ALIHAN CROLLA: LA SCENATA PUBBLICA CHE NESSUNO SI ASPETTAVA DA… Forbidden Fruit INEDITO
Istanbul non dorme mai, ma quella notte la città sembrava trattenere il fiato. Le luci si riflettevano sulle vetrate dei ristoranti, scintillanti come promesse mai mantenute, e tra i salotti del potere si consumava una scena che nessuno avrebbe osato immaginare. Alihan Crolla, l’uomo che aveva costruito un impero sul controllo e sull’eleganza, vide la sua maschera incrinarsi in pubblico, davanti a Zeinep, la donna che non aveva mai smesso di amare, e a Dundar, il rivale che trasformò il dolore in spettacolo. Era la sera in cui l’amore si confondeva con la vendetta, la gelosia con l’orgoglio e il lusso con la vergogna. Un gesto, una frase, bastarono per far tremare gli equilibri di un mondo costruito sulla fragilità dei sentimenti e sulla forza delle apparenze.
Alihan si era avvicinato al tavolo con passo deciso, lo sguardo fisso su di lei, gli occhi scuri che tradivano un abisso di emozioni represse. Nessuna parola, solo il silenzio di chi ha troppo da dire e troppo da perdere. “Posso unirmi a voi?”, domandò con voce calma, glaciale, ma dentro quella calma ribolliva la tempesta. Zeinep, ferita e orgogliosa, reagì con l’istinto di chi vuole proteggersi anche a costo di distruggere ciò che resta del cuore. “No, grazie, Alihan. Io e Dundar siamo una coppia.” Quelle parole, pronunciate davanti a tutti, tagliarono l’aria come vetro e si infransero sul volto di lui come uno schiaffo. In un istante la sala si spense. I bicchieri smisero di tintinnare, i sorrisi si pietrificarono, e l’uomo che nessuno aveva mai visto vacillare restò immobile, impallidito, mentre la verità lo attraversava come una lama invisibile.
Alihan si alzò lentamente, l’eleganza ferita di chi sa che ogni passo è un addio. Lasciò dietro di sé il silenzio più pesante della città, e negli occhi di Zeinep rimase il riflesso di un trionfo amaro. Aveva vinto, sì, ma a quale prezzo? La vittoria dell’orgoglio uccide sempre qualcosa di più profondo, e mentre Dundar sorrideva, nascosto dietro il calice di vino, il suo piano prendeva forma. Lui non cercava amore né giustizia: voleva potere, e Zeinep era il suo biglietto d’ingresso. Le offrì conforto, comprensione, la voce dolce di chi sa avvelenare con parole di miele. “Sarò il tuo alleato,” le disse, ma dietro quella promessa si celava un patto oscuro, un intreccio di manipolazioni, denaro sporco e sogni infranti. Zeinep, ancora prigioniera delle proprie ferite, non lo capì subito. Cercava un appiglio nel caos, ma trovò un abisso mascherato da salvezza.
Da quel momento, ogni sguardo, ogni gesto, ogni incontro tra loro divenne parte di una recita perfetta. Dundar tesseva la sua tela con pazienza, intrecciando menzogne e verità fino a confondere i confini tra il giusto e l’inganno. Zeinep diventò inconsapevolmente la facciata pulita delle sue operazioni, il volto rispettabile dietro cui nascondere il marcio. Ma la verità, come il mare, trova sempre una crepa in cui insinuarsi. Quando i documenti, le prove e i nomi vennero a galla, l’impero di Dundar crollò davanti a tutti. Le luci dei flash lo investirono come una condanna, i giornalisti lo circondarono e la sua sicurezza si sciolse come cera al sole. L’uomo impeccabile, l’affarista senza macchia, si rivelò per ciò che era sempre stato: un manipolatore travestito da gentiluomo.
E in mezzo a quel caos, Zeinep trovò finalmente la sua rinascita. Guardò l’uomo che aveva tentato di usarla e comprese che la vera vendetta non è distruggere, ma sopravvivere più forte. La sua forza, unita a quella delle altre donne che avevano sofferto e lottato, divenne la risposta silenziosa al dolore. Istanbul, ancora una volta, si fece teatro di redenzione e inganno. Ma quando tutto sembrava tornare alla calma, un’ombra più scura si stese sulla città: un nome nuovo, un segreto che serpeggiava nei corridoi del potere, promesso di un altro temporale in arrivo. Perché la pace, a Istanbul, è solo un’illusione, e la verità, come l’amore, non muore mai: si nasconde, cambia volto, e torna a reclamare ciò che le appartiene.