MANUEL trova la lettera e scopre il terribile segreto nascosto di CRUZ nella stanza segreta
Il ritorno di Manuel e Giana dalla luna di miele alla tenuta sembrava dipingersi come un momento di gioia e serenità. La carrozza che avanzava lenta sul sentiero sterrato, il sorriso commosso di Alonso pronto ad abbracciare il figlio e la nuora, persino l’aria calda e luminosa del mattino: tutto suggeriva un inizio promettente. Ma il gelo nello sguardo di Cruz tradì subito la fragilità di quella felicità. Alla freddezza glaciale della marchesa si aggiunse il senso di estraneità che Giana provò, un’ombra che aleggiava come un presagio. Le parole sussurrate nella stanza coniugale rivelarono la paura più grande di Giana: vivere sotto lo stesso tetto con Cruz avrebbe distrutto il loro matrimonio. La proposta di lasciare la tenuta incendiò l’orgoglio della marchesa, che ascoltò di nascosto quelle confidenze e, furente, corse da Alonso per pretendere che impedisse al figlio di allontanarsi. Ma per la prima volta il marchese si oppose con decisione, denunciando le manipolazioni di Cruz e mettendola davanti a una verità amara: se Manuel se ne fosse andato, la colpa sarebbe stata solo della sua ossessiva sete di controllo.
Umiliata e furiosa, Cruz lasciò la stanza con il cuore in tempesta. Ma la vera svolta doveva ancora arrivare. Quella notte, mentre la villa giaceva immersa in un silenzio irreale, Manuel, incapace di dormire, si lasciò guidare dall’insonnia verso la grande libreria del salone. Scorrendo i dorsi dei volumi, le sue dita si fermarono su un libro antico, logoro dal tempo. Tra le pagine consumate scoprì un testo misteriosamente censurato, con parole nascoste da fitte righe d’inchiostro. Eppure alcuni frammenti erano ancora leggibili: “passaggio segreto”, “entrata dall’ala ovest”, “chiave nascosta”. Quelle parole scossero il giovane nel profondo. Le vecchie leggende sui corridoi nascosti del palazzo, che da bambino aveva ascoltato dai domestici, si trasformarono d’un tratto in realtà. Con la lampada tremolante in mano, Manuel decise di seguire le tracce, spinto da una curiosità che era già presagio di rovina.
Il cammino lo condusse fino a una parete apparentemente ordinaria, ma con una fessura rivelatrice. Con pazienza, le sue dita scoprirono il meccanismo celato: un click secco e la porta segreta si spalancò, rivelando l’oscurità di un passaggio sotterraneo. La discesa fu un viaggio nel cuore della tenebra: scale scricchiolanti, ombre che parevano spettri, gocciolii che rompevano un silenzio soffocante. Alla fine, una porta massiccia lo attendeva, chiusa da un chiavistello arrugginito. La chiave nascosta cadde da una pietra allentata, quasi fosse stata lì ad aspettarlo da sempre. L’odore che si sprigionò quando Manuel aprì la serratura fu un colpo violento: un fetore nauseabondo di decomposizione e muffa. La lampada illuminò una stanza che sembrava uscita da un incubo, le pareti macchiate, un tavolo logoro e soprattutto una cassa spalancata. Dentro giacevano resti umani, ossa sparse, brandelli di tessuti marcescenti, reliquie di una tragedia dimenticata.
Il terrore si mescolò al disgusto, ma ciò che fece vacillare Manuel fu il dettaglio nascosto tra le ossa: un antico collier d’argento annerito e, accanto, un foglio ingiallito dal tempo. Con mani tremanti lo raccolse e lo aprì. La calligrafia era inequivocabile: quella di Cruz, sua madre. Le parole, corrose dal tempo, rivelavano una confessione glaciale: “Ho fatto ciò che era necessario, tutto per proteggere la nostra famiglia.” In quel momento la realtà precipitò addosso a Manuel come una frana. Non era più una leggenda, né un sospetto: era la prova concreta che sua madre aveva nascosto crimini indicibili e li aveva giustificati come atti d’amore. Rabbia, dolore e incredulità lo travolsero. Proteggere la famiglia? Quel che aveva davanti agli occhi era solo putrefazione, sangue e segreti sepolti, un’eredità maledetta che nessuna giustificazione poteva lavare. Stringendo il foglio con furia, comprese che la verità non poteva restare nell’ombra.
Richiuso il documento e riposto al suo posto, Manuel uscì dal passaggio segreto con passo deciso. Ogni gesto, dal richiudere la porta alla sistemazione della pietra, era impregnato di una nuova risolutezza. Non era più il figlio esitante diviso tra amore e lealtà: ora era un uomo che portava dentro di sé la certezza di un compito inevitabile. La lampada stretta nella mano, il respiro ancora pesante, salì lentamente la scalinata, ma nel cuore ardeva una fiamma implacabile. La verità non sarebbe rimasta sepolta. Il pensiero lo ferì come una lama, ma allo stesso tempo gli diede forza: avrebbe affrontato sua madre, non importava il costo. Giunto nel salone, con lo sguardo duro e implacabile, pronunciò tra sé parole che suonarono come una condanna: “Questa volta non ti salverai, madre. Non da me, non dalla verità.” Con quel giuramento silenzioso, il destino della famiglia Luyan era ormai segnato, e nessuno, nemmeno la potente Cruz, avrebbe potuto fermare la tempesta che stava per abbattersi sulla Promessa.