FORBIDDEN FRUIT – Zerrin smaschera Ender durante la cena e la fa finire in prigione con due segreti

FORBIDDEN FRUIT – Zerrin smaschera Ender durante la cena e la fa finire in prigione con due segreti

Nelle prossime puntate di Forbidden Fruit, la verità non bussa: irrompe in salotto, apparecchia il tavolo e fa tintinnare i bicchieri. Ender, convinta di essere un passo avanti a tutti, orchestra una cena “di riconciliazione” con il sorriso di chi nasconde una lama nel tovagliolo. L’obiettivo è Zerrin: farla sedere, addolcirla con parole scelte e poi incastrarla, spingendola a sputare il rospo su Alihan, sul suo passato con Halit e su quelle pastiglie che lui prende come se fossero caramelle innocue. Ma Zerrin non è la preda di nessuno. Si presenta impeccabile, uno sguardo che misura gli angoli della stanza, un profumo di guerra fredda sul collo. Ender parla di famiglia, di unità, di pace necessaria, e intanto tesse la tela: “Sai, Zerrin, certe fragilità vanno protette. Alihan non supererà mai Halit se non affronta le sue… dipendenze.” Un brindisi, un sorriso, una trappola. Zerrin la guarda, posa il calice e smonta la scena con la precisione di una chirurga: “Dipendenze? O le tue proiezioni?” Poi scandisce i fatti, mostra messaggi, ricostruisce telefonate, cita orari. Svela che quella cena è una messinscena, che Ender ha provato a manipolarla per piegarla al suo gioco. E quando i commensali trattengono il fiato, Zerrin dà il colpo di grazia: chiama in causa due segreti che Ender nasconde da settimane, due spine che nessuno doveva toccare. La sala si fa piccola, le pareti più strette, e la regina perde la corona davanti a tutti.

Il primo segreto è un’ombra passata per amore e arrivata come ricatto: un contatto con figure poco raccomandabili per ottenere informazioni su Halit, una mossa sporca che ora ritorna come una prova. Zerrin mette sul tavolo nomi, date, un pagamento tracciato: Ender ha commissionato indagini illegali per trovare il punto debole di Halit e manovrarlo nella guerra patrimoniale. Il secondo segreto è più intimo, più tagliente: la manipolazione di una testimonianza che avrebbe dovuto restare pulita. Ender ha spinto una persona di fiducia a mentire su Alihan, a dipingerlo come fragile e instabile, così da condizionare decisioni in azienda e in famiglia. Zerrin non urla, narra. Ogni parola è una pietra. E quando la sicurezza entra in sala su chiamata di un avvocato già pronto nel corridoio, la cena si trasforma in un palcoscenico di giustizia improvvisata. Ender, sorpresa, tenta l’eleganza dell’ultima ora: “Non capisci, l’ho fatto per proteggere la famiglia.” Ma nessuno beve più. Le mani si irrigidiscono sul tessuto del vestito, le perle sembrano catene. “Proteggere chi?” chiede Zerrin, e la risposta, nel silenzio, fa più rumore di uno schiaffo. L’auto della polizia aspetta fuori. Ender, scortata, lancia lo sguardo di chi giura che non finirà qui.

Intanto, lontano dai lampeggianti blu, Yildiz accende un fuoco diverso: quello della vendetta che non annuncia il raccolto, ma coltiva spighe di acciaio. Va da Kemal, pretende verità, non fiori. Vuole sapere perché si sia alleato con Zehra, perché l’abbia lasciata in mezzo al guado, perché abbia preferito l’opportunità all’amore. Kemal prova a difendersi: parole di circostanza, colpa condivisa, tempi sbagliati. Le sue scuse sono cristalli che si spezzano appena toccano il pavimento. Yildiz lo ascolta un minuto di troppo, poi si alza, la borsa stretta al braccio come uno scudo, gli occhi lucidi non di dolore ma di decisione: “Mi riprenderò tutto, e ti starà stretto guardarmi da lontano.” La porta si chiude e, in quel rumore, c’è la nascita di un piano. Zehra non lo sa, ma il suo nome è già scritto al centro della lavagna di Yildiz, incorniciato da frecce e contromosse. Se Kemal ha scelto il campo avversario, Yildiz sceglierà il terreno della partita. E quando Yildiz sceglie, le città tremano.

Zerrin, dal canto suo, non si limita a smascherare: rovescia la scacchiera, ribalta l’inerzia, costringe tutti a cambiare posto a tavola. La sua mossa non è solo vendetta, è autodifesa strategica. Aveva fiutato il tranello di Ender: un’imboscata per costringerla a parlare, a legarsi a doppio filo al suo piano. Ma Zerrin, più astuta, ha reagito prima, preparando prove e testimoni. Ha visto Ender stringere nodi intorno ad Alihan, alle sue fragilità, al suo eterno conflitto con Halit, e ha deciso che l’unico modo per salvare il figlio era spegnere il fuoco alla fonte. Nella confusione della serata, una cosa diventa chiara: le pastiglie di Halit non saranno più un’arma di ricatto nelle mani sbagliate. E Alihan, con tutte le sue crepe, non sarà il burattino di nessuno. Il prezzo? Ender seduta in una stanza fredda, due segreti come macigni e la certezza che ogni alleato valuterà il prossimo brindisi con più sospetto. La città mormora: chi sarà il prossimo a cadere?

La notte, a Forbidden Fruit, non porta riposo ma promesse. Ender, tra quattro mura, ripassa i passi falsi e prepara il contrattacco: conosce abbastanza peccati altrui per trattare la propria libertà come merce rara. Zerrin non esulta: sa che il mostro non è morto, solo ferito. Yildiz, intanto, chiama il destino per nome e lo invita a cena: “Presto.” Alihan resta sospeso tra riconoscenza e inquietudine, perché ogni salvezza in questa città ha il retrogusto amaro del debito. E Halit? Conta le pastiglie e le ombre, capendo che i nemici, quando perdono terreno, scavano gallerie. Nei prossimi episodi, la domanda non sarà chi ha ragione, ma chi ha più fiato per resistere sott’acqua. Zerrin ha vinto una battaglia e restituito a tutti il significato di una parola dimenticata: conseguenze. Ma Forbidden Fruit non conosce finali, solo cliffhanger. E mentre l’alba tinge i tetti, una cosa è certa: il regno di Ender non è finito, è appena cambiato campo. Chi crede di essere al sicuro, controlli la sedia. Chi pensa di sapere tutto, chiuda meglio i cassetti. In questa guerra di specchi, la verità è un coltello che passa di mano. E oggi, a stringerlo, è Zerrin.