FORBIDDEN FRUIT – Erim rivela che Ender non è sua madre e la cattiva riceve la peggior punizione
Una notte di follia, di vendetta e di dolore segnerà per sempre il destino di Ender in Forbidden Fruit. La donna, abituata a manipolare chiunque pur di ottenere ciò che vuole, si troverà improvvisamente nuda di fronte alla verità più crudele: non è più una madre, ma un mostro agli occhi del figlio che tanto amava. Tutto inizia in un pomeriggio di apparente calma, quando Ender siede in una caffetteria elegante, accavalla le gambe e finge indifferenza. Tra le mani, una tazza di caffè che mescola con lentezza, come se ogni giro del cucchiaino fosse parte di un rituale oscuro. Nei suoi occhi però brucia la fiamma della vendetta. “Halit non si libererà di me, non finché Erim sarà mio”, mormora tra sé con un sorriso tagliente. È convinta che il figlio sia la chiave del suo trionfo, la garanzia del potere perduto. E mentre l’aroma del caffè si mescola al profumo della menzogna, Ender prende in mano il telefono, pronta a colpire. Chiama Zeyra, la giovane ingenua che crede di poterle sfuggire, e con voce dolce come il miele la avvolge nella sua trappola: “Cara, come stai? Mi preoccupo tanto per te.” È la mossa di un predatore che indossa il sorriso di un angelo. Zeyra cade nel gioco, parla troppo, rivela il piano di Halit di fuggire lontano con i figli. E mentre le parole scorrono, Ender registra tutto. Ogni frase è una lama che affila per colpire al momento giusto.
Non appena chiude la chiamata, la maschera di dolcezza cade. Ender stringe il telefono tra le mani e sussurra: “Perfetto. Halit, non scapperai da me.” La rabbia la divora. Decide che quella notte Halit pagherà con tutto ciò che ha: la libertà, la reputazione, persino la vita. Si reca dal fratello Caner, l’unico complice che ancora le resta, e gli mostra la registrazione come una prova del destino. Lui, spaventato ma debole, tenta di dissuaderla, ma la donna lo incalza, lo ricatta, lo seduce con promesse di potere e denaro. “O sei con me, o sarai il prossimo a perdere tutto.” Caner cede. È un patto con il diavolo. L’aria nella stanza si fa pesante, la luce sembra affievolirsi mentre Ender svela il suo piano: entrare nella villa di Halit di notte, sorprenderlo nel sonno e porre fine a ogni cosa con un gesto rapido e preciso. Il fratello la guarda inorridito, ma ormai è troppo tardi. Ender non è più un essere umano, è un’ombra vestita di eleganza. Quando si prepara per la notte fatale, indossa abiti neri come il suo cuore, si trucca davanti allo specchio con lentezza quasi rituale, e per un attimo, nel riflesso, sembra vedere un fantasma. Ma non si ferma. “Stanotte tutto cambierà”, sussurra prima di chiudere la porta dietro di sé.
La villa dorme avvolta nel silenzio quando Ender e Caner arrivano. L’aria è ferma, i lampioni disegnano ombre inquietanti sul vialetto. Si muovono come ladri, spingono piano la porta sul retro e salgono le scale. Ogni passo è un rintocco di condanna. Caner trema, ma Ender ha lo sguardo fisso, gelido, incandescente. Quando arriva davanti alla stanza di Halit, apre la borsa, estrae un piccolo oggetto metallico, lo stringe con decisione e si avvicina al letto. Halit dorme accanto a Yildiz, ignaro del pericolo. “Hai pensato di potermi distruggere, ma ora sarai tu a cadere”, pensa mentre alza il braccio. Ma proprio in quell’istante, una voce innocente squarcia il silenzio: “Mamma!” È Erim, il figlio, con gli occhi pieni di lacrime e paura. La luce si accende, e la scena si congela in un quadro di orrore. Halit si sveglia di soprassalto, Yildiz grida, Caner si nasconde dietro la porta. Ender resta immobile, come se il tempo si fosse spezzato. Il piccolo Erim si avvicina, le mani che tremano, la voce rotta: “Come hai potuto? Come hai potuto pensare di fare questo a papà?” È una pugnalata al cuore.
Le parole del figlio cadono come pietre. “Dicevi che facevi tutto per me… ma questo lo chiami amore?” Ender balbetta, cerca di spiegare, ma ogni parola suona come una menzogna. “Erim, l’ho fatto per proteggerti!” grida disperata, ma lui la inter
rompe, gli occhi lucidi di rabbia. “Proteggermi? Hai distrutto tutto! Da oggi tu non sei più mia madre!” Quel rifiuto è più devastante di qualsiasi condanna. Halit si alza, furioso e disgustato. “Fuori da casa mia, Ender!” La sua voce rimbomba nelle pareti. Yildiz abbraccia Erim, cercando di consolarlo mentre piange. Caner, pallido come la morte, non riesce a muoversi, ma quando il nipote lo guarda con disprezzo e dice “Tu sei come lei, due codardi”, sente crollare tutto dentro di sé. Ender resta in piedi per un istante, poi lentamente ripone l’oggetto nella borsa. I suoi occhi, per la prima volta, si riempiono di vergogna. Il silenzio è assordante. Si volta, attraversa la stanza senza dire nulla e sparisce nel corridoio, lasciando dietro di sé solo l’eco dei suoi passi.
Fuori la notte è fredda, ma non più silenziosa. Ogni passo di Ender risuona come una condanna. La donna che voleva distruggere il mondo per amore ora è distrutta da se stessa. La vendetta che doveva restituirle il potere le ha tolto tutto: la famiglia, il rispetto, persino il nome di madre. In strada le luci si riflettono nei suoi occhi spenti, e per un istante sembra che voglia tornare indietro, ma è tardi. Dentro la villa, Erim promette a sé stesso che un giorno cercherà giustizia, che la madre pagherà per aver tentato di ferire chi amava. Forbidden Fruit mostra ancora una volta la sua crudeltà sottile: in questa guerra di manipolazioni, nessuno vince davvero. Ender, regina senza trono, ora vaga tra le rovine della propria ambizione, e il mondo che voleva dominare la guarda crollare in silenzio. La sua punizione più grande non è la sconfitta, ma l’odio del figlio che un tempo la chiamava “mamma”. E in quella parola perduta si consuma la più tragica delle vittorie.