ALIHAN VS DUNDAR: LA MINACCIA CHE CAMBIA TUTTO | Forbidden Fruit

La notte del fidanzamento di Zeynep e Dundar non si è davvero conclusa: è rimasta sospesa, come una ferita che non smette di pulsare anche quando tutto sembra quieto. A Istanbul l’alba è arrivata con una luce smorzata, quasi rispettosa del caos emotivo che i protagonisti non sono riusciti a nascondere. Alihan, dopo ore trascorse a combattere con ciò che ha perso e ciò che non ha mai avuto il coraggio di proteggere, si è svegliato con il peso di una verità che non voleva ammettere: Zeynep non è più sua, ma nessuna distanza, nessun anello, nessuna promessa fatta ad altri spegne ciò che prova. Zeynep, dal canto suo, ha sorriso a tutti per non mostrare il terremoto interiore che l’ha attraversata: ha scelto ciò che sembra giusto, non ciò che desidera davvero. E in questo spazio fragile, in questa lacerazione silenziosa tra ciò che si mostra e ciò che si sente, il destino ha cominciato a muovere i suoi fili più crudeli. Alihan ha guidato verso il concessionario di Dundar come un uomo che sa di non poter più restare spettatore della propria vita: ogni metro percorso gli stringeva il petto, ogni ricordo di Zeynep scavava più a fondo. Quando è entrato nell’ufficio di Dundar, la tensione ha preso forma: due mondi opposti chiusi nella stessa stanza, due uomini che non si somigliano in nulla ma che stanno per combattere per la stessa donna.

L’arrivo di Alihan nell’ufficio di Dundar è sembrato un terremoto nascosto sotto il pavimento lucido del concessionario. La sicurezza del futuro sposo si è incrinata non appena ha visto negli occhi dell’altro una decisione già presa, una determinazione che non aveva previsto. Dundar, abituato a comandare, a intimidire, a ottenere obbedienza attraverso il potere, si è scoperto vulnerabile davanti a un avversario che non voleva rubargli affari né smascherare le sue attività oscure: Alihan voleva la verità. E la verità, a volte, è il colpo più doloroso. Con voce calma, quasi solenne, Alihan gli ha detto ciò che Dundar temeva più di tutto: Zeynep non lo ama. Le parole, pronunciate come sentenze, hanno perforato l’orgoglio di Dundar, che ha reagito con l’arroganza di chi possiede molto ma non ha mai saputo conquistare davvero il cuore di nessuno. Alihan, invece, ha mostrato ciò che gli altri non gli hanno mai visto: vulnerabilità trasformata in coraggio. «Puoi darle un anello, un cognome, una festa» ha detto, «ma non potrai mai comprare il suo cuore.» In quel momento, la stanza è diventata troppo piccola per due uomini così diversi: uno che usa il potere per controllare, l’altro che usa il dolore per dire la verità.

Ma il destino non aveva finito di intrecciare i fili di quella giornata. Dopo aver lasciato l’ufficio di Dundar, Alihan è tornato nella sua holding convinto — o almeno desideroso di convincersi — che nulla di ciò che accade a Zeynep lo riguardi più. Poi ha visto Zeynep uscire dall’ascensore con Hakan, un gesto gentile, un sorriso fragile, abbastanza per far crollare tutto il controllo che stava cercando di ricostruire. Il sangue gli è salito alle tempie, il cuore gli ha ricordato brutalmente che non basta la logica a spegnere ciò che si prova. Mentre Emir osservava in silenzio, consapevole più di quanto dicesse, Alihan è rimasto immobile, come un uomo costretto a guardare la propria felicità allontanarsi senza poterla inseguire. Ma mentre lui lottava contro il proprio stesso cuore, dall’altra parte della città si stava muovendo qualcosa di più oscuro. Dundar ha scoperto che Hakan aveva accompagnato Zeynep da lavoro e, invece di fidarsi della donna che dice di amare, ha deciso di farla seguire. «Voglio sapere ogni suo movimento» ha ordinato al telefono, con la voce di un uomo che confonde l’amore con il possesso.

E quando il suo scagnozzo lo ha informato che Zeynep e Hakan si erano fermati al rifugio degli animali, Dundar ha perso completamente il controllo. Non ha aspettato il giorno dopo, non ha delegato: si è infilato nell’ombra del giardino di Hakan come un predatore convinto di essere stato provocato. La scena, tesa come una corda pronta a spezzarsi, si è composta in pochi secondi: Hakan che rientra ignaro dalla giornata, Dundar che emerge dall’oscurità con un pugno carico di rabbia e gelosia. E proprio mentre quel colpo stava per cadere, il destino ha mandato l’unica persona in grado di fermarlo: Alihan. Con un gesto istintivo, disperato e salvifico, si è lanciato oltre il cancello e ha fermato il pugno a pochi centimetri dal volto di Hakan. Lo scontro, silenzioso e rovente, è stato più devastante di qualsiasi colpo fisico: due uomini fermi, uno accecato dalla gelosia, l’altro distrutto dall’amore, e nel mezzo un innocente che ha rischiato di diventare vittima di un gioco molto più grande di lui.

Quando Dundar si è ritirato nell’ombra, senza una parola, ha lasciato dietro di sé un silenzio che pesava come una minaccia. Alihan e Hakan sono rimasti uno di fronte all’altro, respirando forte, ancora incapaci di comprendere fino in fondo ciò che era appena accaduto. Ma la vera oscurità non era nel pugno di Dundar, né nelle parole taglienti di Alihan: era altrove, nascosta in una macchina nera che, quella stessa sera, si è fermata davanti alla holding di Alihan. Dentro, un paio di occhi attenti, furbi, inquietanti osservavano l’uscita da cui Zeynep passa ogni giorno. Occhi che conoscono la sua storia, che conoscono i suoi errori, che non accetteranno mai il suo fidanzamento. Qualcuno, nell’ombra di Istanbul, ha deciso che quella storia non può continuare. E mentre la città tratteneva il respiro, un nuovo pericolo — più oscuro, più silenzioso, più inesorabile — ha iniziato a muoversi. Un filo segreto si è teso, pronto a trascinare Alihan, Zeynep e Dundar in una tragedia che nessuno di loro vede arrivare.