Segreti di famiglia 3, puntata oggi 22 dicembre in streaming
L’odore pungente del disinfettante aleggiava nel corridoio dell’ospedale, mescolandosi ai passi affrettati delle infermiere. Ceylin, con Mercan stretta al petto, fissava il neon tremolante sopra di lei come se potesse, da un momento all’altro, crollarle addosso insieme a tutto il resto. Quel giorno avrebbe dovuto essere solo il primo di una nuova vita: una casa piena di risate, il pianto di una bambina finalmente al sicuro, la presenza discreta ma solida di Ilgaz. Invece, dietro ogni sorriso si nascondeva una minaccia. La pistola. Il colpo. Il morto. E quel sospetto che, più di ogni sentenza, le stava devastando l’anima: se davvero l’arma fosse stata la sua, quanta parte di lei sarebbe rimasta innocente? Il telefono nella tasca di Ilgaz vibrò, spezzando quel fragile momento di quotidianità. Lui si allontanò di pochi passi, ma non abbastanza da impedirle di percepire il cambio nella sua voce. Non servivano parole: Ceylin riconosceva ormai il tono con cui suo marito mascherava le notizie più terribili. Era lo stesso che aveva usato quando le avevano detto che Mercan era scomparsa. Ed era lo stesso, ora, mentre riceveva la conferma dal medico legale.
Ilgaz chiuse la chiamata con un respiro profondo, come se stesse cercando di ingoiare una verità troppo grande per lui. Aveva consegnato la pistola a Goksu poche ore prima, con il distacco professionale di un procuratore, ma con il cuore di un uomo che stava mettendo in gioco la donna che amava. Ora non c’era più spazio per i dubbi: il proiettile, quello che aveva strappato la vita a un uomo e innescato una nuova indagine, proveniva proprio da quell’arma. Dall’arma di Ceylin. Entrando di nuovo nella stanza, la trovò seduta sul letto, Mercan addormentata sul suo petto, le dita che disegnavano cerchi invisibili sulla schiena della bambina per calmare più se stessa che la piccola. Aylin ed Elif erano appena uscite, dopo aver riempito la stanza di chiacchiere leggere e regali colorati, tentando di soffocare quel silenzio che nessuna famiglia vorrebbe mai conoscere. “Che ha detto Goksu?” chiese Ceylin senza neppure voltarsi. Ilgaz rimase sulla soglia, come se una linea invisibile gli impedisse di avvicinarsi. In quel momento, non era solo suo marito: era anche il procuratore che portava dentro di sé una sentenza non ancora pronunciata, ma già letale.
“Ha confermato” rispose lui, e quelle due parole caddero nella stanza come un verdetto anticipato. Ilgaz sentì il nodo alla gola mentre continuava: “Il proiettile è stato sparato con la tua pistola, Ceylin.” Nessuna esplosione, nessun grido. Solo un lungo, interminabile silenzio. Ceylin abbassò lo sguardo su Mercan, come se cercasse rifugio nello sguardo addormentato di sua figlia. Per un istante, la realtà sembrò spezzarsi in due: da una parte, la madre che cullava la bambina che aveva lottato fino allo stremo per riavere; dall’altra, l’avvocata abituata a smontare prove, ricostruire cronologie, demolire testimonianze. Ma questa volta l’imputata era lei. “Non l’ho fatto” mormorò, più a se stessa che a lui. “Non ho sparato, Ilgaz. Non a lui. Non così.” Lui la credeva. La parte di lui che conosceva ogni sfumatura del suo sguardo, ogni tremito della sua voce, non aveva dubbi. Ma la legge non si accontentava della fiducia. La legge pretendeva prove. E in quel momento, tutte le prove puntavano dritto a lei. Ilgaz si avvicinò finalmente, sedendole accanto. “Ti credo” disse piano. “Ma là fuori non basta. Là fuori ci sono occhi che aspettano solo un tuo passo falso per distruggerci.” E mentre pronunciava quelle parole, sapeva che il primo passo falso l’aveva già fatto lui, mettendo in moto una macchina giudiziaria che forse non sarebbe più riuscito a fermare.
La casa, quella sera, sembrava diversa. Troppo silenziosa, troppo ordinata, come se temesse di fare rumore. Gul aveva preparato la cena, ma nessuno aveva davvero mangiato. I piatti intatti sul tavolo erano la prova silenziosa di una famiglia che non riusciva più a fingere normalità. Elif osservava Mercan dalla culla con uno sguardo che mescolava tenerezza e inquietudine. Aveva sempre visto Ceylin come una guerriera, una donna capace di affrontare giudici, criminali e persino il destino a testa alta. Ma ora, quella stessa donna sembrava sull’orlo di un precipizio invisibile. “Mamma non andrà in prigione, vero?” chiese Elif a bassa voce, abbastanza forte però perché Ceylin, in cucina, potesse sentirla. Ilgaz si irrigidì. Ogni parola, in quella casa, era una lama. Gul tentò di sorridere: “Non dire sciocchezze, amore. Tua madre è l’unica che sa tirare fuori tutti dai guai.” Ma i suoi occhi tradivano una paura più grande delle rassicurazioni che stava cercando di offrire. In quella notte sospesa, nessuno dormì davvero. Ceylin rimase seduta accanto alla culla di Mercan, ripercorrendo mentalmente ogni secondo delle ore precedenti all’omicidio. Ogni dettaglio, ogni gesto, ogni volo di pensiero. Possibile che qualcuno fosse riuscito a usare la sua stessa arma per incastrarla? O, peggio ancora, possibile che ci fosse un buco nero nella sua memoria, un istante di buio in cui fosse diventata il mostro che da anni combatteva nelle aule di tribunale?
All’alba, Ilgaz si ritrovò nel suo ufficio, i fascicoli sparsi sulla scrivania come un mosaico di colpe e innocenze mescolate. Il caso che avrebbe dovuto seguire con distacco professionale era diventato il suo incubo più grande. Ogni volta che sfogliava le foto della scena del crimine, vedeva l’ombra di Ceylin stagliarsi sul corpo a terra. Ogni volta che riascoltava le testimonianze, gli sembrava di sentire, tra le righe, un’accusa sussurrata contro la donna che amava. Eppure, proprio mentre tutto sembrava puntare verso di lei, iniziavano ad emergere dettagli che non tornavano: un’ora mancante nelle registrazioni delle telecamere, un testimone che improvvisamente ritrattava, una telefonata anonima cancellata dal sistema ma ancora presente nei log grezzi recuperati da Goksu. “Qualcuno sta manovrando questa indagine” concluse Ilgaz, stringendo i denti. “Qualcuno che ci conosce troppo bene.” E quella consapevolezza era ancora più inquietante della pistola stessa. Se il nemico era dentro il loro stesso mondo, tra colleghi, amici, forse perfino tra i familiari, fino a che punto avrebbero potuto fidarsi l’uno dell’altra?
Mentre il sole tramontava dietro i palazzi di Istanbul, gettando ombre lunghe come presagi sulle strade, Ceylin prese una decisione che avrebbe cambiato per sempre il corso della loro storia. Smise di essere la donna che aspettava passivamente una verità calata dall’alto e tornò a essere l’avvocata pronta a sfidare chiunque, anche il sistema di cui faceva parte. Guardò Mercan dormire, le piccole dita chiuse a pugno, e sentì salire dentro di sé una determinazione feroce. “Non lascerò che la tua vita inizi con una madre colpevole di un crimine che non ha commesso” sussurrò. “Se devo distruggere tutto, lo farò. La procura, il tribunale, le loro menzogne. Anche il matrimonio, se necessario.” Perché la verità, per Ceylin, era sempre stata più importante di qualsiasi cosa. Persino dell’amore. E in quella tensione tra giustizia e famiglia, tra passione e sospetto, si preparava una nuova battaglia: non solo contro chi aveva sparato davvero, ma contro tutte le ombre che, da troppo tempo, si annidavano nei loro segreti di famiglia. Se vuoi, posso trasformare questa storia in un riassunto in stile “anticipazioni” per una puntata immaginaria di Segreti di famiglia 3, con titoli e sottotitoli perfetti per un magazine online.