IO SONO FARAH – Ep.51: Ali Galip muore… farah fa una scelta dura e per lui e finita

Il viaggio verso l’Iran si interrompe bruscamente quando il corpo di Kerim cede all’improvviso. Il respiro corto, le gambe che non lo reggono più, il buio che cala davanti ai suoi occhi: è in quell’istante che Benham capisce che nulla è più importante della vita di suo figlio. Ordina di tornare indietro senza esitazioni, lasciando alle spalle ogni progetto. Nello stesso momento, Farah esce dall’edificio sorretta dalle sue amiche, ferita nel corpo e nell’anima. Ogni passo è una fitta, ma la paura più grande è una sola: non arrivare in tempo da Kerim. Il presente però si spezza e lascia spazio a un’aula di tribunale carica di tensione, dove Tahir urla, si dispera, implora di non essere lasciato. Farah lo ascolta da lontano, immobile, scegliendo il silenzio come unica difesa. Quando se ne va senza voltarsi, quel gesto sancisce una rottura definitiva: non è solo un addio a un marito, ma a una vita intera.

Nel corridoio del tribunale, Farah incrocia Benham. Il suo corpo si muove verso di lui prima ancora che la mente lo decida. Tahir viene portato via tra le urla, promettendo che tornerà, ma Farah non reagisce. Benham le prende la mano, la riporta alla realtà, mentre fuori il destino di Tahir prende una piega imprevista. Durante il trasferimento verso il carcere, un furgone rosso piomba sull’auto della polizia: l’incidente è violento, studiato, letale. Tahir sopravvive, ma è libero di nuovo. I suoi uomini lo aspettano, pronti con documenti falsi e passaporti. Nella sua mente c’è una sola idea: riprendersi Farah e suo figlio. Intanto, ignaro di tutto, Benham torna a casa, dove la madre Lily lo affronta con parole cariche di odio e disprezzo. Per lei Farah è una macchia, un’onta da cancellare. Benham non alza la voce, ma difende una sola verità: Kerim ha bisogno di sua madre, e lui non permetterà che l’odio distrugga ancora una volta ciò che ama.

La fuga di Tahir culmina in una notte carica di presagi. Armato, entra nella villa di Benham e trova Farah in cucina. L’abbraccio che cerca è un’illusione: lei non ricambia, lo respinge, gli chiede di andarsene. Tahir insiste, mostra i passaporti, parla di una fuga insieme, ma Farah è irremovibile. Gli dice che è finita, che non lo ama più, che ha scelto un’altra vita. La tensione esplode quando Kerim appare nel cortile. Non indossa più protezioni, corre, ride, respira libero. È guarito. Tahir resta paralizzato, osserva il figlio chiamare “papà” Benham con naturalezza. È il colpo più duro. Farah gli spiega tutto: il trapianto, la terapia, il sacrificio di Benham. Poi arriva la verità finale: loro tre sono una famiglia felice. Le sirene della polizia si avvicinano, Tahir capisce di aver perso tutto. Lo sguardo che scambia con Farah è vuoto, definitivo. Viene arrestato di nuovo, questa volta senza possibilità di fuga.

Quando la casa sprofonda nel silenzio, Farah resta sola in una stanza che sembra una camera ma è una prigione. Benham le parla con calma glaciale, le ricorda che ogni lacrima ha un prezzo. Se piangerà per Tahir, le conseguenze saranno irreversibili. Poi se ne va, lasciandola chiusa dentro con i suoi pensieri. È lì che il passato torna a travolgerla. Il ricordo di Ali Galip riemerge con violenza: l’uomo che ha distrutto la sua vita, che ha soffocato Bade, che ha riso della giustizia. Quando Ali giace ferito a terra, con un pezzo di vetro conficcato nel petto, Farah si trova davanti a una scelta impossibile. Può salvarlo o lasciarlo morire. All’inizio ordina di chiamare l’ambulanza, ma quando Ali rivela di averle tolto tutto, di essere stato l’artefice della sua rovina, qualcosa si spezza per sempre.

Farah interrompe la chiamata, si inginocchia davanti a lui e compie l’atto che segnerà la sua vita. Estrae il vetro, osserva il sangue scorrere, non muove un dito per salvarlo. Ali muore davanti ai suoi occhi, mentre una telecamera registra ogni secondo. È il peccato che la condannerà, la macchia che nessuna scelta futura potrà cancellare. Nell’episodio 51 di Io sono Farah, la protagonista paga il prezzo più alto: perde la libertà, l’innocenza, e forse anche l’amore. Resta solo una donna che ha scelto di sopravvivere in un mondo dove la giustizia arriva sempre troppo tardi, e dove ogni decisione, anche la più necessaria, lascia una ferita che non smetterà mai di sanguinare.