Forbidden Fruit, Anticipazioni Turche: La Morte Di Sahika!
Quella che doveva essere una semplice serata di tregua, un fragile armistizio tra nemici storici, si trasforma nel momento più oscuro di Forbidden Fruit. Sahika, donna abituata a muoversi tra intrighi e manipolazioni, non immagina nemmeno per un istante che quella sera potrebbe essere l’ultima. Accetta il brindisi di Hasan Ali con l’aria di chi crede di avere ancora il controllo della situazione. Un gesto apparentemente innocuo, carico di ambiguità. Ma in quel bicchiere non c’è pace, non c’è riconciliazione: c’è la fine. Il veleno agisce in silenzio, implacabile, e quando Sahika crolla a terra, il tempo sembra fermarsi. Hasan Ali osserva la scena con occhi sbarrati, realizzando troppo tardi di aver superato un limite irreversibile. La vendetta, consumata in pochi istanti, ha un prezzo altissimo.
Il panico prende il sopravvento. Hasan Ali capisce di aver perso il controllo e che ora non si tratta più di vincere una guerra, ma di sopravvivere alle conseguenze. Con l’aiuto del suo fidato Mamet, decide di cancellare ogni traccia. Il corpo di Sahika viene avvolto in un tappeto, come un oggetto ingombrante di cui liberarsi in fretta, e portato via nella notte verso un luogo isolato, lontano da occhi indiscreti e coscienze troppo curiose. Il piano è tanto semplice quanto crudele: nessun corpo, nessun crimine. Quando Ender arriva alla villa, ignara dell’orrore appena consumato, Hasan Ali recita la sua parte con freddezza. Finge tranquillità, minimizza, nega di aver visto Sahika. Ma dietro quel sorriso di facciata si nasconde un uomo sull’orlo del collasso, consapevole che basta un dettaglio fuori posto per far crollare tutto.
Nel frattempo, mentre l’ombra della morte si allunga sulla villa, gli altri personaggi continuano a muoversi ignari del dramma appena avvenuto. Il triangolo amoroso tra Yildiz, Caner e Şahika si complica ulteriormente. Yildiz assiste a una scena ambigua che accende immediatamente la sua gelosia e pretende spiegazioni. Caner improvvisa una bugia poco convincente, sostenendo di non potersi avvicinare a qualcuno perché sta dormendo. Yildiz intuisce che qualcosa non torna, ma per il momento sceglie di lasciar correre. Tuttavia, le ore passano e l’assenza di Sahika diventa sempre più inquietante. Ender, insospettita, inizia a indagare. Contatta Kaya, sperando in una risposta che possa chiarire la situazione, ma trova solo silenzi. Il sospetto che sia accaduto qualcosa di grave prende forma, trasformandosi lentamente in paura concreta.
La tensione cresce quando Feride, furiosa per le voci che iniziano a circolare e preoccupata per la propria reputazione, si presenta alla villa di Hasan Ali per affrontarlo. Tra accuse velate e dialoghi carichi di tensione, un dettaglio apparentemente insignificante cattura la sua attenzione: una collana, abbandonata sul pavimento. Non appartiene né a Caner né a nessuna delle donne di servizio. Il suo stile è inconfondibile. Feride sente un brivido percorrerle la schiena: quell’oggetto potrebbe appartenere proprio a Sahika. Intanto Caner tenta di ottenere informazioni dalla polizia, ma scopre qualcosa di ancora più inquietante: tutte le telecamere di sorveglianza che avrebbero potuto riprendere Sahika sono state disattivate. Non un guasto, ma una cancellazione mirata. Ender, visionando i filmati, trova solo vuoti. La certezza è ormai chiara: qualcuno ha manipolato tutto.
Hasan Ali continua a indossare la maschera dell’uomo potente e sicuro di sé, ma ogni gesto tradisce la tensione che lo divora. Solo con Caner riesce a mostrarsi più rilassato, promettendogli un lavoro nella società di Şahika, una proposta che suona inquietante alla luce degli eventi. La verità sulla sorte di Sahika è sepolta sotto strati di bugie, manipolazioni e paure. Ma per quanto tempo ancora potrà restare nascosta? Ogni indizio, ogni sguardo sospettoso, avvicina il momento della resa dei conti. Sahika è davvero morta o, come molti temono, sta orchestrando qualcosa di ancora più oscuro dall’ombra? In Forbidden Fruit, nulla è mai definitivo e la morte potrebbe non essere la fine, ma solo l’inizio di un incubo ancora più grande.