FORBIDDEN FRUIT: Ender torna per vendicarsi e manda Saika in prigione in modo geniale.
In Forbidden Fruit la vendetta non è mai improvvisata, ma quando Ender torna in scena lo fa con una precisione chirurgica che lascia tutti senza fiato. Dopo mesi di silenzio, di assenza e di voci soffocate, Ender riappare come un fantasma che rifiuta di restare sepolto. Non è una sopravvissuta qualunque: è una donna che ha visto la morte da vicino e che ora pretende giustizia. Saika, convinta di averla eliminata per sempre, capisce troppo tardi di aver sottovalutato la persona sbagliata. Ender non torna per piangere, né per chiedere spiegazioni: torna per colpire, e lo fa nel modo più devastante possibile. Quello che sta per accadere non è solo un regolamento di conti, ma una caduta rovinosa che porterà Saika dritta in prigione, senza possibilità di appello.
Il loro primo confronto è una scena destinata a entrare nella storia della serie. Ender si presenta nello studio di Saika con un abito rosso acceso, un colore che non chiede permesso e che urla vendetta ancora prima che lei apra bocca. Saika è già lì, rigida, pallida, con gli occhi lucidi e il corpo paralizzato dalla paura. Sa di essere stata scoperta, ma non sa ancora fino a che punto. Ender avanza lentamente, assaporando ogni passo, ogni secondo di silenzio. Le sue parole sono lame sottili, cariche di ironia e disprezzo. Le ricorda che credeva davvero di potersi liberare di lei con un colpo alla testa e una bottiglia rotta, come se fosse così facile cancellare Ender dalla faccia della terra. Saika tenta di implorare, di capire come sia possibile che Ender sia viva, ma la risposta è una risata gelida, una di quelle che non hanno bisogno di spiegazioni.
Ender non si limita a intimidire: smaschera. Rivela di sapere tutto, ogni piano, ogni mossa studiata da Saika per distruggere gli Argun. Le fa capire che il gioco è finito e che questa volta non ci sarà alcuna via di fuga. Il colpo più duro arriva quando Ender tocca ciò che per lei è intoccabile: i figli. Erim ed Ediz non sono pedine, non sono strumenti di vendetta, e chiunque osi usarli pagherà un prezzo altissimo. Saika prova a ribaltare la situazione, accusando Halit di essere il vero mostro, un uomo senza scrupoli che tradisce, manipola e distrugge chiunque gli stia vicino. Le sue parole sono cariche di veleno e rivelazioni: un passato sporco, un amico tradito, un uomo mandato in prigione senza pietà. Ma Ender ascolta senza scomporsi. Per lei, tutto questo non cambia una verità fondamentale: Saika ha tentato di ucciderla.
La prova definitiva arriva come una sentenza. Ender rivela l’esistenza delle telecamere della villa, immagini chiare, inequivocabili, che mostrano Saika mentre la colpisce alla testa con una bottiglia e la getta nel fiume come se fosse spazzatura. Non c’è montaggio, non c’è scusa, non c’è recita che possa salvarla. Saika capisce di aver perso tutto in un solo istante. Il castello di bugie costruito negli anni crolla senza fare rumore, lasciandola sola, disperata, senza più maschere dietro cui nascondersi. Ender se ne va con calma, con la sicurezza di chi ha già vinto, mentre Saika resta intrappolata nella stanza, divorata dal panico, consapevole che la polizia sta arrivando.
Quando Kaya entra in scena, il dramma raggiunge il suo apice emotivo. È il fratello di Saika, l’unica persona che lei credeva ancora dalla sua parte. Ender gli racconta tutto, senza filtri, senza attenuanti. Kaya ascolta, incredulo, poi serio, poi devastato. Chiede una sola cosa: le prove. E quando capisce che sono reali, prende una decisione che segna la fine definitiva di Saika. Il sangue non giustifica il crimine, e chi sbaglia deve pagare. Mentre la polizia arriva per arrestarla, Saika tenta un’ultima recita, ma è inutile. Ender ha vinto, non solo per se stessa, ma per i figli che Saika stava distruggendo. Forbidden Fruit consegna così una delle sue pagine più potenti: la caduta di una bandita e il trionfo di una donna che, tornata dall’inferno, ha trasformato la vendetta in giustizia.