LA FORZA DI UNA DONNA-Bahar sapeva che era l’ultima volta: lo bacia e lo lascia andare
Ci sono addii che non hanno bisogno di parole, perché parlano con il silenzio, con i respiri spezzati, con le mani che si stringono sapendo già che non basterà. Bahar lo capisce nel momento in cui si siede sul bordo del letto d’ospedale e guarda Sarp: l’uomo che ha amato, perso e ritrovato ora le sta scivolando via di nuovo, lentamente, senza clamore. Il suo corpo è piegato in avanti, come se il dolore fosse diventato improvvisamente troppo pesante da contenere. Piange in silenzio, un pianto stanco, consumato, che nasce dal cuore prima ancora che dagli occhi. Davanti a lei, Sarp è immobile, fragile, sospeso tra la vita e qualcosa che somiglia già all’addio. In quella stanza fredda, scandita solo dal suono dei macchinari, Bahar sente che il tempo non è più un alleato.
Le sue mani cercano quelle di Sarp con una forza disperata, come se lasciarle andare significasse perderlo per sempre. Le stringe, le accarezza, tenta di scaldarle, di far sentire la sua presenza, il suo amore, la sua ostinazione a non arrendersi. Poi, con un gesto lento e carico di significato, Bahar si stende accanto a lui sul letto d’ospedale, infrangendo ogni distanza. Avvicina il suo corpo al suo, cerca di sincronizzare i respiri, di dirgli senza parole che è lì, che non lo lascerà solo nemmeno adesso. In quell’abbraccio fragile e proibito, Bahar tenta l’impossibile: restituirgli vita con la sola forza dell’amore. Sa che potrebbe essere l’ultima volta, ma decide di viverla fino in fondo, senza risparmiarsi.
Chiude gli occhi e i ricordi tornano a colpirla come lame lente. I giorni felici, i sorrisi semplici, le promesse fatte senza immaginare che potessero finire così. Ogni memoria fa più male dell’altra, perché ricordare adesso significa soffrire due volte. Le mani di Sarp sono fredde, estranee, ma Bahar continua a stringerle, a carezzarle una dopo l’altra, come se quell’amore potesse ancora trattenerlo. Dentro quel contatto c’è una supplica muta: resta, non lasciarmi, non adesso. Il dolore fisico, le ferite, la stanchezza scompaiono; nulla conta più della paura di perderlo per sempre. Bahar sa che l’amore non sempre salva, ma continua a tenerlo stretto lo stesso, perché anche un gesto inutile può essere necessario quando si ama davvero.
Poi, lentamente, si solleva. Ogni movimento è una fatica immensa. Si siede sul bordo del letto, restando vicina, incapace di separarsi davvero. I suoi occhi non lo lasciano mai. È allora che Sarp, con le poche forze rimaste, solleva una mano. Il gesto è debole, incerto, ma carico di tutto ciò che non riesce più a dire. Le sue dita sfiorano il volto di Bahar, accarezzandole la guancia. È un tocco lieve, fragile, ma pieno d’amore. Un addio silenzioso. Bahar lo sa. Lo sente. Le lacrime scorrono senza che provi a fermarle. In quell’istante capisce che quei respiri sono gli ultimi. E qualcosa dentro di lei si spezza per sempre.
La scena si frantuma tra presente e visione. Bahar si ritrova distesa sulla terra fredda di un cimitero, le mani che affondano nel suolo come se potessero ancora trattenere Sarp. Poi torna in ospedale, cammina nel corridoio con la flebo al braccio, cercando di contenere il dolore, ma non ci riesce. Il grido le esplode dentro, il corpo cede, viene sorretta mentre il pianto prende tutto lo spazio. E infine il momento finale: Bahar accanto a Sarp, il suo respiro che si spegne, le dita che smettono di rispondere. Lei lo chiama, lo bacia, cerca di donargli il proprio respiro, come se l’amore potesse ancora riportarlo indietro. Ma la morte è già lì. Quando viene portata via dalla stanza, le sue grida restano sospese nel corridoio, insieme all’eco di un amore che non ha voluto lasciarlo andare. Bahar sapeva che era l’ultima volta. E proprio per questo, lo ha amato fino alla fine.