UMILIAZIONE TOTALE PER PETRA.. SANTOS DISTRUGGE IL SUO POTERE! ANTICIPAZIONI LA PROMESSA
Un’aria densa di presagi cala sul Palazzo Luján, dove ogni sussurro sembra preannunciare una tragedia imminente. Dopo settimane di silenzio, Pia fa il suo ritorno, ma il suo passo non ha più la grazia di un tempo. Gli occhi, un tempo colmi di speranza, ora sono velati da un dolore profondo, da un segreto che brucia dentro come brace sotto la cenere. La promessa, quel luogo che un tempo era rifugio e famiglia, è diventata una prigione di menzogne, ambizioni e paure. Tutto sembra pronto per un banchetto sontuoso, un’occasione che dovrebbe sancire un’unione, ma che invece diventerà il teatro di un’umiliazione senza precedenti. I lampadari oscillano, riflettendo la tensione che attraversa ogni volto, mentre le note di un valzer si spengono lentamente, come se persino la musica temesse ciò che sta per accadere. Alonso, il marchese, osserva in silenzio, consapevole che qualcosa di terribile sta per esplodere. Nessuno, tuttavia, è preparato per la tempesta che si abbatterà quella sera.
Angela siede accanto a Leocadia, pallida, con le mani che tremano sul tovagliolo. Davanti a lei, Lorenzo ostenta sicurezza, ma nei suoi occhi lampeggia la furia di un uomo pronto a tutto per ottenere il potere. Ogni gesto è calcolato, ogni parola è una lama. Il matrimonio che stanno per annunciare dovrebbe suggellare la loro alleanza, ma in realtà è solo un pretesto per consolidare il controllo di Leocadia sul casato. Eppure, proprio quando l’inganno sembra compiuto, una voce si leva dal fondo della sala: è Curro, che irrompe furioso, spezzando l’illusione di serenità. “È una menzogna!” urla con rabbia, accusando Lorenzo e Leocadia di cospirare per corrompere l’onore della famiglia. Le parole rimbombano come un tuono. I presenti trattengono il respiro, i servi si immobilizzano, le dame si coprono la bocca per lo shock. Lorenzo si alza di scatto, i pugni serrati, pronto a difendere la sua farsa. Ma Curro non si ferma: “Questo matrimonio è una vergogna! Lorenzo non ama Angela, vuole solo distruggerla!”. L’atmosfera esplode. Le sedie cadono, le urla si intrecciano, e in pochi istanti la sala si trasforma in un campo di battaglia.
Alonso tenta di ristabilire l’ordine, ma la tensione è incontrollabile. La rissa esplode: Lorenzo afferra Curro per il collo, gridando parole di disprezzo, mentre Angela, in lacrime, implora pietà. È allora che il marchese, furioso, batte il pugno sul tavolo con tale forza che il silenzio cala di nuovo. “Basta!”, ruggisce, e il suono della sua voce fa tremare le pareti. Ordina a Curro di lasciare il palazzo immediatamente, e il giovane, con gli occhi pieni di orgoglio e dolore, se ne va promettendo vendetta. Ma il suo sguardo, prima di oltrepassare la soglia, è una condanna silenziosa per tutti. Alonso si volta verso Lorenzo e lo invita nel suo studio, deciso a mettere fine a quel
la follia. Leocadia tenta di intervenire, ma il marchese la zittisce con un solo sguardo. Quando la porta si chiude, nel salone resta solo il suono sommesso dei sospiri e delle paure. Il banchetto, che doveva celebrare una nuova unione, si è trasformato in un funerale di speranze e onore.
Nel suo ufficio, Alonso affronta Lorenzo con il tono di chi non ha più pazienza né pietà. Gli rinfaccia di aver tradito la fiducia del casato e di aver trasformato l’amore in un’arma di manipolazione. Lorenzo risponde con la freddezza di un serpente. “Angela è una donna libera. Ha scelto me”, dice, ma le sue parole suonano vuote. Il marchese lo incalza, accusandolo di aver tramato con Leocadia per distruggere ciò che resta della loro famiglia. Lorenzo sorride, sfidando apertamente la sua autorità: “Hai perso il controllo di questa casa, Alonso. Io porto ordine.” Quell’arroganza è la scintilla che fa divampare la rabbia del marchese. “Tu non porterai nulla qui dentro se non rovina!” urla, minacciandolo di cacciarlo per sempre. Lorenzo, tuttavia, lo guarda con un ghigno di sfida. “Non puoi fermarmi. Ho alleati che non puoi nemmeno immaginare.” E quando pronuncia il nome di Leocadia, il gelo cala nella stanza. Alonso capisce che la corruzione è più profonda di quanto sospettasse. “Il dado è tratto,” conclude Lorenzo, lasciando il marchese immerso in un silenzio carico di disperazione.
La notte avvolge La Promessa con la sua ombra inquieta. Alonso vaga per i corridoi come un fantasma, tormentato da pensieri di vendetta e disonore. Si dirige verso la stanza di Leocadia, deciso a ottenere la verità. La trova davanti allo specchio, intenta a togliersi i gioielli come se nulla fosse. “Parla!” le intima con voce glaciale. Leocadia alza il mento, ma la sua sicurezza vacilla quando Alonso le rivela di conoscere la sua complicità. Lei cede, ammettendo che Lorenzo la ricatta con segreti che potrebbero rovinarla. “Non avevo scelta”, sussurra. Ma il marchese non si lascia ingannare. “C’è sempre una scelta, Leocadia. Tu hai scelto il potere, anche a costo della dignità di tua figlia.” Quelle parole la colpiscono come uno schiaffo. Il suo volto, per un attimo, si incrina, ma poi si ricompone, coperto da una maschera di ghiaccio. “Ho fatto ciò che dovevo”, ribatte, ma dentro di lei il dubbio comincia a insinuarsi. Sa che la sua alleanza con Lorenzo è una condanna e che la sua influenza sta crollando.
Mentre la notte avanza, nei sotterranei del palazzo si consuma un altro dramma: Petra, fino a quel momento padrona indiscussa della servitù, viene pubblicamente umiliata da Santos, che smaschera i suoi intrighi davanti a tutti. Il suo potere, costruito su menzogne e manipolazioni, si dissolve in un istante. I domestici, una volta sottomessi, ora la guardano con occhi diversi, e per la prima volta Petra conosce il sapore amaro della sconfitta. Santos, con voce ferma, le dice: “Il terrore non è più legge in questa casa.” Quelle parole risuonano nei corridoi come un giuramento. Leocadia, che assiste in silenzio, capisce che anche il suo impero vacilla. La Promessa, luogo di segreti e tradimenti, sta cambiando pelle: i potenti cadono, i deboli si ribellano, e il destino si prepara a colpire ancora. Niente sarà più come prima, e quando l’alba tornerà a illuminare il palazzo, la casa dei Luján non sarà che un campo di rovine dorate.