La Forza Di Una Donna Anticipazioni: SABATO 8 NOVEMBRE: BAHAR CHIAMA ARIF MA SARP SI INFURIA E…

Sarp non riusciva a staccare lo sguardo da Piril. La stanza sembrava più fredda del solito, come se l’aria stessa avesse smesso di circolare. Il silenzio era pesante, eppure il suo cuore batteva così forte da coprire ogni altro suono. Le parole di Piril rimbombavano nella sua mente come un’eco velenosa: “Non potevo dirti tutto allora, Sarp. Dovevo proteggerti.” Proteggerlo da cosa? O da chi? Sarp non sapeva se ridere o gridare. Si ricordava ancora quella notte maledetta, quando Piril gli aveva telefonato nel panico, dicendo che Bahar e i bambini erano in pericolo. Ricordava la corsa disperata, il sangue, il fumo. Ricordava Piril che piangeva tra le sue braccia, giurando di aver solo cercato di aiutarli. E ora, dopo anni di bugie e sospetti, quella stessa voce cercava di convincerlo che tutto era stato per il suo bene.

“Proteggermi?” ripeté lui con un tono che sapeva di rabbia e incredulità. Piril fece un passo indietro, gli occhi lucidi, le mani tremanti. Cercava le parole giuste, ma la verità, una volta uscita, non si poteva più addolcire. “Quell’uomo che mi ha chiamata,” disse infine, “sapeva tutto di voi. Sapeva dove viveva Bahar, dove giocavano i bambini, persino quando tu saresti tornato a casa. Mi disse che dovevo avvertirvi, che qualcuno voleva farvi del male. Io… io non potevo rischiare.” Ma Sarp la fissava come se stesse ascoltando un racconto di fantasia. “E perché ti sei fidata?” ribatté freddamente. “Perché hai creduto a uno sconosciuto più che a me?” Piril deglutì, cercando di mantenere la calma. “Perché avevo paura, Sarp. E quando hai paura, non pensi. Agisci. Ho pensato solo a salvarti.” Ma Sarp non ci credeva più. C’era qualcosa di oscuro nei suoi occhi, una scintilla di verità nascosta sotto strati di menzogne.

Le luci soffuse della stanza tremolavano, come se persino l’elettricità esitasse a restare. Sarp si passò una mano tra i capelli, cercando di mettere ordine nei pensieri. Ogni dettaglio di quella notte tornava alla memoria come frammenti di un puzzle deformato. Ricordava il rumore delle sirene, la voce di Piril che lo supplicava di non tornare indietro, e la strana calma nella sua voce subito dopo l’esplosione. C’era qualcosa di calcolato in tutto quello. E se Piril avesse saputo più di quanto avesse ammesso? Se fosse stata parte di tutto? “Sai cosa penso?” disse lui infine, con voce bassa ma tagliente. “Penso che tu sapevi perfettamente cosa stava per succedere. E che quella chiamata, quella finta paura, era solo una trappola per portarmi via da loro.” Piril spalancò gli occhi, pallida come un fantasma. “Come puoi pensarlo? Io ti amavo!” gridò, ma la parola “amavo” rimase sospesa nell’aria, vuota, fragile, come un vetro pronto a frantumarsi.

“Mi amavi?” ripeté Sarp, avvicinandosi lentamente. “L’amore non distrugge tutto ciò che tocca, Piril. Tu hai scelto di mentire. Hai scelto di manipolare. Hai scelto me contro di loro.” Ogni parola era una lama che affondava più a fondo. Piril scoppiò in lacrime, ma le sue lacrime non smuovevano più nulla in lui. “Non capisci, Sarp,” sussurrò tra i singhiozzi. “Se non avessi fatto quello che ho fatto, saresti morto quella notte. E non sarei sopravvissuta a perderti.” Sarp rise amaramente. “E invece hai perso me comunque. Solo che ora siamo entrambi vivi, ma morti dentro.” Si voltò verso la finestra, osservando la pioggia che cadeva come un sipario su un dramma ormai al suo ultimo atto.

Il silenzio che seguì fu definitivo. Nessuno dei due trovò più parole, perché le parole erano ormai inutili. Piril rimase immobile, guardando la schiena dell’uomo che aveva amato, l’uomo che non avrebbe mai più perdonato. Sarp, con lo sguardo perso nel buio della notte, capì che non esisteva ritorno da quella verità. Forse, in un altro tempo, in un’altra vita, avrebbero potuto salvarsi. Ma adesso tutto era bruciato. L’unica cosa rimasta era la consapevolezza che l’amore, quando si mescola alla paura e alla menzogna, diventa veleno. E mentre Piril sussurrava un ultimo “mi dispiace” quasi impercettibile, Sarp chiuse gli occhi e lasciò che il silenzio inghiottisse ogni cosa. Perché certe verità, una volta rivelate, non si possono più dimenticare — si possono solo sopportare.