BAHAR IN TRAPPOLA COMPIE UN GESTO ESTREMO MA NESIR LA…| ANTICIPAZIONI LA FORZA DI UNA DONNA

Bahar intrappolata tra amore e follia: il gesto estremo che sconvolge tutto

Nella casa di Nesir regnava un silenzio che faceva rumore. Ogni angolo respirava un’aria di tensione, ogni sguardo dei servitori celava paura e segreti. Al centro di quella prigione dorata c’era Bahar, la donna che Nesir diceva di voler proteggere ma che, in realtà, aveva trasformato in una vittima del suo amore malato. Dopo la scomparsa di Sarp, l’uomo che lei aveva amato, Bahar era stata condotta nella villa di Nesir con la promessa di sicurezza, ma quella promessa si era rivelata presto una condanna. Le finestre aperte sulla luce non bastavano a nascondere la verità: quella casa era una gabbia, e lei un uccello imprigionato che aveva dimenticato il suono della libertà. Ogni giorno Nesir entrava nella sua stanza con lo stesso passo lento, lo sguardo fisso su di lei come su un trofeo da custodire. Le portava fiori freschi, le parlava con voce dolce, ma ogni parola era intrisa di controllo. “Non devi avere paura,” diceva, “qui nessuno ti farà del male finché sarai con me.” Eppure, proprio quella dolcezza era la lama più tagliente, perché sotto il velo della protezione si nascondeva un potere assoluto, una volontà di possesso che toglieva respiro.

La notte in cui Bahar si svegliò per il ronzio delle api, tutto cambiò. Dalla finestra vide due uomini trascinare un corpo nel cortile e capì che sotto quella calma apparente si consumava l’orrore. Nesir, nel suo delirio di onnipotenza, aveva punito Munir in modo crudele, cospargendolo di miele per attirare sciami di api, mentre Sarp – creduto morto – assisteva impotente. Quando il mattino arrivò, Bahar sedeva accanto alla finestra con gli occhi vuoti. “Cosa hai fatto?” gli chiese, ma Nesir si limitò a rispondere: “A volte il dolore serve a ricordarci chi siamo.” Quelle parole la trafissero più di qualsiasi violenza. Lei capì allora che non avrebbe mai potuto salvarlo dalla sua follia, né salvarsi se avesse continuato a restare. “Non sei un uomo,” gli disse, “sei un mostro.” Ma lui sorrise, convinto che quell’odio fosse solo una forma distorta d’amore.

Nei giorni che seguirono, Bahar si muoveva nella casa come un fantasma. Sorvegliata, isolata, privata di tutto, trovava rifugio solo nei sogni in cui i suoi figli la chiamavano per nome. Nesir invece la osservava con lo sguardo di chi crede di possedere la verità. La trattava come una paziente da guarire, parlava di rinascita, di purezza, di fango che genera il loto. Un pomeriggio le portò un fiore su un vassoio e disse: “È un simbolo di rinascita. Nasce dal fango ma resta puro.” Bahar lo fissò e rispose: “Tu sei il fango, Nesir, e io non voglio rinascere in questo modo.” Per un attimo, nei suoi occhi si accese un lampo di umanità, ma durò poco. Poco dopo un guardiano entrò nella sala e gli sussurrò qualcosa. “Sarp è ancora vivo,” disse Nesir freddamente, e Bahar impallidì. Capì che il destino le stava offrendo una sola possibilità: fuggire o morire.

Quella notte la porta della sua stanza era socchiusa. Un segno. Bahar si mosse in silenzio, il cuore che batteva all’impazzata. Ogni passo era una sfida alla paura, ogni respiro un grido soffocato. Ma quando credette di avercela fatta, una voce la fermò. “Dove pensi di andare?” Nesir era dietro di lei, immobile, lo sguardo ferito e folle. “Non puoi lasciarmi. Non dopo tutto quello che ho fatto per te.” “Non mi hai salvata,” rispose Bahar con voce spezzata, “mi hai rubato.” Quelle parole lo colpirono come una lama. Per la prima volta, l’uomo che si credeva dio si trovò nudo davanti alla verità: non aveva mai amato, aveva solo posseduto. Eppure non la lasciò andare. Ordinò ai suoi uomini di riportarla dentro. Bahar urlò, si dibatté, ma la forza bruta la vinse. Fu ricondotta nella stanza, e la porta si richiuse come una sentenza.

Seduto nel suo studio, Nesir fissava la fotografia di Bahar con i bambini. Il volto rigido, le mani tremanti. “Se non posso averla,” mormorò, “nessuno potrà.” Intanto, al piano superiore, Bahar guardava la luna. Gli occhi pieni di lacrime ma anche di una nuova consapevolezza. “Sarp è vivo,” sussurrò. E per la prima volta, dopo giorni di paura, una scintilla di speranza illuminò il suo volto. Forse l’amore non era finito, forse la forza di una donna poteva ancora spezzare le catene dell’ossessione. Il destino di Bahar e Nesir restava sospeso tra redenzione e rovina, tra la follia di un uomo che confonde il possesso con l’amore e la determinazione di una donna che, nonostante tutto, sceglie la libertà. La resa dei conti è solo all’inizio, ma una cosa è certa: nessuna gabbia può trattenere per sempre il battito di un cuore che ha deciso di tornare a vivere.