Un posto al sole
Napoli non dorme mai, soprattutto quando sul Golfo si preparano le guerre che non si combattono coi fucili ma con i sorrisi falsi, i contratti truccati e gli sguardi che ti trafiggono più di una lama. Marina fissava le luci del porto dalla grande vetrata del suo attico, un bicchiere di vino in mano che tremava appena, tradendo un’agitazione che nessuno avrebbe mai osato attribuirle. Da giorni lei e Ferri lavoravano nell’ombra a una strategia contro Gennaro Gagliotti, l’uomo che aveva trasformato Napoli nel suo personale tavolo da gioco. L’arrivo imminente di Chiara Petrone, erede inquieta di un impero mediatico e finanziario, era la loro unica occasione per ribaltare i rapporti di forza. Ma più si avvicinava l’aereo di Chiara a Capodichino, più Marina sentiva che qualcosa le sfuggiva, come se una corrente sotterranea stesse spostando le carte dal mazzo che credeva di controllare. Ferri, seduto di fronte a lei, aveva lo sguardo di ghiaccio di chi ha perso troppe volte per permettersi un altro errore: “Con Chiara dalla nostra parte, Gennaro è finito”, disse. Ma mentre lo diceva, il telefono sul tavolo vibrò: un messaggio anonimo, una sola frase che gelò l’aria nella stanza: “State giocando una partita di cui non conoscete le regole”.
A pochi chilometri di distanza, in un appartamento molto più modesto ma non meno carico di tensione, Alice e Vinicio si guardavano come due superstiti dopo una tempesta. Per settimane quella stessa guerra di potere che bruciava in alto, tra Marina, Ferri e Gagliotti, aveva avvelenato anche la loro storia d’amore. Alice, nipote ribelle e orgogliosa di un vecchio amico di Ferri, era rimasta intrappolata tra la lealtà alla famiglia e il fascino oscuro degli affari sporchi. Vinicio, cresciuto nei vicoli dove il confine tra sopravvivenza e illegalità è spesso solo una parola, aveva sfiorato il baratro entrando, senza volerlo, nell’orbita di Gennaro. Eppure, quella sera, tra tazze di caffè tiepido e parole sussurrate, sembravano aver ritrovato una fragile armonia. “Io voglio solo te, non i loro giochi”, gli disse Alice, prendendogli le mani con una determinazione che non ammetteva repliche. Lui annuì, ma nel suo sguardo c’era una paura che non riusciva a confessare: aveva già fatto un passo troppo lungo nel mondo di Gagliotti, e sapeva che a certi uomini non si dice di no senza pagarne il prezzo. Fu allora che il campanello suonò, tagliando il momento di pace come un colpo di forbice. Nessuno dei due si mosse per qualche secondo. Quando finalmente Vinicio aprì, sull’uscio trovò una busta senza mittente. Dentro, una foto: lui e Alice abbracciati, scattata di nascosto, e sul retro una scritta con inchiostro rosso: “L’armonia non dura, se giochi contro chi comanda”.
Mentre nei piani alti della città si preparavano trappole e vendette, a Palazzo Palladini la vita sembrava scorrere con la consueta, disarmante normalità. Renato, con la sua aria un po’ burbera e il cuore troppo grande per stare davvero nei suoi propositi di severità, era appena rientrato dopo un’assenza che nessuno aveva davvero capito. Appena vide Otello, seduto nel cortile con l’eterna tazzina di caffè e lo sguardo perso nei pensieri, capì che era il momento di mettersi all’opera. L’obiettivo era chiaro: impedire a Raffaele di andare in pensione. L’idea che il portiere, anima viva del palazzo, potesse lasciare il suo posto li terrorizzava più di qualunque bolletta da pagare o vicina pettegola. “Se se ne va lui, crolla tutto”, borbottò Renato, sedendosi accanto a Otello. I due iniziarono a elaborare il loro piccolo piano di resistenza, fatto non di ricatti ma di affetto, di ricordi, di quella testarda incapacità di accettare che i tempi cambino davvero. Ma neppure lì, tra piante di basilico sul balcone e chiacchiere in corridoio, la città rimaneva fuori: le voci sulla guerra tra Ferri e Gagliotti arrivavano come echi lontani, e nessuno si accorgeva che l’ombra di quegli scontri stava già varcando la soglia di Palazzo Palladini.
La mossa astuta di Gagliotti arrivò quando tutti la temevano ma nessuno sapeva da dove sarebbe partita. Mentre Marina e Ferri attendevano Chiara Petrone in un salone d’albergo troppo elegante per non saper di trappola, Gennaro aveva già cambiato il terreno di gioco. Invece di attaccare frontalmente i loro affari, aveva puntato alle loro debolezze: le persone che amavano, le vite “normali” a cui si aggrappavano per ricordarsi di essere ancora umani. A Chiara era arrivato un dossier dettagliato: foto, documenti, registri di conti segreti. Una storia riscritta dove Marina appariva come una manipolatrice spietata, Ferri come un uomo pronto a sacrificare chiunque per vincere, e Gagliotti… come l’unico disposto a proteggere davvero l’eredità dei Petrone. Quando Chiara posò quel fascicolo sul tavolo di fronte a Marina, il silenzio divenne insopportabile. “Credevi di usare me”, disse con un filo di voce che tremava di rabbia, “ma qualcuno mi ha mostrato chi sei veramente”. Nello stesso momento, in un vicolo umido vicino al porto, due uomini avvicinavano Vinicio, ricordandogli “gli accordi presi”. E a Palazzo Palladini, Raffaele riceveva una telefonata anonima che, con finta cortesia, gli consigliava di “pensare seriamente” alla pensione, per la sua sicurezza e per quella di chi gli voleva bene. Tutti i fili si tendevano, invisibili ma letali, in una ragnatela che portava a un unico burattinaio.
In quella Napoli sospesa tra luci e ombre, tra il TG3 che raccontava il mondo e le vite quotidiane che scorrevano tra scale condominiali e tavolini di bar, nessuno era davvero libero. Marina capì, in un lampo di lucidità feroce, che la vera partita non era più vincere contro Gagliotti, ma decidere quanto era disposta a perdere per non piegarsi. Ferri, con lo sguardo fisso su Chiara, intuì che forse l’unico modo per riconquistarla era dire, per la prima volta, tutta la verità. Alice, stringendo tra le dita la foto minacciosa, realizzò che non poteva più vivere all’ombra delle scelte degli altri, mentre Vinicio capiva che il coraggio non è non avere paura, ma restare in piedi anche quando ti tolgono il terreno sotto i piedi. A Palazzo, Renato e Otello si preparavano, senza saperlo, a diventare l’ultima linea di difesa di un equilibrio più fragile che mai. E mentre l’orologio segnava le 20:50, l’ora in cui, su RaiTre, Napoli e i suoi segreti si aprivano agli occhi di tutti, la città trattenne il respiro: la guerra era solo all’inizio, e chiunque guardasse quella storia da casa avrebbe dovuto chiedersi da che parte starebbe, se un giorno si trovasse anche lui a scegliere tra il potere e l’amore, tra la paura e la verità. Se vuoi, posso continuare questa storia entrando nei pensieri nascosti di Chiara Petrone o svelando il passato segreto che lega Marina a Gagliotti.