IL RITORNO DI MERDAN, IL PACCO MISTERIOSO E LA LISTA NERA: SEGRETI DI FAMIGLIA SCOPPIA TRA BUGIE, VENDETTA E PAURA
La città si sveglia con un brivido quando un nonno bandito dal lessico familiare bussa e attraversa la soglia come niente fosse: Merdan, l’uomo di cui si era detto “morto, da non nominare”, ora mangia a tavola, brinda al tè e augura la buona notte al “nipote procuratore”. Il salotto diventa tribunale: Ceylin maschera il gelo in casa con ironie al vetriolo (“io sono buio, lui è luce, il nero inghiotte il bianco”), Ilgaz stringe i denti e misura i confini tra legge e lealtà, mentre Eren porta notizie più fredde delle bollette non pagate: hanno persino smontato il contatore, la cucina fuma caffè amaro e decisioni peggiori. Intanto una ragazza minorenne ruba pane, salame e formaggio perché la fame non aspetta moduli: “Voi la fame non l’avete sentita, io sì.” In controluce, un pacco intestato a Ilgaz arriva come un talismano rovesciato: la logistica sa di regia, gli “osservati” non sono dove i pedinatori li credono, e un ex dirigente della sicurezza si offre al miglior offerente, prezzando la lealtà al minuto.
Yekta orchestra con guanti bianchi e mani sporche: soffia sul sospetto contro Pars, agita un video d’ospedale e una cartellina che promette scandali, mentre Ceylin, con la freddezza di chi ha giurato solo alla propria coscienza, sale dal Procuratore Capo e deposita accuse nette: “Pars ha usato il suo ruolo per interessi privati di Yekta.” Il palazzo trema tra corridoi e porte che sbattono; Pars ribolle, taglia corto, giura un ritorno “più duro e più freddo”. Ceylin però gioca di prova: ottiene il filmato originale in cui la madre della piccola Elif firma ogni consenso, smonta la narrativa del “rapporto distrutto” e trascina la verità al neon sotto gli occhi di chi voleva spegnerla. Nel frattempo, la lista dell’odio prende forma in una stanza senza orologi: “Dimmi un numero. Cinque? Perfetto: non lo amo. Cominciamo.” I nomi scorrono come condanne annunciate: Çınar, Ilgaz, il commissario “padre più che poliziotto”. L’ombra promette istruzioni “passo passo, senza sbagliare”, e perfino un cammeo per “tuo padre”.
Nelle cucine, dove il destino si mastica prima di capirlo, una madre si accorge che i bracciali d’oro per i “giorni neri” sono scomparsi; al ristorante, invece, la memoria si presenta in tailleur: Seda posa una cartellina e rovescia un matrimonio in un sorso. “Tuo marito è un impostore: diploma falso, anni di avvocatura costruiti al contrario.” La carta non si raddrizza neppure girandola, e la dignità precipita tra le posate. Mentre il tavolo domestico si fa aula, Ceylin confessa a Eren la propria natura da ninfea senza radici: “Scelgo ciò che serve, poi scappo. Io lo sporco, perché il nero divora il bianco.” Ma la puntata spinge oltre: il peschereccio di Zafer “non è mai uscito”, nessuno lo ha visto, nessuno sa; e il pacco per Ilgaz – la scintilla – si incastra con una rete di pedinamenti sbagliati e telefoni ricondizionati “puliti, chat e foto cancellate”, come se qualcuno stesse ripassando una scena prima del ciak.
Il cuore giudiziario batte irregolare. Pars si sente tradito “sul tappeto rosso del procuratore”, minaccia un ritorno da predatore; Ceylin non indietreggia di un centimetro, pretende l’originale, certifica la firma, inchioda la madre bugiarda e difende i medici: “Regole strette, niente si fa senza consenso.” Ilgaz prova a tenere insieme i vetri rotti: un suocero rientrato dall’inferno, un pacco che pesa più di un fascicolo, una moglie che chiede chiarezza e una ex – Neva – che gli mette davanti tre anni condensati in un tè: gli appuntamenti mancati non sono scuse, sono colpe. Eren, nel mezzo, viene chiamato da una ragazzina che lo vuole “per nome” come unico adulto affidabile: la fame chiede un verbale ma, prima ancora, un piatto caldo. L’indagine si allarga: club con dentro nessuno, assistenti che parlano a orari perfetti, piste che sanno di messa in scena. Qualcuno sta scrivendo la partitura e la città sta suonando le note senza saper leggere il pentagramma.
Il colpo di frusta arriva quando tutto sembra stabilizzato. Un corriere, un portinaio, una firma: il pacco per Ilgaz cambia stanza e significato, da indizio a detonatore morale. In parallelo, Merdan gioca da patriarca d’altri secoli: ordina di vendere la vecchia auto, compra telefoni “puliti”, promette protezione a chi lo rinnega, e ricorda a tutti che lui sa sempre “prima”. Fuori, la risata di qualcuno che “ha disegnato la propria faccia prima di graffiarla” copre l’eco di un nome: Engin. Un flashback sporca l’aria – lo spazzolino sottratto per DNA, la “lezione” che Ceylin e Ilgaz non dimenticheranno più. Fine atto: una lista nera in corsa, un matrimonio che crolla sotto un titolo di studio fantasma, una minorenne che ruba per vivere, un nonno che ridipinge il passato, un procuratore con un pacco in mano e troppi nemici in tasca. Vuoi sapere chi è dietro la regia, cosa c’è davvero nel pacco e chi sarà il prossimo “numero”? Scrivi “Voglio la verità” e resta con noi: quando la giustizia balla con la vendetta, ogni prova è un invito a danzare sul bordo del precipizio.