Un Posto al sole: Alex Zanardi, il suo coraggio aveva fatto cantare anche Guccini: il vero significato di Ti insegnerò a volare con Roberto Vecchioni
Alex Zanardi, il suo coraggio aveva fatto cantare anche Guccini: il vero significato di Ti insegnerò a volare con Roberto Vecchioni

Martina Dessì
Music Specialist
Ascolto, scrivo, a volte recensisco, smonto classifiche: la musica è il mio primo amore.
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Oggi che Alex Zanardi è morto, rileggiamo il testo di Ti insegnerò a volare e ci fermiamo a metà. Non perché sia particolarmente difficile da seguire – Roberto Vecchioni non scrive per complicare la vita a nessuno – ma perché certe parole, nel giorno della sua scomparsa, hanno un significato diverso.
Alex Zanardi, l’ultima dedica di Roberto Vecchioni
La canzone apre L’infinito, l’album del 2018 di Roberto Vecchioni, ed è una di quelle tracce che il Professore aveva costruito attorno a una storia vera, già sapendo che sarebbe stata più potente di qualsiasi invenzione. La storia è quella di un uomo che nel 2001, al Lausitzring, perde entrambe le gambe in un incidente di Formula 1, sopravvive a sette arresti cardiaci e sedici interventi, e poi – con una faccia tosta che rasenta l’assurdo – decide che la cosa più logica da fare è diventare campione paralimpico. Quattro ori olimpici tra Londra e Rio. Uno di quegli archi narrativi che, se li leggi su un romanzo, pensi che l’autore abbia esagerato.
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Vecchioni quella storia la sentiva sua. Tanto da scriverci su una canzone ispirandosi a Itaca di Kavafis, la poesia dove il viaggio conta più della destinazione, dove le avventure per strada sono il punto, non gli ostacoli. Solo che al posto di Ulisse c’è Alex, e al posto del mare c’è una handbike. E invece di Penelope ad aspettarlo c’ha una medaglia d’oro, che francamente è meno romantica ma decisamente più soddisfacente.
Guccini canta Ti insegnerò a volare
Roberto Vecchioni voleva Guccini. Non una collaborazione qualsiasi, voleva proprio lui, il vecchio burbero di Pavana che da anni sosteneva di essersi ritirato dalla musica. “Ho scritto la canzone sperando che accettasse di cantarla con me”, aveva raccontato al Corriere della Sera. Dopo un’ora di ascolto, Guccini lo ha abbracciato.
Oggi, 2 maggio 2026, Alex Zanardi è morto a 59 anni. Se n’è andato il primo maggio, circondato dalla sua famiglia, dopo quasi sei anni di ricovero seguiti al secondo terribile incidente del 2020 a Pienza, quando la sua handbike è finita contro un tir durante la staffetta Obiettivo tricolore. Un’uscita di scena che ha il retrogusto amaro delle storie che finiscono troppo presto, anche quando sono già durate un’eternità.
“Se non può correre, imparerà a volare”, scriveva Vecchioni. E Zanardi aveva dimostrato di saper volare benissimo, meglio di chiunque altro. Il problema, forse l’unico, è che volare stanca anche gli eroi. Anche quelli che sembravano fatti di un materiale diverso dal nostro.
Quella canzone adesso ha un significato diverso. È diventata un omaggio postumo, potremmo definirla quasi un documento. Di certo è la prova in musica che qualcuno aveva visto in Zanardi qualcosa di permanente che potesse sopravvivere al tempo e agli incidenti. Vecchioni e Guccini avevano già capito tutto anni fa, quando ancora sembrava una storia a lieto fine. Ma avevano ragione: Alex Zanardi rimarrà in volo ancora a lungo.
Il testo di Ti insegnerò a volare
Ecco il primo verso, e l’inciso, di Ti insegnerò a volare:
La stanza ad Indianapolis
È buia ma ricordo
Ricordo il tuono e il pubblico
E un universo sordo
Poi che mi vien da ridere
E faccio per alzarmi
Che oggi devo correre
E sto facendo tardi
Poi che mi guardo e vedo ma
Ci son le stelle fuori
E un mare di colori
E se non potrò correre
E nemmeno camminare
Imparerò a volare
Imparerò a volare