Quando finisce “La notte nel cuore”? Ecco la data dell’ultima puntata

Nel silenzio sospeso di un salotto qualunque, illuminato solo dalle luci di un albero di Natale già acceso in anticipo, Giulia fissava lo schermo del televisore come se da quel rettangolo luminoso dipendesse l’equilibrio della sua vita. Da mesi, ogni martedì e venerdì sera, organizzava le giornate attorno a un solo appuntamento: “La notte nel cuore”, la soap turca di Canale 5 che aveva conquistato milioni di spettatori. Nessuna chiamata, nessuna cena fuori, nessun imprevisto era ammesso in quelle ore: tutto doveva fermarsi per Melek, per la famiglia Sansalan, per quei drammi lontani che, paradossalmente, sembravano parlare proprio di lei. Quella mattina, però, qualcosa si era incrinato. Scorrendo distrattamente le notizie sul telefono, aveva letto il titolo che non avrebbe mai voluto vedere: “Quando finisce ‘La notte nel cuore’? Ecco la data dell’ultima puntata”. Lì, nero su bianco, le parole che le avevano gelato il sangue: martedì 30 dicembre, le due puntate finali. La sua serie sarebbe finita, proprio a fine anno. Come se qualcuno avesse deciso per lei che anche la sua vita, così com’era, dovesse chiudere un capitolo.

Da allora, ogni appuntamento annunciato diventò una specie di conto alla rovescia emotivo. Venerdì 19 dicembre: due puntate. Martedì 23 dicembre: altre due. Poi il 26, solo “Io sono Farah”, quasi una pausa crudele, un respiro trattenuto prima dell’ultimo colpo. Infine, martedì 30, l’epilogo. Gli articoli parlavano di “finale dolce” o di possibili “drammi che sconvolgeranno le vite dei protagonisti”, ma Giulia non voleva leggere altro. Le bastava sapere che tutto sarebbe finito. Ogni volta che la sigla partiva, le sembrava di entrare in una casa che conosceva a memoria: il modo in cui Melek abbassava lo sguardo quando mentiva, il tono di voce di Canan quando diceva “stavolta non ti perdonerò”, le lacrime trattenute di Sevilay. In quell’universo di tradimenti, segreti e riconciliazioni impossibili, Giulia aveva sepolto la propria solitudine: un matrimonio ormai spento, un figlio trasferito all’estero, amici persi di vista. “È solo una soap”, si ripeteva ogni tanto, ma sapeva che non era vero. Era diventata la sua ancora emotiva, il suo appuntamento con un dolore che non era il suo ma che le permetteva, per qualche ora, di dimenticare il proprio.

Quella sera, mentre scorrevano i titoli di coda di una delle ultime puntate, la voce del marito, Paolo, ruppe il silenzio come una lama. “Non capisco come tu possa piangere per gente che neanche esiste”, commentò, alzandosi dal divano con aria infastidita. Lei non rispose subito. Aveva ancora negli occhi l’immagine di Melek che stringeva fra le mani una lettera, esitante tra perdono e vendetta. “Almeno loro provano qualcosa”, mormorò infine, quasi senza volerlo. Paolo si fermò, spiazzato. “Che vuoi dire?” chiese, ma lei aveva già distolto lo sguardo, fingendo di riordinare i cuscini. La verità era che in quelle stanze di set, tra Istanbul e i Sansalan, lei vedeva riflesso tutto ciò che nel suo rapporto non c’era più: litigi, sì, ma anche riconciliazioni appassionate, promesse urlate sotto la pioggia, amori folli che sfidavano tutto. La loro casa, al contrario, era fatta di orari, bollette da pagare, frasi spezzate davanti al telegiornale. “Forse è meglio se il 30 dicembre finisce tutto”, pensò con un brivido che non aveva nulla a che fare con la trama della soap. “Almeno smetterò di illudermi che la mia vita possa ancora cambiare.”

Ma più si avvicinavano le ultime puntate, più Giulia si rendeva conto che la fine della serie stava scoperchiando qualcosa di pericoloso dentro di lei. Una sera, leggendo un articolo che prometteva “la spiegazione del finale” e invitava a non cliccare se non si voleva avere spoiler, rimase immobile con il dito sospeso sullo schermo. Voleva sapere se i Sansalan avrebbero avuto il loro “tutti vissero felici e contenti” o se un dramma irreparabile li avrebbe travolti. Ma si rese conto che, in realtà, ciò che temeva davvero era un’altra cosa: un lieto fine che lei non aveva, una chiusura ordinata di conflitti che nella sua vita restavano aperti come ferite. Chiuse il telefono di scatto, quasi fosse ustionante. Iniziò allora a fare ciò che non aveva fatto da anni: parlò. Prima con Marta, la collega che la vedeva rientrare ogni mattina con gli occhi gonfi ma non osava chiedere. Poi con suo figlio, in una videochiamata più lunga del solito. Infine con Paolo, in una cucina dove il ticchettio dell’orologio sembrava scandire ogni parola non detta. “Quando finirà ‘La notte nel cuore’,” gli disse a bassa voce, “io non voglio tornare a una vita che mi sembra vuota. O cambiamo qualcosa, o sarà l’ultima stagione anche per noi.”

La sera del 30 dicembre, mentre Canale 5 trasmetteva le due puntate finali, la casa di Giulia era diversa. Il marito, per la prima volta, si sedette accanto a lei senza commenti sarcastici. Non capiva bene chi fosse chi, tra Melek, Sevilay e Canan, ma ascoltava. Guardava sua moglie più che lo schermo, notando come reagiva a ogni svolta, a ogni resa dei conti. Quando la storia dei Sansalan arrivò alla sua conclusione – tra abbracci, lacrime, perdoni in extremis e nodi che si scioglievano – Giulia si ritrovò a piangere, sì, ma non come prima. Non solo perché una soap era finita, ma perché, paradossalmente, proprio quella fine le aveva mostrato che il vero finale aperto, quello che poteva ancora essere riscritto, era il suo. Spense il televisore e rimase un attimo in silenzio. “Adesso?” chiese piano Paolo, come se avesse paura della risposta. Lei lo guardò, con una determinazione nuova. “Adesso ricominciamo da noi. Senza sceneggiatori, senza anticipazioni. Ma questa volta, o viviamo davvero, o cambiamo canale.”