“Abbiamo perso nostro padre”: il dramma che sconvolge Cihan e Harika

Il silenzio cala come una coltre di neve sulla casa dei Sanalan. Nessuno parla, nessuno osa muoversi. Solo il battito accelerato del cuore di Cihan rompe quella quiete spettrale. Fino a un attimo prima la giornata sembrava normale, ma una telefonata ha spazzato via ogni certezza, ogni equilibrio, ogni respiro. Dall’altro capo del telefono una voce fredda, impersonale, ha pronunciato le parole che nessuno avrebbe voluto sentire: “Mi dispiace, Samet non ce l’ha fatta.” In un istante il mondo di Cihan crolla. Il padre, l’uomo che aveva amato e temuto, colui che aveva dettato le regole della famiglia con pugno di ferro, non c’è più. Si sente come un bambino abbandonato in mezzo a una tempesta. Si asciuga in fretta le lacrime e chiama tutti in salotto. Deve dirlo. Deve essere lui a portare quella notizia che brucia come una condanna. Harika arriva per prima, sorridente, ignara di tutto. “Che succede, fratello? Hai un’aria strana.” Ma quando Cihan apre bocca, la sua voce è già spezzata: “Abbiamo perso nostro padre.”

Il grido di Harika squarcia la stanza come una lama. “No! Papà non è morto! È impossibile!” urla, gettandosi in avanti, come se bastasse correre per riportarlo indietro. Gli occhi di tutti si riempiono di lacrime, ma il silenzio torna subito a dominare. C’è qualcosa di irreale in quel momento. Le pareti sembrano stringersi, i ricordi scivolano addosso come fotografie strappate. Cihan sente il peso del mondo sulle spalle. Non è solo dolore: è paura, è colpa, è la consapevolezza che da ora in poi nulla sarà più come prima. Samet non era un padre semplice, ma era il punto di riferimento di tutti, anche di chi lo odiava. Senza di lui, la famiglia è un castello di carte che sta per crollare. Harika, distrutta, si accascia sul divano ripetendo frasi senza senso, mentre le domestiche si muovono in silenzio, come fantasmi. Ogni volto porta la stessa domanda muta: come si va avanti dopo una perdita così?

Ma dietro quella morte non c’è solo dolore. C’è mistero, ci sono segreti sepolti, c’è un’eredità che scotta più del fuoco. Samet, negli ultimi giorni, aveva firmato documenti, preso decisioni di cui nessuno sapeva nulla. La zia Hikmet, che deteneva la procura generale, si ritrova improvvisamente senza potere: tutto passa ai figli. Cihan diventa così il nuovo capo della famiglia, un ruolo che mai avrebbe voluto, e che ora pesa come una maledizione. Deve gestire aziende, conti bancari, proprietà, ma anche orgogli, rancori e gelosie. E sa che ogni scelta potrebbe spaccare per sempre la fragile unità dei Sanalan. In particolare, Buyamin, che da poco ha scoperto di essere figlio di Samet, non accetta la situazione. Durante la lettura del testamento, esplode in una scena teatrale degna delle più grandi telenovelas: “La Cappadocia ha perso il suo re!” grida tra le lacrime, ma dietro quelle parole non c’è solo dolore, c’è la fame di potere, il desiderio di ereditare non solo i beni, ma anche il trono simbolico lasciato dal padre.

Cihan lo guarda in silenzio. Dentro di sé vorrebbe gridare, ma resta immobile. Sa che Buyamin non piange per Samet, ma per ciò che non potrà più avere. Eppure, anche nel suo dolore, Cihan non può negare di sentire la stessa paura. Perché perdere un padre come Samet significa anche perdere la bussola che, nel bene o nel male, teneva tutti in riga. Ora che quell’uomo non c’è più, i segreti sepolti inizieranno a riemergere, i rancori mai detti esploderanno come mine nascoste. Harika, devastata, si chiude nella sua stanza, incapace di accettare la realtà, mentre Hikmet vaga per casa come un’anima in pena, ripetendo che “non doveva finire così”. Intanto, nei corridoi, già si parla dell’eredità, di chi avrà cosa, di chi comanderà su chi. La tragedia non ha ancora finito di colpire, perché la morte di Samet non è solo una fine, è l’inizio di una guerra silenziosa, una battaglia di sangue e potere che cambierà per sempre il destino dei Sanalan.

Nella notte, Cihan rimane solo in salotto, davanti al ritratto del padre. La fiamma di una candela tremola, proiettando ombre vive sui muri. “Papà, mi hai lasciato un impero e mille ferite,” mormora con voce rotta. “Come farò senza di te?” In quell’istante capisce che la sua vita non sarà più quella di prima. Dovrà essere forte, dovrà proteggere Harika, dovrà affrontare Hikmet e tenere a bada Buyamin. Ma nel profondo del suo cuore sa anche che dovrà scoprire la verità: perché Samet è morto davvero? È stata una malattia improvvisa, o qualcuno ha accelerato il destino? Il sospetto cresce, come un’ombra che si allunga col passare delle ore. E mentre il dolore si mescola alla paura, la casa dei Sanalan diventa un campo di battaglia silenzioso, dove ogni sguardo può nascondere un segreto e ogni lacrima una menzogna. La notte nel cuore è appena cominciata.