A testa alta 2 non si farà, Mizio Curcio “Per Sabrina Ferilli in arrivo una nuova serie Scescilia

La notizia è ufficiale e, per molti spettatori, anche dolorosa: A testa alta 2 non si farà. La serie con Sabrina Ferilli, che ha tenuto incollati allo schermo milioni di italiani, si conclude definitivamente con la puntata finale in onda stasera. A confermarlo è lo sceneggiatore Mizio Curcio, che in un’intervista ha spiegato come la storia sia stata concepita fin dall’inizio come un racconto autoconclusivo. Nessun finale aperto, nessun mistero lasciato in sospeso: il colpevole verrà svelato, i nodi verranno al pettine e il viaggio della preside Virginia Iezzi arriverà alla sua naturale conclusione. Una scelta narrativa precisa, che punta più all’impatto emotivo e sociale che alla serialità a tutti i costi. Eppure, come ammette lo stesso Curcio, nel mondo della fiction “mai dire mai”.

L’ultima puntata promette di essere carica di tensione e rivelazioni. Tutto ciò che il pubblico ha atteso per settimane troverà finalmente risposta: scopriremo chi ha realizzato il video, come si risolverà il rapporto tra Rocco e Nina e quale verità si nasconde dietro la macchina del fango che ha travolto Virginia. Il finale non è pensato come una semplice soluzione di un giallo, ma come un momento di resa dei conti emotiva e morale. A testa alta non racconta solo una storia, ma una ferita collettiva: quella della gogna mediatica, del giudizio sommario, della violenza esercitata attraverso uno schermo. Il cerchio si chiude, sì, ma lascia nello spettatore una domanda scomoda: quanto siamo responsabili di ciò che condividiamo, commentiamo, condanniamo?

La serie trae ispirazione da una vicenda reale che ha profondamente segnato l’opinione pubblica italiana, quella di Tiziana Cantone. Da lì nasce la riflessione di Curcio sugli effetti devastanti del revenge porn e sulla capacità distruttiva della cosiddetta “macchina del fango”. Attraverso il personaggio di Virginia Iezzi, preside stimata e improvvisamente trasformata in bersaglio mediatico, vediamo come un fatto privato possa diventare un pretesto per demolire una carriera, una reputazione, un’intera vita. Da “preside dell’anno” a “preside della vergogna”: una frase che racchiude l’essenza della serie e che mostra quanto sottile sia il confine tra rispetto e condanna. La scelta di ambientare la storia in una scuola non è casuale: l’istituzione scolastica diventa una cassa di risonanza, un microcosmo in cui il giudizio si amplifica e colpisce con ancora più forza, soprattutto quando in gioco ci sono giovani, figli, famiglie.

Il titolo A testa alta ha un doppio significato, fortemente simbolico. Da un lato è un invito a non abbassare lo sguardo davanti alla vergogna imposta dagli altri, a non farsi travolgere dallo tsunami mediatico. Dall’altro è un richiamo diretto ai ragazzi, spesso chini sui telefoni, immersi in un mondo digitale che può diventare crudele. “Alzate la testa, guardatevi in faccia, provate emozioni”, è il messaggio che attraversa tutta la serie. E forse è proprio questo ad aver decretato il suo successo inatteso tra il pubblico più giovane. I dati di ascolto parlano chiaro: oltre il 25% di share e risultati sorprendenti nella fascia 15–34 anni. Un segnale forte, che dimostra come i temi sociali, se raccontati con autenticità, possano arrivare a tutte le generazioni.

E mentre A testa alta si prepara a salutare il pubblico, una nuova porta si apre per Sabrina Ferilli. Mizio Curcio ha infatti annunciato che è già in lavorazione una nuova fiction che vedrà ancora una volta l’attrice protagonista. Non si tratterà di una seconda stagione, ma di una nuova avventura, un nuovo tema sociale da affrontare con lo stesso coraggio. Sono già iniziati i primi brainstorming, c’è stata una prima riunione, e l’intesa creativa tra sceneggiatore e attrice sembra più forte che mai. Ferilli, descritta come onnipresente e profondamente coinvolta nel progetto, ama essere portatrice di storie che lasciano il segno. E se A testa alta ci ha insegnato qualcosa, è che la televisione può ancora essere uno strumento potente per raccontare la realtà, far riflettere e, forse, aiutare a tenere la testa alta anche quando tutto sembra volerci piegare.