Prima di noi, stasera in tv l’ultima puntata le anticipazioni
Questa sera, domenica 25 gennaio 2026, Prima di noi saluta definitivamente il pubblico di Rai 1 con una quinta e ultima puntata destinata a lasciare un segno profondo. Gli ultimi due episodi della serie, tratta dal romanzo di Giorgio Fontana, chiudono un racconto lungo oltre sessant’anni di storia italiana, intrecciando le trasformazioni del Paese con le fratture intime della famiglia Sartori. Un affresco potente, che ha attraversato il Novecento industriale portando in scena ideali traditi, colpe ereditate e verità taciute troppo a lungo. Il finale non concede consolazioni facili: è una resa dei conti emotiva, in cui ogni personaggio è costretto a guardare in faccia ciò che ha evitato per una vita intera.
Il primo episodio della serata è ambientato nel 1975 e si apre con un’immagine simbolica: Renzo si risveglia in un letto d’ospedale. Il suo corpo è ferito, ma è la sua coscienza a essere più lacerata. Attorno a lui ci sono Diana e Libero, i figli che conoscono solo una parte della sua storia, ignari delle ombre che l’hanno accompagnato per decenni. A curarlo è Luigi, giovane medico serio e riservato, che non sa di essere legato a Renzo da un segreto devastante: è suo figlio, non di Flavio. Una verità che pesa come una colpa e che rende impossibile il matrimonio con Eloisa, spezzando ancora una volta la possibilità di una felicità piena. Renzo, ormai stanco e fragile, si trova così davanti allo specchio della sua vita: le scelte fatte, le omissioni, il dolore seminato senza mai affrontarlo davvero.
Mentre i nodi del passato emergono, il presente prova a costruire nuovi inizi, ma anche questi si rivelano fragili. Libero e Marta si sposano e diventano genitori della piccola Nadia. È un momento di luce, forse l’ultimo, per la famiglia Sartori. La nascita di Nadia sembra promettere un futuro diverso, più libero dalle colpe ereditate. Ma la gioia dura poco. Marta, spinta dal suo ideale di impegno e missione, decide di partire per l’Africa, lasciando la bambina in Friuli. Una scelta che apre una ferita silenziosa, fatta di assenze e di responsabilità spezzate. Parallelamente, Diana intraprende un percorso interiore decisivo: grazie all’incontro con Sandra, trova il coraggio di guardarsi dentro e accettare pienamente la propria identità. È una conquista faticosa, pagata con il rischio del rifiuto e della solitudine, ma necessaria per non continuare a vivere nella menzogna.
Il bisogno di verità attraversa tutti i personaggi come una corrente sotterranea. Gabriele tenta di ricucire il rapporto con il figlio Davide, segnato da una rivalità mai risolta con Luigi. Scopre che l’allenatore di box del ragazzo è Gino, un uomo che riporta a galla un passato ingombrante legato a Margherita. Diana, nel frattempo, trova il coraggio di confessare al padre il suo amore per Sandra. La reazione di Renzo è dura, incapace di accoglienza, segno di una generazione cresciuta con altre paure e altri silenzi. Anche Teresa, spinta dallo stesso bisogno di onestà, decide di parlare con il marito, aprendo una frattura che non può più essere ignorata. In questo finale, nessuno può più fingere: la verità chiede spazio, anche quando fa male.
Il colpo più devastante arriva però improvviso, come spesso accade nella vita. In un tragico momento, la piccola Nadia muore in Friuli. Una morte che spezza il respiro e chiude la serie con un dolore insostenibile. La famiglia Sartori si ritrova unita non dalla riconciliazione, ma dal lutto. È una perdita che azzera ogni conflitto e al tempo stesso li rende tutti più soli. La morte di Nadia diventa il simbolo di ciò che Prima di noi ha raccontato fin dall’inizio: il peso delle scelte degli adulti ricade sempre sulle generazioni successive. Il finale non offre redenzioni facili, ma consegna allo spettatore una riflessione amara e potente sul tempo, sull’eredità emotiva e sulla responsabilità di dire la verità prima che sia troppo tardi. Prima di noi si chiude così, con un silenzio carico di significato, lasciando il pubblico con il cuore stretto e una domanda inevitabile: quanto del nostro futuro è già scritto dalle colpe del passato?