IO SONO FARAH ANTICIPAZIONI: ORHAN SI CONSEGNA E TRASCINA MEHMET NELL’INCUBO
A Istanbul il nome di Orhan continua a circolare come un’ombra che non si lascia afferrare. Basta pronunciarlo perché l’aria cambi, perché qualcuno abbassi la voce o distolga lo sguardo. Dopo l’agguato che ha quasi ucciso Mehmet, però, quell’ombra smette di essere soltanto un’ossessione e diventa una ferita aperta. Il colpo di pistola non gli lascia solo una cicatrice fisica, ma incrina per sempre la sua percezione della realtà. Mehmet non ragiona più per ipotesi: sa di essere stato preso di mira e sa chi c’era dietro. Orhan, vivo, vicino, protetto. Mentre tutti discutono se sia fuggito all’estero o se sia stato eliminato, Mehmet conserva una certezza che brucia come un veleno lento: quella sparizione non è casuale, è costruita. Nessuna traccia, nessuna prova, solo voci che si contraddicono e piste che si spengono prima di diventare concrete.
Col passare delle settimane, la caccia si trasforma in qualcosa di più cupo. Mehmet capisce che non sta inseguendo un uomo in fuga, ma un sistema che lo rende invisibile. Ogni segnalazione è troppo precisa per essere vera, ogni indizio arriva sempre un passo prima o un passo dopo. È come se Orhan sapesse già dove lui andrà a cercarlo. La frustrazione si accumula, diventa rabbia silenziosa, e proprio in quel vuoto emotivo la memoria di Mehmet comincia a restituirgli frammenti che aveva rimosso. Non solo la notte dell’agguato, ma un dettaglio che cambia tutto: l’esistenza di un fratello, Tahir. Da quel momento Orhan non è più soltanto il suo nemico, ma il filo che tiene nascosta una parte fondamentale della sua identità. E ogni strada percorsa lo riporta sempre allo stesso punto: Perian, la figura più solida della sua vita, improvvisamente attraversata da silenzi e mezze frasi che non tornano.
Il sospetto diventa certezza quando Perian si presenta in commissariato senza essere convocata. Il suo atteggiamento è quello di una donna preoccupata, ma per Mehmet è una maschera che scivola. Gli porta un avvertimento mirato, gli dice di non fidarsi di Ilias, senza sapere che proprio Mehmet lo ha già arrestato tempo prima. È una crepa irreversibile. Da quel giorno Mehmet filtra ogni parola, ogni gesto, ogni silenzio. E proprio mentre prende forma l’ipotesi più cupa – Orhan forse è già morto – la realtà lo colpisce senza preavviso. Nel mezzo della routine quotidiana del commissariato, Orhan appare. Vivo, intatto, calmo. Non scappa, non chiede aiuto. Si consegna. Lo sguardo fisso su Mehmet dice tutto: ha scelto lui il momento, il luogo, l’impatto. Le manette scattano, ma non c’è sollievo, solo l’inizio di un incubo più profondo.
Nella sala interrogatori Orhan si comporta come se fosse ancora lui a dettare le regole. Non mostra paura, non cerca giustificazioni. Usa la calma come un’arma, misura le parole, allude senza concedere nulla di concreto. Ammette implicitamente l’agguato, ma non per difendersi: per colpire. Ogni frase è studiata per far perdere il controllo a Mehmet, per riportarlo a quella notte, al dolore, al tradimento. Quando il discorso tocca Ilias, Orhan parla con naturalezza, come di un vecchio conoscente. Ma quando emerge il nome di Perian, rallenta, pesa le parole, lascia intendere che lì si nasconde qualcosa di più grande. Fuori dalla stanza la notizia della consegna si diffonde in fretta, portando con sé inquietudine. Nessuno crede che Orhan abbia rinunciato alla fuga senza un motivo preciso.
La verità, infatti, è che Orhan non si è consegnato per arrendersi, ma per spostare gli equilibri. Mehmet lo capisce subito. Non ha ottenuto confessioni, non ha prove definitive, ma ha visto la paura negli occhi di Perian, una paura diversa, trattenuta, carica di colpa. Orhan porta dentro il commissariato una rete fatta di silenzi, complicità e segreti che non vuole più portare da solo. Il suo arresto non chiude il caso, lo apre. Ogni parola non detta pesa più di una confessione, ogni sguardo diventa una presa di posizione. Mehmet sa che lo scontro vero deve ancora arrivare: non sarà solo contro Orhan, ma contro tutto ciò che lo ha protetto. E quando Orhan deciderà di parlare davvero, non lo farà per salvarsi, ma per trascinare tutti dentro il suo abisso. In quel momento, Istanbul scoprirà che la resa di Orhan è solo l’inizio di un incubo molto più grande.