La Promessa 20 NOVEMBRE – Jana smaschera Leocadia e la verità finale sconvolge tutta la tenuta
Napoli non c’entra, ma il respiro si fa comunque corto: alla tenuta de La Promesa l’episodio 543 esplode come una polveriera e il primo scintillio è Jana, che decide di smascherare Leocadia e di trascinare alla luce ciò che per anni è stato sepolto sotto strati di silenzio, paura e potere. L’aria è densa, i corridoi scricchiolano di segreti, la servitù se ne va a testa bassa perché la casa non può più pagarli, e Rómulo, con la sua dignità ferita, distribuisce lettere di raccomandazione come fossero medaglie di guerra. Intanto Santos serpeggia tra le cucine, allunga ombre e sospetti, cerca colpevoli per saziare un rancore antico, mentre Teresa e María si parlano a mezza voce, terrorizzate da una notte indicibile che potrebbe schiantare matrimoni, reputazioni, fede. Ma il vero terremoto scatta quando Jana trova il coraggio che mancava a tutti: la memoria si apre, la capanna riappare come un altare profanato, e il nome di Dolores, sussurrato e ferito, torna a chiedere giustizia. In quel momento la tenuta smette di essere una casa e diventa un tribunale: ogni sguardo è una domanda, ogni silenzio una condanna.
Curro, intanto, cammina sul filo del destino che altri hanno teso per lui: il capitano gli impone un matrimonio coi Castroviejo come se potesse scolpire la vita con la lama dell’autorità. Ma qualcosa si spezza, definitivo, quando il ragazzo sputa l’unica verità che può salvarlo: “Lei non è mio padre”. Nella stanza cala un gelo antico, e si capisce che l’obbedienza ha un prezzo che un figlio non intende più pagare. È qui che il racconto di Jana diventa rivelazione: Curro non è un pupazzo nelle mani dei nobili, è suo fratello. Figlio di Dolores e del marchese, sottratto tra sangue e fumo, consegnato a Eugenia sotto lo sguardo tagliente di Cruz. I tasselli combaciano: l’odio della marchesa, la furia verso l’amante del marito, la necessità di “regalare” un figlio alla sorella. Non ci sono pergamene a timbrare la verità, ma la verità ha il suono dei ricordi che non smettono di bruciare. La ribellione di Curro non è più capriccio: è genealogia che ritorna, identità che reclama posto, libertà che pretende il suo nome.
Nel salotto alto della Promessa, intanto, si consuma un altro duello, muto e feroce: la crisi economica accartoccia salari e orgoglio, i domestici partono uno a uno, e il marchese finge d’essere marmo mentre dentro cede. Catalina offre i suoi gioielli, Martina la sua leggerezza che oggi pesa, Rómulo raddrizza le spalle e soffre in silenzio. Poi l’ordito criminale s’infittisce: María e il giovane prete, in viaggio per consegnare lo yarrón a Cadice, scivolano in un gorgo di fraintendimenti e paure; l’oggetto passa per mani sbagliate, la lettera sparisce, la ley entra in scena e, come sempre qui, la tragedia le cammina accanto. La Guardia Civil viene chiamata “per prudenza”: una prudenza che sa di precipizio. Quando il potere annusa l’odore della verità, reagisce con la precisione del gelo. E Cruz, nella sua stanza di ghiaccio, avverte la prima crepa.
La crepa diventa fenditura quando María bussa alla porta della marchesa e decide di non nascondersi più. “Mi chiamo Mariana. Dolores era mia madre.” Ogni parola è un colpo, il successivo è un verdetto: “L’ha fatta assassinare e ha rubato suo figlio.” Non c’è confessione, non c’è smentita; c’è quel silenzio affilato che in certe case vale più del timbro di un notaio. Mentre gli occhi di Cruz lampeggiano come lame, da un’altra parte della tenuta Catalina e Martina corrono a un appuntamento segreto, Jacobo le osserva con la gelosia corrosiva di chi teme di perdere ciò che non possiede davvero, e Santos, strisciando nei sottoscala, prepara vendette che odorano di muffa e invidia. Jana, con María al fianco, ritorna alla capanna: le assi ricordano, i muri trattengono il fumo di una notte che non ha smesso di bruciare. Non è più tempo di libertà, ripete Jana, è tempo di giustizia. E la giustizia, qui, non è un codice: è una fiamma che cerca la miccia giusta.
La miccia si accende quando un grido taglia i corridoi: “La Guardia Civil è qui.” Tutti si voltano, tutte le maschere cadono a metà. Il marchese spinge il passo per fare da scudo, Cruz scivola accanto a lui pallida come un sudario, Rómulo raccoglie i suoi come un generale in ritirata, Teresa trema ma non crolla, María fissa la marchesa con lo sguardo del falco che ha finalmente riconosciuto la preda, e Curro, con la calma di chi ha smesso di avere paura, promette tempesta se qualcuno tenterà di incatenarlo ancora. L’episodio si chiude sull’orlo dell’abisso: menzogne che franano, eredità morali che reclamano voce, una tenuta svenata dalla crisi e un potere che stringe i pugni prima dell’ultimo colpo. Ma la verità, ormai, ha imparato la strada di casa. E quando la verità entra, anche la Promessa deve scegliere: continuare a mentire per restare in piedi o crollare per rinascere. Se avete il cuore in ordine, restate: la prossima pagina non chiederà permesso.