LA NOTTE NEL CUORE ANTICIPAZIONI: UNA NOTIZIA SCIOCCANTE METTE IKMET CON LE SPALLE AL MURO

Sotto il cielo poroso della Cappadocia, l’ufficio di Tassin sembra una cattedrale di mogano dove le preghiere si fanno in silenzio e a denti stretti: l’aria è ferma, la luce scivola sui camini delle fate oltre i vetri, ma dentro la stanza si prepara un’eclissi. Cian, in piedi alla finestra, consuma il pavimento a passi corti, un ring chiuso in cui boxa con la propria impotenza; Tassin, seduto, osserva il riflesso del proprio volto sul legno lucido come un oracolo personale. Sanno entrambi che il ritardo di Ikmet non è maleducazione ma strategia, un preludio di dominio. Sul tavolo, cifre e peccati: 5 milioni di dollari per tenere al guinzaglio un segreto lurido, il divorzio di Sumru. È il prezzo di una pace scellerata, l’elemosina per comprare tempo. Tassin lo sa e lo accetta, ma lo fa come fanno i generali: cedere terreno per attirare l’avversario nel corridoio stretto. “Oggi la nutriremo, domani le taglieremo la testa,” dice piano. È la lucida blasfemia di chi ha trasformato il dolore in strategia.

Quando Ikmet entra, l’aria cambia densità. Abito audace, sorriso a lama, la seta che sussurra come un serpente: non si siede, predica. Chiede “regali”, non accordi; pretende tributi, non negoziazioni. Sfoglia l’assegno, accarezza l’atto di proprietà come fosse già suo e poi, con una risata secca, raddoppia il pedaggio: 10 milioni e quattro negozi ad Avanos. Il ricatto sale di tono, assume il timbro della bestemmia. Cian stringe i pugni, l’onore gli brucia sotto pelle; Tassin, invece, alza un bicchiere di ambra e sorride con gli occhi asciutti: l’avidità dell’avversario è un ponte gettato sul vuoto. “Avrai ciò che vuoi,” concede, la voce un velluto che copre l’acciaio. È una resa apparente, la “falsa porta” che nei templi nasconde l’uscita vera. Ikmet assaggia la vittoria come un liquore forte, si siede, accavalla, posa la penna d’oro sul foglio: il trionfo è a un soffio.

Il telefono di Cian stride come metallo contro pietra, e il destino, puntuale come un usciere, entra senza bussare. Una voce concitata, un silenzio di marmo, poi la sentenza: “Papà è morto.” Il tempo scatta indietro di un passo e in avanti di dieci. Tassin solleva lo sguardo e pronuncia il colpo di grazia come un’elegia crudele: se avessi firmato un’ora fa, saresti ricca; ora non hai più niente. Samet Shanalan è morto: con lui muoiono valore, leva, minaccia. Le azioni di Ikmet si polverizzano come cenere al vento, i documenti si fanno coriandoli di funerale tra le dita di Tassin, e il suo potere – costruito su telefonate e paura – si accascia in poltrona, vuoto come un trono senza corte. La domanda finale, tagliata nel ghiaccio, non è un invito ma una pietra sul petto: “Andrai al suo funerale?” L’umiliazione si completa nella postura: Ikmet immobile, lo sguardo perso, i frammenti ai piedi come prove mute della sua caduta.

La notte però non assolve, rimescola. Nel corridoio, Cian conferma la morte con voce bassa e si ritrova adulto in un passo: sollievo, tristezza, disciplina. In lui l’onore chiede vendetta, ma l’ombra lunga di Tassin insegna la scacchiera: i serpenti non si educano, si recintano e si affamano. La minaccia al “segreto sporco” di Sumru si ridimensiona, ma la guerra si allarga: affari congelabili con una chiamata, terreni a Ürgüp, l’hotel in vendita. La famiglia Shanalan – più mito che cognome – si specchia nelle sue crepe: il bastardo fatto a pezzi dal passato ha imparato a trasformare la vergogna in munizioni; il figlio, caldo di sangue, scopre che nei corridoi del potere il bianco e nero sono un’illusione di chi guarda da lontano. Ogni scelta, qui, è un grigio calibrato a percentuali.

E fuori, la Cappadocia respira come un dio antico che ha visto tutto. L’avidità di Ikmet si rivela un coltello a doppio taglio: l’ha resa audace, quindi cieca. Tassin, sacerdote di una liturgia spietata, ha vinto la battaglia senza alzare la voce, trasformando un lutto in leva, un ricatto in nulla, il tempo in arma. Ma la pace non è nel vocabolario di questi campi lunari: la morte di Samet apre stanze nuove, attiva legali, ridisegna le mappe del denaro e dei rancori. La notte nel cuore ricomincia da qui, più scura e, paradossalmente, più nitida. Se vuoi, posso scriverti ora un’anteprima con i 7 snodi che esploderanno nel prossimo episodio e tre traiettorie possibili per Tassin, Cian e Ikmet, scegliendo il taglio che preferisci tra thriller, politico o psicologico.