PETRA entra nella stanza proibita e scopre l’orrore! CRUZ la uccide sotto gli occhi di JANA

Nella tetra quiete della tenuta de La Promessa, Petra si sentiva come intrappolata tra le ombre di segreti antichi e sussurri dimenticati, un presagio di ciò che stava per scoprire. Da settimane aveva notato comportamenti insoliti nella marchesa Cruz: passeggiate notturne, mazzi di chiavi sempre stretti tra le dita, divieti rigorosi sull’ala est della villa, e quell’odore acre di fumo che aleggiava ogni volta che la donna ritornava dal corridoio proibito. La curiosità, mescolata a un senso di paura crescente, la spinse a seguire quell’istinto che le gridava di non chiudere più gli occhi di fronte a ciò che covava nell’ombra. Lentamente, con la candela tremolante tra le mani, Petra si avvicinò alla porta sigillata da anni, un legno vecchio che gemeva sotto il tocco della sua mano come se sentisse il peso dei misteri sepolti. L’aria era gelida, densa, quasi viva, e man

mano che varcava la soglia della stanza proibita, la luce incerta della candela proiettava ombre contorte sulle pareti tappezzate di ritratti nobiliari, volti impassibili che sembravano scrutarla con occhi vuoti. Dietro una tenda rossa, il vecchio studio privato di Cruz attendeva di rivelare verità tanto atroci quanto inconfessabili, un luogo segnato da un incendio misterioso e dalla scomparsa inspiegabile di una domestica, un passato che la marchesa aveva cercato di seppellire per sempre. Petra respirava a fatica, ogni passo scricchiolava sul pavimento coperto di frammenti di legno bruciato e ceneri secche, e il suo cuore martellava mentre lo sguardo cadeva su un tavolo al centro della stanza, dove oggetti macchiati di sangue, quaderni ingialliti, rosari intrisi di oscure memorie e flaconi di liquido denso sembravano fluttuare tra la vita e la morte.

Con mani tremanti, aprì un quaderno scritto con la calligrafia tagliente e precisa della marchesa, e le parole che incontrò la colpirono come pugnalate: “Tutto deve restare sepolto. Nessuno deve sapere. Il bambino deve sparire. Nessuno deve scoprirlo.” L’orrore si impadronì di lei quando riconobbe in un vecchio ritratto un bambino dai lineamenti simili a quelli di Curro, capendo che la crudele distanza di Cruz verso il ragazzo non era casuale: Curro non era suo figlio, ma la discendenza di una donna che la marchesa aveva cancellato dalla storia dei Luyan. L’illusione di sicurezza di Petra si frantumò quando una folata di vento spalancò la porta alle sue spalle e il profumo familiare, tagliente e letale di Cruz invase la stanza. La marchesa apparve sulla soglia come un’ombra lunga e demoniaca, gli occhi ardenti di una furia glaciale. Ogni parola di Cruz era

una lama: aveva scoperto la curiosità di Petra, svelando che nessun segreto poteva rimanere intatto se violato. In un attimo di disperazione e terrore puro, Petra si ritrovò intrappolata, il muro alle spalle e la marchesa avanzante con passi che sembravano scricchiolare fino nell’anima. Un gesto secco, un flacone caduto che si frantumò, e poi la violenza irrompe: Cruz strinse la sciarpa di seta intorno al collo di Petra, soffocandola sotto il peso di una verità inaccettabile, mentre le fiamme tremolanti delle candele proiettavano sulle pareti la danza tragica di due anime intrappolate in un destino crudele. Jana, nascosta e testimone impotente, assistette al delitto senza poter intervenire, il cuore gelato, mentre la marchesa, senza rimorso, trascinava il corpo inerte di Petra verso il vecchio sotterraneo della villa, calando la botola come se sigillasse insieme alla serva anche ogni traccia di verità. L’alba si levò lenta sulla tenuta, una luce lattiginosa che non riusciva a dissolvere l’ombra della morte, e Giana rimase sola a osservare, con la consapevolezza di ciò che era accaduto, mentre Cruz passeggiava tra i corridoi come se nulla fosse, protetta dal potere, dal denaro e dal rispetto, un’apparenza impeccabile dietro cui si celava la brutalità di un’anima corrotta. Ma tra il terrore e la sottomissione cresceva una scintilla di ribellione: la giovane Giana scoprì un taccuino nascosto sotto il letto di Petra, con una lettera che indicava la

stanza sotterranea, il luogo dove la verità poteva essere finalmente conosciuta e giustizia potenzialmente compiuta. Con la lanterna tremante tra le mani, la ragazza scese i gradini di pietra, il ticchettio dell’orologio a pendolo scandendo ogni passo come un battito di morte, fino a trovare un fazzoletto macchiato di sangue e il corpo ormai silente della serva, un macabro testamento della crudeltà della marchesa. Il buio avvolse tutto quando Cruz apparve, nera come la notte, sibilando parole di minaccia: chi scopre troppo non lascia mai questa casa. La rosa bianca di Petra, calpestata nel fango, rimaneva come simbolo di innocenza tradita, mentre la pioggia batteva lenta sulle tegole antiche, un canto funebre che sigillava per sempre il segreto della marchesa. In quella villa, tra silenzi e ombre, si consumava la tragedia di verità nascoste, e una nuova determinazione nacque nel cuore di chi aveva assistito all’orrore: la memoria di Petra e la promessa di giustizia sarebbero diventate il motore di un futuro in cui il potere non avrebbe più potuto occultare la verità.