Intervista all’attore Carlo Caracciolo, attualmente nel cast di Un posto al sole
Entrare nel mondo di Un Posto al Sole significa confrontarsi con una narrazione che non si limita all’intrattenimento, ma affonda le mani nella realtà sociale, nelle sue ferite più profonde e nelle sue contraddizioni. Carlo Caracciolo, oggi nel cast della storica soap nel ruolo di Gennaro Gagliotti, lo sa bene. Il suo personaggio non è un “cattivo da manuale”, non è una maschera urlata o un antagonista bidimensionale. È piuttosto una figura inquietante perché quotidiana, riconoscibile, capace di incarnare una forma di male che vive accanto a noi, spesso invisibile. Gennaro è un uomo legato al potere economico, al controllo, a dinamiche come il caporalato, una piaga sociale che Un Posto al Sole ha scelto di raccontare senza filtri. Ed è proprio questa complessità ad aver affascinato Caracciolo, che affronta il ruolo con un approccio profondamente umano, rifiutando il giudizio morale e cercando invece di scavare nelle zone d’ombra del personaggio.
Per l’attore, interpretare un “cattivo” non significa mai condannarlo. Al contrario, Caracciolo parte da un presupposto netto e quasi filosofico: in ogni individuo convivono bene e male. Gennaro Gagliotti, nella sua visione, è il prodotto di un percorso, di traumi, di silenzi e di ferite mai raccontate. Ciò che più lo affascina non è tanto ciò che il personaggio fa in scena, ma quello che non dice, ciò che trattiene, ciò che nasconde dietro lo sguardo e i gesti misurati. È lì che l’attore ha costruito il suo lavoro più profondo, immaginando un background emotivo forse mai esplicitato dalla sceneggiatura, ma fondamentale per dare spessore e credibilità al ruolo. Un lavoro di sottrazione più che di eccesso, in cui la cattiveria non è urlata ma insinuata, psicologica, silenziosa. Ed è proprio questo silenzio a rendere Gennaro così disturbante.
Il percorso di Caracciolo come interprete dei ruoli oscuri non nasce con Un Posto al Sole. Prima ancora, l’attore aveva lasciato il segno in Gomorra, uno dei progetti più importanti della sua carriera e una vera palestra professionale. Un’esperienza che, come racconta, gli ha insegnato il rigore, la disciplina e il valore del lavoro collettivo. Sul set di Gomorra bisognava arrivare preparati, “carichi come una molla”, pronti a mettere tutto al servizio della scena. Ma il cattivo di Gomorra era diverso: più istintivo, più fumettistico, costruito anche attraverso riferimenti forti come il Joker o gli sguardi inquietanti dei seguaci del potere assoluto. Una cattiveria quasi iconica, estrema. Gennaro Gagliotti, invece, rappresenta un’altra dimensione del male: non quella spettacolare, ma quella che si nutre di denaro, controllo e manipolazione quotidiana. Una cattiveria più vicina, più realistica, forse proprio per questo più difficile da interpretare.
Nonostante oggi venga spesso associato a ruoli negativi, Caracciolo sorride di fronte a questa etichetta. Anzi, ammette di essersela quasi “attirata addosso”, dopo anni in cui a teatro e in altri contesti aveva interpretato personaggi buoni, empatici, rassicuranti. La lunga serialità di Un Posto al Sole rappresenta per lui una sfida stimolante, un terreno fertile in cui un personaggio può evolvere, cambiare, sorprendere. Continuare a farne parte sarebbe un piacere, anche se l’attore non nasconde il desiderio di esplorare corde diverse, magari più luminose. Allo stesso tempo, nuove opportunità stanno arrivando e Caracciolo le accoglie con entusiasmo, dimostrando una curiosità artistica che va oltre ogni ruolo già conquistato.
Lo sguardo di Carlo Caracciolo, però, è rivolto anche al futuro del cinema italiano. Tra i registi con cui sogna di lavorare spicca Gabriele Mainetti, apprezzato per aver portato nel nostro panorama uno stile nuovo, capace di mescolare realismo e immaginario, umanità e mito. Non a caso, il ruolo dei sogni dell’attore è quello del supereroe, un progetto che ha già iniziato a scrivere ma che, per ora, resta in attesa di finanziamenti. Un desiderio che dice molto di lui: dopo aver esplorato a fondo l’oscurità dell’animo umano, Caracciolo sente il bisogno di raccontare anche la possibilità della redenzione, della forza, di un bene che non sia ingenuo ma conquistato. E forse è proprio questo equilibrio, tra luce e ombra, a rendere il suo percorso così interessante. Perché come Gennaro Gagliotti insegna, il vero dramma non è il male in sé, ma ciò che lo genera e ciò che scegliamo di farne.