UN POSTO AL SOLE ANTICIPAZIONI: CASTRESE RINASCE DAL DOLORE E GIURA VENDETTA CONTRO GENNARO

UN POSTO AL SOLE: CASTRESE RINASCE DAL DOLORE E GIURA VENDETTA CONTRO GENNARO
L’alba su Napoli aveva il colore dell’acciaio e il respiro del mare portava con sé un presagio. Nel letto freddo di un ospedale, Castrese apriva gli occhi come un uomo che torna dal regno dei morti. Il battito del monitor scandiva la sua resurrezione, ma nei suoi occhi non c’era più la luce dell’innocenza. Aveva tentato di farla finita, di lasciarsi inghiottire dal buio che Gennaro Gagliotti gli aveva cucito addosso, ma il destino aveva deciso diversamente. Lo avevano trovato in tempo, e quel gesto d’amore disperato di chi si era rifiutato di lasciarlo morire lo aveva riportato alla vita. Solo che non era più la stessa vita. Davanti al vetro della finestra, Castrese non riconosceva più il suo volto. Quello che vedeva riflesso non era un uomo, ma un’ombra. Dentro di lui la vergogna e la rabbia si mescolavano come veleno e fuoco. Gli avevano portato via tutto: il caseificio, il nome, la dignità, la memoria stessa della famiglia. Gagliotti non aveva soltanto rubato un’impresa, aveva calpestato il cuore di una generazione, distrutto il senso di appartenenza a una storia fatta di lavoro, di mani sporche di latte e di onestà.

Da quella rabbia nacque qualcosa di nuovo. Non era più la morte a chiamarlo, ma la vendetta. Mariella lo aveva guardato in silenzio, Guido aveva cercato parole che non esistono, ma nessuno dei due aveva capito che in quella stanza sterile stava nascendo un uomo nuovo, più freddo e più pericoloso. Castrese stava ricostruendo se stesso con la calma di chi sa che ogni respiro sarà un’arma. Quando lasciò l’ospedale, Napoli lo accolse con le sue strade umide, gli odori forti, la musica lontana. Ogni passo era un giuramento. Tornò alla casa di famiglia, trovò solo polvere e silenzio, ma davanti alla foto del padre capì che non poteva più permettersi la disperazione. Doveva agire. Ripensò a ogni dettaglio della trappola che Gagliotti gli aveva teso: i documenti firmati in fretta, le clausole nascoste, le strette di mano sporche. Aveva perso tutto perché aveva creduto ancora nella buona fede, e ora sapeva che la giustizia dei tribunali non avrebbe mai restituito ciò che gli era stato tolto. Solo la verità, ma detta al momento giusto, poteva far crollare un impero.

Nel frattempo, in un altro angolo della città, anche Roberto Ferri affrontava il proprio inferno. Intrappolato nelle accuse di manipolazione e nella vergogna pubblica, osservava Napoli dal suo attico come un re caduto. L’avvocato La Rocca, uomo astuto e metodico, cercava di costruire la difesa di un colpevole che non voleva essere salvato. Marina, con la sua calma fragile, vegliava su di lui come una sentinella ferita. Ferri non si piegava, eppure dentro di sé sapeva che la linea tra orgoglio e autodistruzione era ormai sottilissima. Due uomini, due destini, due ferite: Castrese cercava vendetta, Ferri cercava redenzione, ma entrambi, senza saperlo, camminavano verso lo stesso punto. La Rocca intuì che la loro storia avrebbe finito per intrecciarsi. Napoli, città che non dimentica, si preparava a essere teatro di un ritorno che avrebbe fatto tremare ogni equilibrio.

Castrese divenne un fantasma tra i vicoli. Nessuno lo riconosceva, si faceva chiamare Thano e lavorava come operaio in un magazzino vicino al caseificio. Ogni giorno osservava, ascoltava, raccoglieva dettagli. Scoprì le tangenti, gli appalti truccati, i nomi dei complici di Gagliotti. Ogni notte scriveva su un quaderno nero, trasformando la sua sete di vendetta in un piano chirurgico. Non avrebbe sporcato le mani di sangue, avrebbe usato la verità come lama. Una sera registrò la voce di Gagliotti mentre parlava di tangenti e corruzione. Quelle parole sarebbero diventate la sua condanna. Poi, in un giorno di pioggia, lo incontrò per la prima volta. Gagliotti rideva, sicuro, circondato dai suoi uomini. Castrese restò nell’ombra, ma i suoi occhi non lo lasciarono un istante. La vendetta, capì, non comincia con un colpo: comincia con lo sguardo. Pochi giorni dopo gli lasciò un biglietto, poche parole, un indirizzo, e dentro quel messaggio il destino cominciò a girare.

Quando Gagliotti aprì quella chiavetta USB nel vecchio caseificio, vide se stesso ridere della giustizia, confessare i suoi crimini davanti a una telecamera nascosta. Il sangue gli gelò. Alle sue spalle, Castrese apparve come un fantasma tornato a reclamare il suo nome. Non voglio ucciderti, disse con voce calma, voglio solo che tu perda tutto, come hai fatto con me. Non servì altro. Quella notte Napoli cambiò pelle. I notiziari parlarono di corruzione, di indagini, di crolli improvvisi. Nell’attico, Ferri guardava le immagini in silenzio e capì subito chi si nascondeva dietro quella rivelazione. Tra uomini come loro, la vendetta è un linguaggio universale. Castrese, invece, camminò fino al mare. La pioggia cadeva leggera, le onde si frangevano sugli scogli e la città respirava. Non aveva vinto, ma aveva restituito equilibrio al mondo. Per la prima volta dopo tanto tempo, chiuse gli occhi e sentì pace. Napoli dormiva, ignara dei suoi fantasmi, e due uomini, lontani ma uguali, trovavano nello stesso istante la loro rinascita.