“La notte nel cuore”: le anticipazioni della puntata del 23 dicembre
Nel cuore di una città qualunque, nascosta dietro una facciata di vetro e slogan motivazionali, l’azienda Aurum Digital si vantava di essere “una grande famiglia”. La frase campeggiava su ogni parete, su ogni slide delle riunioni del lunedì, ma nessuno più ci credeva davvero. Soprattutto non ci credeva Luca Ferri, il project manager che da cinque anni trascinava sulle spalle i progetti più difficili, salvando scadenze impossibili e coprendo gli errori degli altri. Quel lunedì di dicembre, però, l’aria nel grande open space vibrava in modo diverso: si attendeva l’annuncio del nuovo direttore operativo, una promozione che, per tutti, aveva un solo legittimo destinatario. Il suo nome sussurrato alle macchinette del caffè, nei messaggi privati, nelle chat di gruppo: “Questa volta tocca a te, Luca”. Lui sorrideva, ma dentro sentiva crescere una tensione che non aveva nulla a che vedere con le consegne ai clienti. Era come se tutti gli anni di sacrifici, di notti passate a correggere slide altrui, di weekend sottratti alla vita, fossero finalmente in attesa di essere riconosciuti. O cancellati per sempre.
La mail arrivò alle 9.02. Oggetto: “Annuncio straordinario – tutti in sala riunioni”. Il CEO, Riccardo Morelli, uomo dal sorriso impenetrabile e dagli occhi che non si fermavano mai troppo a lungo sulla stessa persona, salì sul palco con il suo solito passo sicuro. “Aurum Digital sta crescendo. Abbiamo bisogno di leadership forte, visione e coraggio”, disse, mentre lo sguardo di mezzo reparto si posava su Luca, seduto a metà sala, la penna stretta tra le dita. Accanto a lui, Marta, la collega più sincera che avesse, gli sfiorò il braccio: “È il tuo momento”, sussurrò senza distogliere lo sguardo dal palco. Tutti trattennero il respiro. “Sono felice di annunciare che il nuovo direttore operativo sarà… Elena Riva.” Per un istante, il silenzio si fece così denso da sembrare un muro. Elena, entrata in azienda solo da un anno come consulente esterna, si alzò con un sorriso perfetto, calibrato, studiato. Gli applausi esplosero, ma si sentivano vuoti, disomogenei. Non guardavano lei: guardavano Luca. O, meglio, evitavano di guardarlo. Lui restò immobile, lo sguardo fisso su un punto indefinito del pavimento, mentre dentro qualcosa crollava in silenzio, senza fare rumore. Nessuno, in quel momento, osò chiedersi ad alta voce quanti caffè, quante cene “di lavoro”, quante promesse sottobanco avessero preceduto quell’annuncio.
Il vero spettacolo iniziò dopo. Nel corridoio, la notizia correva più veloce di qualsiasi newsletter interna. “L’hanno fatto fuori”, mormorava qualcuno. “Questione politica, non di merito”, aggiungeva un altro. Andrea, il collega che con Luca divideva notti di debug e crisi isteriche dei clienti, lo seguì in silenzio fino alla finestra in fondo al corridoio. “Dimmi che almeno ti hanno avvisato prima”, tentò, con una speranza quasi infantile. Luca rise, ma fu una risata breve, rotta. “No. L’ho scoperto anche io a teatro iniziato”, rispose, guardando le auto scorrere sotto, così piccole da sembrare giocattoli. “Forse è questo che siamo, alla fine: comparse sostituibili.” Il telefono vibrò: messaggi di colleghi che scrivevano “mi dispiace” e “sei tu il vero capo per noi”, frasi che avrebbero dovuto confortarlo, ma che suonavano solo come il rumore bianco dell’ipocrisia. In mezzo a quel caos, spuntò una mail interna, fredda come un comunicato stampa: “Congratulazioni a Elena Riva per il nuovo incarico. Siamo certi che guiderà l’azienda verso risultati straordinari”. Nessun accenno a chi aveva, fino a quel momento, retto l’intero reparto. Nessun grazie. Solo il silenzio beneducato dei tradimenti fatti in giacca e cravatta.
Nel frattempo, nelle retrovie invisibili dell’ufficio, si muovevano forze meno nobili. Sara, l’assistente del CEO, sapeva più di chiunque altro quante volte Elena fosse entrata e uscita dallo studio di Morelli nelle ultime settimane. Le riunioni improvvise, le “chiacchierate strategiche”, i pranzi di lavoro fuori sede. Aveva visto mail cancellate, bozze di contratti modificate all’ultimo secondo, promesse scritte e poi riscritte con nomi diversi. Ogni tanto incrociava gli occhi di Luca e provava un fastidio acuto, quasi fisico, per quella ingiustizia che le passava davanti come se fosse un fatto normale, parte del gioco. “Non è solo una promozione”, pensava osservando da lontano la nuova direttrice, circondata da sorrisi interessati. “È l’inizio di un’altra guerra silenziosa.” Guerra tra chi sceglie di vendersi e chi insiste a credere che il lavoro, da solo, possa bastare. Intanto, sui social dell’azienda comparivano le prime foto: il CEO, Elena, il brindisi con il prosecco. “Orgogliosi di annunciare la nostra nuova leader”, recitava la didascalia. Nessuno fotografava il corridoio in cui, poco distante, Luca si appoggiava al muro, come per non lasciarsi scivolare a terra.
Quella sera, quando l’ufficio finalmente si svuotò di sorrisi di circostanza, Luca rimase solo davanti allo schermo del computer, illuminato da una luce fredda e impietosa. Una cartellina sul desktop, “Progetti 2024”, lo fissava come una domanda. Tutto quello che aveva costruito, lo aveva costruito lì dentro. Scadenze rispettate, crisi evitate, successi che qualcun altro ora avrebbe potuto rivendicare come propri. Marta rientrò un attimo, il cappotto in mano. “Non andare via così”, disse, avvicinandosi alla sua scrivania. “Tu vali più di questo teatrino.” Luca la guardò, stanco. “Io valgo solo quanto decidono di scrivere nella gerarchia, qui dentro. E oggi hanno scritto che valgo meno di lei.” Marta scosse la testa, poi abbassò la voce: “Stanno parlando tutti, lo sai? C’è chi è pronto a seguirti se decidi di andare via. O di combattere da dentro.” Una scintilla, minuscola, si accese negli occhi di lui. Forse, pensò, il vero potere non sta nella scritta su una targhetta, ma nella capacità di decidere chi e cosa portare con sé quando tutto crolla. Mentre spegneva il monitor, sentì che quello non era solo il giorno in cui aveva perso una promozione: era il giorno in cui, forse, aveva finalmente capito quanto fosse pericoloso lasciare il proprio destino nelle mani di chi confonde il merito con la convenienza. Se vuoi, nel prossimo passo posso trasformare questa storia in una serie di articoli, seguendo la vendetta silenziosa di Luca e la lenta caduta di chi oggi crede di aver vinto.