LA NOTTE NEL CUORE .NUH DECIDE DI OPERARSI AL CERVELLO PER IL TUMORE .
La vita di Nuh cambia in un solo istante, con una diagnosi che risuona come una condanna: tumore al cervello, tre centimetri, maligno, aggressivo e in una zona quasi inoperabile. Quando il dottore pronuncia quelle parole, il silenzio cala sulla stanza come una sentenza senza appello. Nessuno osa respirare. Melek si porta una mano alla bocca, Cihan fissa il pavimento come se volesse scavare un buco per nascondere il dolore, e Tasin, con la voce rotta, chiede cosa si possa fare. È in quel momento che la famiglia si muove come un corpo solo, unita dalla paura: si contatta un esperto dalla Germania, il professor Bremer, l’unico chirurgo che, secondo le voci, potrebbe tentare l’impossibile. Quando arriva alla tenuta, l’atmosfera è pesante come piombo. Le pareti sembrano assorbire ogni parola. Bremer apre la cartella, osserva le immagini della TAC e, con la freddezza di chi ha visto troppe volte il volto della morte, indica la zona colpita: proprio sopra l’amigdala. “Maligno e molto aggressivo”, dice. Non ci sono giri di parole, non c’è spazio per illusioni.
La famiglia prova a capire, a cercare un appiglio. Melek domanda se esistano cure alternative, un trattamento sperimentale, una via che non comporti il rischio di perdere tutto. Ma il medico è diretto come un bisturi: l’unica possibilità reale è l’intervento, e anche in quel caso le probabilità di riuscita non superano il quaranta per cento. La stanza si riempie di un silenzio irreale, rotto solo dal suono del respiro affannato di Nuh. Tasin cerca di mantenere il controllo e propone di riflettere, di non prendere decisioni affrettate. Ma il figlio non vuole più aspettare. Il tempo, per lui, ha già smesso di essere un alleato. “Se devo vivere, voglio farlo da uomo, non da paziente,” dice con voce ferma, spezzando in un solo colpo il muro di esitazione che li circonda. Le sue parole cadono come pietre, e nessuno osa contraddirlo. La paura di perderlo è troppo grande, ma ancora più grande è la paura di vederlo spegnersi lentamente, prigioniero di un corpo che non gli appartiene più.
Il dottor Bremer, con tono pacato ma fermo, illustra i rischi: la massa è in una zona che controlla le emozioni, la memoria e parte dei movimenti. Qualsiasi errore potrebbe significare perdita di coscienza, paralisi, persino la morte. Melek, pallida come un fantasma, stringe la mano di Nuh e sussurra che forse è meglio aspettare, tentare prima la terapia. Ma lui scuote la testa. “Non voglio che la mia vita diventi una lunga attesa nei corridoi di un ospedale,” dice. “Non voglio che tu diventi la donna che aspetta il marito tra un’iniezione e l’altra. Voglio che tu mi ricordi vivo, non malato.” Quelle parole sono un colpo al cuore per tutti. Sumru, che nel frattempo osserva in silenzio, si volta per nascondere le lacrime. Anche lei, la madre di ferro che non cede mai, sente il peso del destino abbattersi su di loro come una valanga. Ma Nuh è deciso: preferisce rischiare tutto in un’unica, disperata scommessa piuttosto che farsi consumare lentamente dalla malattia.
Le ore successive sono un vortice di emozioni contrastanti. Melek tenta ancora di fargli cambiare idea, ma lui la ferma con uno sguardo che dice più di mille parole. “Io ho già deciso,” le sussurra, “e tu, se mi ami, devi lasciarmi andare.” Il dottor Bremer non insiste, sa riconoscere negli occhi dei suoi pazienti quella luce inconfondibile di chi ha accettato la propria battaglia. “Allora prepariamoci,” dice. Tasin si siede, esausto, mentre Cihan stringe i pugni fino a farsi male. È la prima volta che il clan Shanalan, abituato a dominare il destino degli altri, si ritrova completamente impotente davanti al proprio. Ogni volto in quella stanza è una maschera di dolore trattenuto, ogni respiro un atto di resistenza. Nuh, invece, sembra stranamente sereno. “Non ho paura,” dice, “perché sto scegliendo io.” È la sua ultima ribellione, la più grande di tutte: sfidare la morte guardandola negli occhi, senza arretrare.
La sera prima dell’intervento, Nuh si chiude in camera sua e prende un quaderno. Scrive una lettera, poche righe, ma cariche di tutta la sua verità. “Non piangete per me,” scrive, “perché io ho vissuto come volevo, e morirò allo stesso modo.” La mattina dopo, la casa è immersa in un silenzio surreale. Nessuno parla, nessuno osa guardarlo mentre sale sull’auto che lo porterà in ospedale. Solo Melek lo accompagna fino alla porta e gli sussurra all’orecchio: “Torna da me.” Lui sorride, ma non risponde. Le luci della sala operatoria attendono, fredde e impietose, pronte ad accogliere la sfida più difficile della sua vita. Lì, tra bisturi e battiti sospesi, si decide il destino di un uomo che ha avuto il coraggio di scegliere la libertà anche a costo della vita. In quel momento, La Notte nel Cuore non è solo il titolo di una serie: è il simbolo perfetto della battaglia di Nuh, la lotta di un cuore che non ha mai smesso di battere, anche quando tutto sembrava perduto.