forbidden fruit episodio 140:veleno e sangue :Erim al centro di una trappola- Sahika incastra Yildiz
Veleno e sangue scorrono nel cuore dell’episodio 140 di Forbidden Fruit, dove ogni gesto è calcolato e ogni parola è un’arma. Al centro della tempesta c’è Erim, fragile pedina in una partita di potere che lo supera. Sahika non si limita più a manipolare nell’ombra: orchestra. Decide che il ragazzo deve essere lucido, reattivo, capace di provare rabbia nel momento esatto in cui rivedrà Ender. Le pillole che lo tenevano sedato non servono più. Ora occorre una reazione netta, uno shock che lasci il segno. Yiğit esegue, senza fare domande. Nella villa tutto appare normale – un’uscita, un cinema, una giornata qualsiasi – ma sotto la superficie si prepara un colpo studiato al millimetro.
Il teatro della crudeltà è il cimitero. Erim viene condotto davanti a una lapide con inciso il nome di Ender, come se fosse morta davvero. Per mesi il ragazzo è tornato lì a cercare un segno, una risposta. Ora trova solo pietra e silenzio. Quando Ender si presenta viva davanti a lui, la ferita esplode. Non ascolta spiegazioni, non vuole giustificazioni: si sente tradito due volte. Prima dall’assenza, poi dalla menzogna scolpita nel marmo. La rabbia diventa l’unico appiglio per non crollare. Sahika ha ottenuto ciò che voleva: un figlio che respinge la madre, convinto che il suo ritorno sia solo l’ennesima mossa in una guerra di adulti. Ender capisce che la distanza costruita giorno dopo giorno non si colma con una sola verità.
Ma il piano non finisce lì. In villa si prepara un’altra trappola, più silenziosa e ancora più pericolosa. Un prelievo di sangue organizzato come un’operazione clandestina: tende chiuse, un “amico” presentato come tecnico, Erim fatto sdraiare senza troppi dettagli. L’obiettivo è verificare un sospetto terribile: qualcuno potrebbe averlo intossicato. Yiğit riesce a portare via il campione verso un laboratorio esterno, unico frammento di verità che prova a emergere in mezzo al caos. E proprio mentre il sangue di Erim sta per parlare, Halit entra in scena con la furia di chi si sente tradito in casa propria. Scopre l’estraneo accanto al figlio e vede solo un affronto, non un tentativo di salvezza.
Sahika coglie l’attimo. Non difende Erim, non si concentra sul possibile avvelenamento: indirizza la rabbia di Halit verso Yildiz. La trasforma nella colpevole perfetta, la madre irresponsabile che ha permesso a uno sconosciuto di “pungere” il ragazzo senza autorizzazione. Halit, già infiammato da altre tensioni e accuse di denaro sparito, esplode. Urla, minaccia, caccia. Yildiz prova a spiegare che quel gesto era un tentativo disperato di proteggere Erim, ma la verità non interessa a nessuno quando serve un capro espiatorio. Il primo riscontro dal laboratorio parla chiaro: nel sangue del ragazzo ci sono sostanze chimiche in quantità anomale. È un segnale gravissimo. Eppure Halit continua a vedere solo disordine e umiliazione, non il pericolo reale che incombe su suo figlio.
Fuori dalla villa, Ender e Caner osservano il disegno che si compone pezzo dopo pezzo. Se Yildiz verrà cacciata, Erim resterà solo nelle mani di chi lo manipola. Sahika rimarrà intoccabile, pulita, mentre gli altri si distruggeranno a vicenda. Caner propone la fuga, la soluzione più semplice: sparire prima che Halit li schiacci. Ma Ender rifiuta. Andarsene ora significherebbe consegnare definitivamente Erim al suo carnefice invisibile. Dentro quella casa non stanno cercando la verità, stanno cercando un colpevole. E Sahika ha già deciso chi deve pagare. La domanda che resta sospesa è una sola: quando il sangue di Erim diventerà una prova impossibile da ignorare, chi avrà il coraggio di guardare in faccia il veleno che serpeggia nella villa? Perché la guerra è appena iniziata, e questa volta non risparmierà nessuno.