L’AMORE DI ZEYNEP E’ DISTRUTTO: ALIHAN SI VENDICA DI LEI SENZA PIETA’! FORBIDDEN FRUIT

Cara amica, hai mai avuto la sensazione che dietro un sorriso perfetto si nasconda una verità inconfessabile, che sotto la superficie calma di una relazione si agitino correnti pericolose e segrete? È proprio questo il cuore pulsante dei prossimi episodi di Forbidden Fruit, dove l’amore, la vendetta e la gelosia si intrecciano in un gioco crudele da cui nessuno uscirà indenne. Tutto comincia da un dubbio, un tarlo invisibile che scava nella mente di un padre e cresce fino a diventare un’ossessione capace di distruggere tutto ciò che tocca. Halit, chiuso nel suo ufficio di mogano, appare come un imperatore ferito: la calma glaciale che lo circonda è solo un’illusione. Dentro di lui ribolle la rabbia per quella frase sussurrata da Zehra — “aspettiamo ancora un po’ prima del matrimonio” — che gli suona come un tradimento. In un impeto di orgoglio, afferra il telefono e chiama Kemal con voce che non ammette replica: “Vieni subito in azienda, dobbiamo parlare.” È l’inizio di una caccia, non di un dialogo.

Quando Kemal entra nel suo ufficio, trova un Halit glaciale, con lo sguardo che trapassa l’anima. “Perché non vuoi sposare subito mia figlia? Hai cambiato idea?” chiede con tono tagliente. Kemal cerca di mantenere la calma, ma le parole gli tremano sulle labbra. “No, signor Halit, credo solo che non dobbiamo affrettarci.” Ma quell’apparente ragionevolezza è come benzina sul fuoco della gelosia. Halit lo fissa, le braccia incrociate, il volto immobile: “Spero che non stia giocando con i sentimenti di mia figlia. Se così fosse, avrà seri problemi con me.” Dopo un lungo silenzio, concede un’apparente tregua. “Per ora mi fido di lei, ma stasera voglio che ceni con noi. Parleremo del matrimonio davanti a tutti.” Appena Kemal lascia l’ufficio, Halit chiama il suo autista e, con voce gelida, ordina: “Voglio che indaghi su di lui. Tutto. Dove va, con chi parla, se ha segreti. Non voglio supposizioni, voglio prove.” In quella frase si nasconde la rovina di molti, perché la fiducia, una volta spezzata, diventa veleno.

Nel frattempo, in un altro angolo della città, Alihan riceve una notizia che scuote il suo equilibrio. Hakan entra trafelato nel suo ufficio: “Ho sentito Zeynep dire che stasera cenerà con Dundar. Non finirà bene.” Alihan sorride, ma dietro quell’ironia si nasconde un turbine di emozioni. “Quindi stasera è la grande cena? Ottimo, sarà interessante.” Hakan lo guarda perplesso: “Alihan, non fare nulla di stupido, finirà per odiarti del tutto.” Ma Alihan, con il suo sguardo impenetrabile, risponde: “Non ho bisogno di fare nulla. Le persone si rivelano da sole. Dundar troverà da solo il modo di mostrarsi per quello che è davvero. Io mi limiterò a guardare lo spettacolo.” È l’inizio di una vendetta silenziosa, una trappola psicologica costruita non con le azioni, ma con l’attesa. Alihan sa che la gelosia è un’arma più affilata di qualsiasi pugnale, e decide di usarla contro se stesso e contro l’amore che non riesce a dimenticare.

La sera cala su Istanbul come una promessa di tempesta. Zeynep prepara la tavola con cura maniacale, sistemando ogni posata come se da quell’ordine dipendesse la sua felicità. Quando il campanello suona, davanti a lei appare Dundar, elegante e sorridente, con una scatola di dolci pregiati in mano. “Non potevo venire a mani vuote,” dice con voce gentile. La scena sembra uscita da un sogno, ma la pace dura poco. Un secondo squillo, un colpo al cuore: alla porta ci sono Caner, Emir, Hakan e… Alihan. “Sorpresa! Hai vinto l’estrazione della cena aziendale,” esclama Emir cercando di dissimulare l’imbarazzo. Zeynep li guarda incredula, mentre Alihan, con il suo sorriso sottile, entra in casa come se fosse il padrone. “In fondo è solo una cena tra colleghi, no?” Il clima si fa pesante, le battute si trasformano in lame. Durante la cena, Alihan provoca Dundar con insinuazioni velenose: “Non hai toccato il cibo, forse non ti piace?” La tensione esplode quando Dundar replica seccamente e Alihan, alzandosi, lo affronta: “Se pensi di giocare con lei, dovrai passare prima da me.”

Il silenzio si spezza in un istante. Le parole diventano urla, gli sguardi fiamme. Dundar lo spinge con rabbia, Alihan risponde con una forza trattenuta troppo a lungo. Le sedie cadono, i bicchieri si rovesciano, Zeynep grida disperata: “Smettetela! È ridicolo!” Ma nessuno la ascolta. È una danza di rabbia e dolore, un duello dove non si combatte solo per amore, ma per orgoglio, per ferite mai guarite. Emir e Hakan intervengono per separarli, ma la frattura ormai è irreparabile. Dundar, ansimante, si ricompone la camicia con lo sguardo colmo di odio. Zeynep, in lacrime, guarda Alihan come se davanti a sé avesse un estraneo. L’uomo che un tempo amava ora è il suo carnefice emotivo, il burattinaio che ha trasformato una cena romantica in un teatro di umiliazione. Mentre la tensione si dissolve in un silenzio pesante, la domanda rimane sospesa nell’aria come un presagio: chi vincerà questa guerra del cuore? L’amore di Zeynep e Alihan è ormai distrutto, ma sotto le ceneri della vendetta brucia ancora una scintilla, pronta a trasformarsi in un incendio capace di consumare tutto.