Gli annunci che sconvolgono i marchesi (e non solo loro) | La Promessa anticipazioni 23-25 novembre
Alla Promessa il tempo sembra essersi incrinato, come gli specchi appannati del grande salone: le giornate scorrono lente, ma ogni ora pesa come un verdetto. La crisi economica stringe il palazzo dei Luján alla gola, i corridoi sussurrano segreti che nessuno osa pronunciare ad alta voce, e la linea che separa le apparenze dalla rovina è sempre più sottile. Mentre Alonso conta debiti e fatture come fossero ferite aperte e Romulo misura ogni parola per non allarmare troppo la servitù, Manuel riceve una lettera dall’Italia che è insieme salvezza e condanna. La sua domanda di lavoro nell’aviazione è stata accettata: un contratto, un biglietto di sola andata lontano dalla tenuta, lontano dall’aria irrespirabile di un casato che affonda. Per lui e Jana non è solo un’opportunità, è una fuga, un’ultima preghiera esaudita sul ciglio di un precipizio. Nel momento stesso in cui lui stringe quella lettera tra le mani, però, il destino della famiglia Luján comincia a sgretolarsi con una velocità spaventosa.
La prima crepa profonda si apre a Cadice, o meglio su quella casa che non è solo pietra e legno, ma l’ultimo frammento dell’eredità di Cruz. Alonso, braccato dalla miseria, propone la vendita del palazzo appartenuto al barone De Luján come si proporrebbe un sacrificio necessario. Ma per la marchesa la villa non è un bene da monetizzare, è l’ombra paterna che ancora le cammina accanto. Quando il marito pronuncia la parola “vendere”, nel salone cala un silenzio tagliente. La furia di Cruz non è teatrale: è il dolore feroce di una donna che vede profanato il suo unico legame con il padre, mentre le porcellane, i ritratti, i tappeti dell’infanzia diventano numeri in un libro contabile. Il loro matrimonio, già logorato da anni di incomprensioni, si spezza in due fronti inconciliabili: da una parte l’uomo disposto a svendere il passato pur di salvare il presente, dall’altra la donna pronta a lasciare andare tutto, tranne il proprio nome. E mentre i coniugi si affrontano in un duello a mezza voce, Romulo e Alonso preparano il colpo di grazia per la servitù: una riunione, poche frasi, una sentenza. Chi resta alla Promessa lo farà senza salario, a tempo indeterminato. La fedeltà diventa un lusso che nessuno può più permettersi davvero.
Sotto le stoffe eleganti e le tovaglie di lino, però, il vero terremoto è fatto di memorie, corridoi segreti e colpe sepolte. Jana, che pure sogna l’Italia con Manuel, non riesce a spegnere la voce del passato. Le sue scoperte sulla stanza nascosta, sui passaggi che attraversano il palazzo come vene sotterranee, la riportano sempre allo stesso punto: la morte di Tomás, quel delitto che ha marchiato la casa come una maledizione. Ogni dettaglio, ogni frammento di ricordo, ogni sguardo sfuggente la spinge verso un’unica, terribile conclusione: Cruz non è solo la signora del palazzo, è forse anche la mano che ha tolto la vita al giovane erede. Con in tasca la prova che ha sempre cercato, Jana si muove come una donna che cammina sul filo sopra un abisso. Vuole andare alla Guardia Civile, denunciare la marchesa, squarciare finalmente il velo delle menzogne, ma sa che quel gesto potrebbe travolgere non solo Cruz, bensì tutti: la servitù che ha taciuto, chi ha sospettato e ha voltato lo sguardo, chi deve la propria vita alla Promessa. Intanto, sulle scale e nelle cucine, un’altra verità si contorce nelle parole di Santos, il figlio di Pia e Ricardo. Per gioco, per gelosia o per bisogno di attenzione, il ragazzo racconta una versione romanzata della passeggiata tra i genitori: insinua un riavvicinamento, un amore mai spento. I domestici bevono ogni sillaba come vino troppo forte, e in poche ore i pettegolezzi dilagano, costringendo Ricardo a un’umiliazione pubblica pur di spegnere il fuoco che suo figlio ha acceso.
Mentre le lingue tagliano come lame, sulle teste dei giovani della casa si prepara un altro tipo di condanna: quella dei matrimoni combinati. Angela, con il cuore in tumulto, scopre che Cruz e Lorenzo stanno architettando per Curro un’unione di convenienza, un legame freddo con una ricca erede pronta a comprare con la dote il tracollo dei Luján. Curro, che lotta ancora con una verità d’identità appena confessata e già messa a rischio dalle confidenze di Jana a Lope, è l’ennesimo agnello preparato sull’altare dell’onore di famiglia. Angela, disperata, corre da Martina, le mette in mano la verità come una bomba innescata: solo lei può avvertire Curro, solo lei può salvarlo da un destino deciso a tavolino. Ma Martina è ubriaca dei propri sogni: pensa al matrimonio con Jacobo, pretende di celebrarlo alla Promessa come una dichiarazione di appartenenza proprio mentre gli zii affondano. La sua determinazione scatena l’ennesimo scontro con Cruz e Alonso, che vedono in quella cerimonia uno sfregio alla decenza. Catalina, intanto, osserva Jacobo con gli occhi di chi ha già visto il male da vicino: sente odore di inganno, teme un nuovo Pelayo e avverte la cugina, ma le sue parole si perdono nel rumore dei preparativi. In quel caos di abiti da sposa, inviti e rancori, nessuno sembra accorgersi che il palazzo stesso scricchiola, come se non volesse assistere a un altro matrimonio costruito sul compromesso.
Il colpo finale arriva a cena, quando tutto sembra già abbastanza fragile da crollare al minimo soffio. La famiglia è riunita, i domestici si muovono in silenzio, l’aria è pesante di non detti. Manuel si alza, posa le posate con un gesto lento, e annuncia la decisione che cambierà per sempre la storia della Promessa: partirà per l’Italia, e non da solo, ma con Jana al suo fianco. Per un istante nessuno respira. Il marchese resta di pietra, diviso tra lo shock e una sorta di comprensione dolorosa per il figlio che non ce la fa più a soffocare sotto il peso di quel tetto. Cruz, invece, si spezza e si incendia nello stesso tempo: sente quella scelta come un tradimento personale, una pugnalata inferta davanti a tutti, la prova che non ha più il controllo né dei beni né dei cuori. Mentre lei lotta per non crollare, un altro sussurro serpeggia lungo la tavola imbandita: la voce di un figlio illegittimo, un bastardo nascosto tra le pieghe del palazzo, pronto a gettare disonore sul casato se mai il suo nome arrivasse oltre le mura. In quell’istante, tra la decisione di Manuel e Jana di fuggire e l’ombra di questo scandalo pronto a esplodere, la Promessa trattiene il fiato. I debiti, i licenziamenti, i matrimoni di convenienza, i segreti di sangue e le colpe mai confessate convergono verso lo stesso punto di rottura. E quando il silenzio della sala viene rotto solo dal tintinnio di un bicchiere che trema nella mano di Cruz, diventa chiaro che nulla potrà più tornare com’era prima: adesso non resta che scegliere se guardare la rovina in faccia o continuare a ballare tra le macerie. Se vuoi, posso scrivere un seguito ancora più drammatico in cui la denuncia di Jana e la partenza di Manuel fanno esplodere lo scandalo del figlio illegittimo e trascinano i Luján davanti alla vergogna pubblica.