CURRO scopre chi ha sabotato il suo cavallo in un modo che nessuno avrebbe mai immaginato
L’alba si leva lenta su La Promessa, come se persino il sole esitasse a illuminare un luogo ormai contaminato dalla paura. La violenta caduta di Curro da cavallo, avvenuta durante quello che doveva essere un semplice picnic, non è più solo un incidente da archiviare con un sospiro di sollievo. È una ferita aperta, un’ombra che si allunga sui corridoi del palazzo e sugli sguardi bassi dei domestici. Curro, ancora segnato nel corpo e nello spirito, sente che il pericolo non è passato. Anzi, è appena cominciato. Il ricordo di sua sorella Jana, morta in circostanze mai del tutto chiarite, torna a tormentarlo come un presagio sinistro. Qualcuno ha cercato di ucciderlo, e se resterà immobile, se fingerà di non aver capito, la prossima volta potrebbe non esserci scampo.
È nella quiete forzata della sua stanza che Curro prende la decisione più rischiosa della sua vita. Fingere un peggioramento improvviso, mostrarsi debole, indifeso, vulnerabile. Una preda perfetta. Pia è l’unica a cui rivela la verità: la sella del cavallo era stata sabotata, le cinghie tagliate con precisione. Non un errore, non una fatalità, ma un attentato. E soprattutto, Curro dice di sapere chi è stato. Il nome che pronuncia cade come un macigno, ma non basta una certezza personale per affrontare un uomo potente. Servono prove. Serve che il colpevole si tradisca da solo. Così Curro accetta l’umiliazione, torna al lavoro nonostante il dolore, lasciando che Lorenzo lo schiacci con il suo disprezzo. Ogni passo nei corridoi, ogni secchio sollevato con fatica, è parte di una strategia lucida e pericolosa.
Quando Curro finge di svenire, il palazzo trattiene il respiro. Il suo corpo a terra, il volto pallido, il respiro appena percettibile: per un attimo anche Pia teme di aver spinto il ragazzo troppo oltre. Il medico parla di febbre, di spossatezza, di un corpo che ha bisogno di riposo assoluto. Ma sotto quelle lenzuola Curro non dorme. Ascolta. Aspetta. Sa che la notte porterà risposte. E infatti, quando il palazzo sprofonda nel silenzio più profondo, qualcosa si muove nell’ombra. Passi leggeri, una candela, un cassetto aperto. Un revolver. Tutti gli indizi convergono verso un’unica verità: qualcuno è pronto a finire ciò che aveva iniziato. Quella stanza diventa il centro di un gioco mortale, dove ogni secondo separa la vita dalla morte.
Alle tre in punto, la maniglia gira lentamente. Una figura oscura entra, si avvicina al letto, solleva l’arma e la punta dritta al petto di Curro. Il tempo sembra fermarsi. Poi la luce si accende all’improvviso. La voce di Alonso, dura e furiosa, spezza il silenzio. Accanto a lui c’è Burdina, pronto a intervenire. L’assassina viene smascherata nel modo più scioccante possibile: è Leocadia. La donna che si muoveva tra quelle mura con sicurezza e controllo crolla sotto il peso della verità. Alonso la affronta senza esitazione, accusandola non solo del tentato omicidio, ma anche del sabotaggio della sella. Tutto torna. Tutto combacia. Non c’è più spazio per le menzogne. Le guardie la portano via mentre il palazzo assiste, attonito, alla caduta di una delle sue figure più temute.
Nel silenzio che segue, nulla è più come prima. Curro si solleva lentamente dal letto, ancora debole, ma finalmente libero da quel peso invisibile che lo stava soffocando. Per la prima volta non è solo. Alonso lo guarda con un misto di rabbia, dolore e rimorso: avrebbe dovuto proteggerlo prima, credergli, ascoltarlo. Nei corridoi, gli sguardi parlano chiaro. Petra resta immobile, Lorenzo si ritira nell’ombra, consapevole che la rete di menzogne sta crollando. La giustizia, almeno per una notte, ha vinto. Ma La Promessa insegna che ogni verità porta con sé nuove conseguenze. Leocadia è stata smascherata, sì, ma il palazzo è pieno di segreti, complicità e silenzi. E mentre Curro respira finalmente senza paura, una domanda resta sospesa nell’aria: questa vittoria segnerà davvero la fine dell’incubo, o è solo l’inizio di una resa dei conti ancora più feroce?