il dramma di Kerim e la trappola di Behnam Azadi. Tahir esce di prigione ma trova Farah prigioniera di un amore maledetto!

Il ricatto del sangue e della speranza

“Io sono Farah”, il dramma di Kerim e la trappola di Behnam Azadi: Tahir esce di prigione ma trova Farah prigioniera di un amore maledetto!

Un trapianto di midollo osseo doveva essere la fine di un incubo per il piccolo Kerim, ma è diventato l’inizio di una schiavitù psicologica per sua madre. Il donatore è Behnam Azadi, il padre biologico, un uomo che non fa nulla per altruismo. Mentre Kerim finalmente guarisce e torna a giocare, Farah si ritrova isolata dal mondo, rinchiusa in una villa dorata che ha tutto il sapore di una prigione. Behnam non ha solo salvato il figlio; ha rapito l’anima di Farah, minacciando di morte chiunque osi avvicinarsi.

Tahir, appena riconquistata la libertà dopo l’ingiusta detenzione, correrà verso quella villa con il cuore in gola, pronto a tutto pur di riprendersi la sua donna. Ma ad attenderlo troverà una realtà distorta e brutale. Farah, per proteggere Tahir dalla furia omicida di Behnam, reciterà la parte più difficile della sua vita: fingerà di aver riscoperto l’amore per il padre di suo figlio e lo caccerà via con parole intrise di veleno. Il momento in cui Tahir vede Kerim sorridere tra le braccia di Behnam è una pugnalata che lo lascerà schiantato dal dolore. Il sacrificio di Farah raggiungerà l’apice quando, con le lacrime agli occhi, chiamerà la polizia per far arrestare nuovamente Tahir, consegnandosi definitivamente nelle mani del suo aguzzino. Fino a che punto può spingersi il cuore di una madre?