IO SONO FARAH 30 GIANNIO ANTICIPAZIONE – SEASON 2

Alla tavola imbandita per la celebrazione, l’atmosfera è tutt’altro che festosa. Marian resta immobile, lo sguardo perso nel vuoto, il cibo intatto davanti a sé come se fosse invisibile. Akbar, osservando il turbamento della figlia, prova a rassicurarla: quell’uomo non tornerà più a spaventarla. Ma la risposta di Marian è gelida, quasi beffarda: non ha paura. Il suo sguardo, però, tradisce una consapevolezza più profonda, mentre osserva Benham parlare nervosamente al telefono. La tensione esplode quando Rassan interviene con disprezzo, rifiutando qualsiasi coinvolgimento della polizia per non macchiare il nome della famiglia con “quella donna”. Benham la corregge con durezza: quella donna è la madre di suo figlio, e tutti dovranno farsene una ragione. È l’inizio di uno scontro verbale feroce, in cui Marian rinfaccia al cugino la sua crudeltà, ricordandogli come non abbia mai mosso un dito per salvarla quando lei ne aveva bisogno. A tavola, tra sguardi bassi e silenzi carichi di vergogna, il potere di Benham inizia a mostrare crepe inquietanti.

Le parole diventano armi, e Marian non si tira indietro. Accusa Benham di conoscere solo la forza bruta, di tentare di piegare anche Farah con la violenza perché incapace di farsi amare davvero. È troppo. Benham esplode, colpisce il tavolo con furia, minaccia la cugina come se fossero tornati in Iran, mostrando il volto più oscuro del suo dominio. Quando Marian pronuncia la frase che nessuno osa dire – insinuando che una delle “tradizioni” sia stata assassinare l’uomo che amava e farlo passare per suicidio – la maschera cade definitivamente. Benham urla, umilia, rivendica il diritto di sottomettere una donna, accusandola di essersi corrotta con la libertà europea. Akbar, finalmente, si alza in piedi e lo affronta, ricordandogli che il rispetto viene prima del potere. La frattura è insanabile: Marian e suo padre se ne vanno, lasciando dietro di sé una famiglia spaccata, mentre Rassan tenta invano di salvare un’alleanza ormai incrinata. Benham resta solo, prigioniero del suo orgoglio, incapace persino di fingere una scusa.

È in questa solitudine carica di rabbia che arriva il messaggio di Vera: forse conosce la posizione di Tahir. Benham non esita un secondo. La chiama, urla, pretende. Vera resta fredda e lucida, sa di avere in mano una carta preziosa e chiede qualcosa in cambio: amicizia. Un patto pericoloso, siglato sulla disperazione di un uomo che teme di perdere tutto. Poco dopo, Farah torna alla villa, sconvolta, implorando pietà. Dice di essere tornata spontaneamente, chiede solo di vedere suo figlio, giura che Tahir non l’ha toccata. Benham la trascina dentro casa come una prigioniera. Nel confronto a porte chiuse, le chiede se sia stata felice con il padre di suo figlio. La risposta di Farah, sincera e devastante, lo ferisce più di qualsiasi tradimento. Quando lui le chiede dove si trovi Tahir, Farah nega, ma il suo corpo la tradisce. Benham la minaccia, le promette l’inferno. Lei, esausta, smette di avere paura. È stanca, svuotata, pronta a perdere tutto pur di non cedere più.

Nel frattempo, la notte si carica di presagi oscuri. Tahir, ferito e stordito, riprende conoscenza in mezzo ai frammenti di vetro. Pronuncia il nome di Farah come un’ancora di salvezza, ignaro che la morte lo stia già aspettando fuori. Benham lo circonda con i suoi uomini armati, lo provoca, lo umilia, gli promette una fine lenta. Tahir ride, lo sfida, chiede che sia lui stesso a sparare. Quando la situazione sembra senza via d’uscita, Tahir sfrutta un attimo di distrazione, disarma una guardia e fugge nel bosco. Parte un inseguimento spietato che culmina in un edificio in costruzione, un luogo sospeso tra la vita e la morte. Qui inizia una caccia feroce, fatta di colpi sparati alla cieca, mattoni usati come armi, silenzi rotti dal respiro affannoso. Tahir conta i proiettili, attende l’ultimo colpo, poi esce allo scoperto. Ora è corpo a corpo, sporco, primitivo, sull’orlo del vuoto.

Il duello finale è una danza mortale sopra l’abisso. Tahir ha la meglio, Benham cade e resta appeso nel vuoto, aggrappato alla vita con le unghie. In quel momento sospeso, Tahir gli pone la domanda più crudele: ami Farah? La risposta di Benham è disperata, assoluta. Prega ogni notte perché lei lo ami. Tahir potrebbe ucciderlo, ma sceglie di salvarlo, dimostrando una grandezza che il suo rivale non possiede. Gli promette che sparirà dalla vita di Farah. Ma Benham, appena salvo, lo tradisce ancora: lo colpisce e lo spinge giù. Tahir precipita, si schianta su un cumulo di sabbia. Benham osserva dall’alto, cercando un segno di vita. Proprio allora un’auto si ferma, una donna scende e si avvicina al corpo esanime. Il destino resta sospeso in quell’ultimo fotogramma carico di tensione. È Marian? E Tahir è davvero morto? Io sono Farah chiude così l’anticipazione del 30 gennaio con un crescendo di violenza, amore e tradimento, promettendo una seconda stagione ancora più intensa, dove nessuna scelta resta senza conseguenze e nessun cuore esce illeso.