LA PROMESSA ANTICIPAZIONI – IL SEGRETO DI ROMULO L’UOMO CHE TUTTI CREDONO FEDELE IN REALTA’ E’…

Silenzio. L’aria a “La Promessa” è tesa come una corda di violino sul punto di spezzarsi, ma non è la crisi finanziaria, né la prigionia di Cruz a dominare la scena: è il terrore di Leocadia, la cui battaglia per impedire il matrimonio forzato della figlia Angela con il Capitano Lorenzo la spinge a un atto di disperazione che coinvolge la persona meno attesa, Curro. In una mattina carica di tensione, con l’atmosfera che trema come i giardini del palazzo, Leocadia, pallida e con la voce rotta, implora l’aiuto del giovane valletto, ammettendo che non solo Lorenzo, ma anche un misterioso uomo potente vicino alla Corona è determinato a far celebrare le nozze ad ogni costo, minacciando di distruggere chiunque si frapponga. L’unica via d’uscita, suggerisce Leocadia, è un sacrificio inimmaginabile: Curro deve rinunciare al suo amore per Angela e convincere Beltrán a sposarla. L’idea è un’umiliazione che lacera il cuore di Curro, costringendolo a confrontarsi con l’amara verità che, sebbene il suo amore sia ardente, non può offrire ad Angela la sicurezza e la protezione che il potente Lorenzo è in grado di toglierle. La supplica di Leocadia – “Ci sono momenti, quell’amore deve cedere alla vita” – trafigge l’orgoglio del valletto, lasciandolo solo con un ultimatum: agire entro il giorno dopo o perdere Angela per sempre.

Il peso della decisione tormenta Curro per un’intera notte tempestosa, trascorsa a lottare tra l’amore insopprimibile e l’incubo di vedere Angela finire tra le grinfie di Lorenzo. È solo all’alba, seduto nei giardini, che Curro incontra Beltrán, ignaro del caos che sta per travolgerlo. Con la voce rotta dall’umiliazione e dalla rassegnazione, Curro confessa l’inaudito: il ricatto subito da Leocadia e la richiesta disperata di convincere Beltrán a sposare Angela, l’unico modo per salvarla. Di fronte all’incredulità dell’uomo, Curro, con la dignità di chi ha già perso tutto tranne l’onore, pronuncia la sua resa: “Se è l’unico modo, lo farò”, un sacrificio che ha il sapore amaro della morte interiore per salvare la vita della donna che ama. Beltrán, mosso da un rispetto inatteso, si offre di aiutarlo. “Non ti permetterò di portare questo peso da solo”, promette, dando inizio a una “catena di azioni silenziose” e a un piano segreto che richiede un coraggio estremo. Curro è costretto a recitare la parte, fingendo di accettare il piano di Leocadia per abbassare la guardia di Lorenzo, pur sapendo che ogni parola pronunciata è una pugnalata al suo cuore.

La cospirazione clandestina prende forma, con Beltrán che si muove come un’ombra discreta, raccogliendo prove e osservando i movimenti di un Lorenzo sempre più aggressivo e dispotico. Il piano di Beltrán si concentra sull’intercettazione di un incontro segreto tra Lorenzo e il Capitano Valdés, l’ufficiale che ha Leocadia sotto ricatto. Ma prima che possano agire, Lorenzo, il cui ghigno di disprezzo per l’intromissione di Beltrán si trasforma in furia, decide di eliminare l’ostacolo. Con una spietatezza glaciale, il Capitano si incontra con Valdés e ordina la “sparizione” discreta di Beltrán, suggerendo “un cavallo nervoso, una staffa rotta, un piccolo sfortunato incidente” che lo eliminerebbe per sempre. La sua arroganza e la sua cieca fiducia di avere “tutto sotto controllo” lo rendono sordo agli avvertimenti di Valdés, ignaro che le sue azioni sono già state notate. Il mattino dopo, il piano omicida di Lorenzo, che ha tagliato le redini del cavallo di Beltrán durante la notte, viene sventato dall’occhio attento di Curro, il valletto innamorato, che, sempre vigile nelle scuderie, nota l’anomalia e corre a salvare il suo rivale.

Con la prova del tentato omicidio nelle loro mani – le redini manomesse e le impronte di Lorenzo sulla paglia –, Curro e Beltrán non esitano. Beltrán, con una voce “ferma”, appare nel salone principale e, davanti a un attonito Alonso, accusa direttamente Lorenzo, chiamandolo “un criminale tra noi”. L’accusa di aver tentato di ucciderlo, mossa per la gelosia e la sete di controllo, getta il palazzo nel caos. Nonostante i tentativi disperati di Lorenzo di negare e ridere, le prove sono schiaccianti: il taglio delle redini, la testimonianza di Curro e la conferma del capo stalliere sulle impronte dei suoi stivali sono un colpo devastante. Alonso, vedendo la prova inconfutabile, reagisce con l’autorità del Marchese: “Arrestatelo. Non voglio quest’uomo sotto il mio tetto”. Lorenzo, urlando minacce impotenti a Beltrán, viene ammanettato ed espulso dal palazzo, segnando la fine del suo regno di terrore. La tensione si allenta, il cattivo è stato finalmente allontanato, ma il silenzio che cala tra Beltrán e Angela è intriso di consapevolezza e gratitudine.

Il dramma si conclude con un atto di nobiltà d’animo che supera ogni titolo. Beltrán, dopo aver salvato la vita di Angela, si avvicina a lei in giardino per salutarla, dichiarando di aver fatto ciò che andava fatto, non ciò che gli era comodo, liberandola da ogni pericolo. La donna è scossa e riconoscente, ma Beltrán, con la calma di chi ha compreso il vero senso del sacrificio, le confida la verità più profonda che ha imparato da Curro: “Se c’è qualcuno che merita il tuo amore è lui”. In quel gesto di onore e rinuncia, Beltrán riconosce che il vero amore “non si misura con titoli o sangue” e che il cuore di Angela appartiene al valletto che ha sacrificato i propri sentimenti per la sua sicurezza. Le lacrime di Angela segnano la fine di una promessa di matrimonio forzato e l’inizio di una speranza per un amore vero, fondato sul coraggio e sul sacrificio. Il destino di Angela è ora libero, e Curro, pur nel suo dolore, ha vinto la sua battaglia più importante, dimostrando che l’amore, se non può proteggere con il potere, può farlo con l’onore.