sconvolgenti di Forbidden Fruit. Una storia che parla di amore, ossessione e vendetta, ma soprattutto della fragilità umana di fronte al potere e al desiderio malato di possedere ciò che non si può realmente avere. Al centro di questo vortice emotivo c’è Zeynep, la protagonista dal cuore puro, pronta a lasciarsi alle spalle un amore impossibile con Alihan per ricominciare da capo in America. Ma i passi che la conducono verso le porte scorrevoli dell’aeroporto sono spiati da occhi colmi di un rancore antico. Dundar, l’uomo che lei ha abbandonato sull’altare, vede nella fuga della sua promessa sposa non solo una delusione sentimentale, ma un affronto personale imperdonabile. Quando la verità del suo addio giunge alle sue orecchie, qualcosa si frantuma definitivamente in lui: il bravo ragazzo svanisce, lasciando spazio a un’ombra pericolosa.

Il rapimento di Zeynep è l’atto che segna il punto di non ritorno nella serie. Con un ordine secco, sussurrato con inquietante freddezza, Dundar manda i suoi uomini a “riprenderla”. La giovane viene intercettata prima di poter salire sull’aereo, narcotizzata e condotta in una villa isolata, un luogo che un tempo ospitava giochi infantili ma che ora diventa una prigione dorata. Quando Zeynep si risveglia, il panico la assale: finestre chiuse, nessun campo sul telefono, nessuna via di fuga. Ed è in quel silenzio irreale che Dundar appare, elegante nell’abito scuro, ma con un’espressione contratta che tradisce un’instabilità crescente. Le impone un matrimonio improvvisato, minacciando la vita della madre Asuman e di Alihan. Mostra video, tracce, pedinamenti: Zeynep capisce di essere completamente in suo potere. La cerimonia si svolge fra candele, petali e officianti compiacenti, ma ciò che dovrebbe essere un giuramento d’amore diventa l’eco tragico di un sopruso. Il “sì” di Zeynep non è un consenso, ma un grido soffocato di sopravvivenza.

L’incubo raggiunge il culmine quando Dundar la conduce nella stanza da letto preparata per la “prima notte”. Una scena costruita come una trappola romantica: lenzuola di seta, profumi intensi, luci soffuse. Tutto sembra fatto per celebrare un’unione, ma la verità è molto più oscura. Zeynep, lucida nonostante il terrore, capisce di dover guadagnare tempo. Finge calma, cerca di parlare alla parte umana dell’uomo che un tempo le aveva sorriso con dolcezza. Ma ogni gesto di Dundar è invadente, incontrollabile, segnato da un amore distorto che rivela il suo vero volto: non più affetto, ma possesso totale. Chiede di potersi ritirare un attimo in bagno. Lì, mentre il suo stesso riflesso sembra quello di un’estranea, trova il primo spiraglio per reagire. Afferra un flacone di sapone liquido, lo nasconde fra le pieghe dell’abito e torna in camera con un sorriso tremante. Quando Dundar si avvicina, lei spruzza il sapone nei suoi occhi con uno scatto fulmineo e fugge nei corridoi bui della villa, trasformata in un labirinto di porte chiuse e finestre sbarrate. La corsa disperata di Zeynep è una scena che resta impressa: abito bianco che striscia a terra, fiato corto, mani incerte che cercano un’uscita verso la vita.

Intanto, lontano dalla villa, Alihan sente che qualcosa non torna. Il silenzio di Zeynep, l’agitazione di Asuman, i sospetti di Emir: tutto conduce a un’unica, terribile conclusione. Quando Asuman crolla e rivela la verità, Alihan esplode in una corsa contro il tempo. Contatta il padre di Dundar, uomo potente ma non cieco di fronte ai segnali. “C’è una villa che non usiamo più…”, sussurra con voce grave. È il primo indizio concreto. Insieme raggiungono il luogo mentre Zeynep continua a nascondersi, a correre, a lottare contro l’incubo. Quando arriva finalmente alla porta d’ingresso, si blocca: davanti a lei compare di nuovo Dundar, furioso, gli occhi arrossati dal sapone e dall’odio. È una caccia. Sale le scale, rompe oggetti, cerca di ghermirla mentre lei tenta l’ultima resistenza colpendo un vaso contro di lui. Ma proprio quando tutto sembra perduto, le ruote dell’auto di Alihan stridevano sull’asfalto annunciano la svolta. Alihan sfonda la porta, corre attraverso i corridoi e la trova. L’abbraccio che segue è uno dei momenti più intensi della serie: due amanti distrutti che si ritrovano in mezzo al caos.

Il salvataggio è drammatico e concitato. Dundar appare un’ultima volta, deciso a riprendersi ciò che considera suo. Ma questa volta trova non solo Alihan a sbarrargli il cammino, ma anche suo padre, devastato nel vedere fino a dove è arrivata la follia del figlio. Lo scontro è fisico, brutale, istintivo: Alihan, spinto da una rabbia accumulata per troppo tempo, si scaglia su di lui. I domestici chiamano la polizia, le sirene squarciano la notte e infine tutto termina. Dundar viene ammanettato, svuotato, non più un predatore ma un giovane uomo consumato dalla propria ossessione. Zeynep respira per la prima volta da ore. Alihan la avvolge in una coperta, Asuman la stringe in un abbraccio disperato, ma il trauma resta inciso nella sua anima. E mentre sembra che la tempesta sia finalmente passata, un’ultima ombra appare all’orizzonte: Mustafa, l’ex marito di Asuman, appena uscito di prigione, osserva da lontano la casa. Ciò che cerca non è redenzione, ma controllo. E con il suo ritorno, si apre un nuovo capitolo di minacce e vendette. Perché in Forbidden Fruit nulla finisce davvero, e ogni salvezza è solo l’inizio di un’altra battaglia.