Un posto al sole, anticipazioni 25 dicembre 2025: è Natale a Palazzo Palladini!

La notte di Natale 2025 scende su Napoli con il suo luccichio caldo, ma a Palazzo Palladini le luci colorate non bastano a rassicurare i cuori inquieti. L’androne profuma di candele, detersivo al limone e ragù che sobbolle dalle cucine, mentre dalle finestre filtra il brusio di una città che finge serenità. È la serata che i telespettatori di Un posto al sole vedranno su Rai 3 il 25 dicembre, ma dietro l’episodio festoso si nasconde una trama sottile, dove i gesti più piccoli diventano detonatori silenziosi. Tra un presepe ben allestito e qualche brindisi improvvisato, i fili del destino di tre storie si intrecciano: il congedo malinconico di Raffaele, il gesto spiazzante di Damiano verso Rosa e il Natale insolitamente sereno di Sasà e Castrese con Mariella e Guido.

Per Raffaele Giordano, questo è l’ultimo Natale da custode di Palazzo Palladini. Lo ripete a tutti con un sorriso ironico, come se fosse una barzelletta di fine turno, ma dentro lo stomaco quel pensiero pesa come un macigno. Mentre sistema le ultime decorazioni sull’albero dell’androne, ogni pallina diventa un ricordo: il primo Natale con Patrizio ancora bambino, le risate di Teresa, le liti placate con una battuta, le lacrime asciugate dietro il banco della portineria. Ora che la pensione non è più un’ipotesi ma una data segnata sul calendario, Raffaele si sente come un attore alla prova generale del suo addio. I condomini gli passano davanti con i pacchetti in mano e un “auguri” affettuoso, ma in ciascuno di quei saluti lui coglie una nota diversa, quasi un sottotesto: “Come faremo senza di te?”. La verità è che neppure lui lo sa. Stringe le chiavi del portone più forte del solito, come se temesse che, una volta posate, il palazzo smettesse di riconoscerlo.

Al piano di sopra, invece, il Natale ha il sapore di un rischio sentimentale. Rosa si aggira nervosa tra il tavolo da apparecchiare e il forno acceso, con in testa una sola domanda: “Posso davvero fidarmi di questo nuovo Damiano?”. Dopo mesi di incertezze, paura e orgoglio, si sono ritrovati. Hanno deciso di riprovarci, di riconoscersi come coppia davanti a se stessi e a Manuel. Ma per una donna che ha imparato a sopravvivere contando solo sulle proprie forze, lasciare di nuovo spazio a Damiano nella propria vita è un atto che sfiora l’incoscienza. Proprio per questo, quando lui annuncia di avere “qualcosa di speciale” in mente per Natale, il cuore di Rosa accelera: è eccitazione o allarme? Il passato con Pino, i fallimenti, le promesse non mantenute le affollano la mente, mentre veste il figlio con una camicia stirata a dovere, cercando di non mostrare le mani che tremano.

Damiano, dal canto suo, percorre il corridoio di Palazzo Palladini con un misto di determinazione e paura. Il gesto sorprendente che ha deciso di compiere non è solo un colpo di teatro da serata speciale: è la linea di confine tra il vecchio se stesso e l’uomo che vorrebbe diventare. Nella tasca del giubbotto stringe un piccolo oggetto – una chiave di casa, un biglietto, forse un anello – che potrebbe trasformare quel Natale in un nuovo inizio o nell’ennesima ferita. Davanti alla porta di Rosa esita un istante, ascolta le risate soffocate di Manuel, il tintinnio dei piatti. Sa che, una volta varcata quella soglia, non potrà più nascondersi dietro le mezze misure: o le offre un futuro chiaro, oppure dovrà accettare di perderla per sempre. Quando finalmente entra, la sorpresa che porta con sé lascia Rosa spaesata, quasi stordita; il sorriso le resta a metà, sospeso tra gratitudine e sospetto, mentre attorno a loro il Natale continua, inconsapevole del terremoto emotivo che sta per scatenarsi.

In un altro appartamento del palazzo, invece, si consuma un Natale apparentemente più leggero ma non meno significativo. Sasà e Castrese hanno accettato l’invito di Mariella e Guido a passare il 25 dicembre insieme, e per loro, abituati per anni a sentirsi di troppo, varcare quella porta di casa è quasi un atto politico. Mariella gira per la cucina con il grembiule natalizio, parlando a raffica per scacciare l’imbarazzo, mentre Guido finge normalità ma osserva ogni gesto con un’attenzione nuova. La tavola è colorata, i piatti fumanti, le battute si sprecano, ma sotto la superficie c’è qualcosa di più profondo: la prova che una famiglia può allargarsi, cambiare forma, imparare ad accogliere senza giudicare. Per Sasà e Castrese, essere lì, seduti alla stessa tavola, significa molto più di un semplice pranzo: è la conferma di non essere più ospiti provvisori nella vita degli altri, ma presenze riconosciute, volute, amate.

Quando la sera si avvia verso la fine, Palazzo Palladini sembra tirare un lungo sospiro. Nell’androne, Raffaele spegne una a una le lucine dell’albero, ritardando di qualche secondo l’ultima, come se volesse trattenere il Natale e il suo ruolo ancora un po’. Dall’appartamento di Rosa arriva un silenzio denso: lì dentro, una decisione presa davanti a un gesto inaspettato cambierà forse per sempre l’equilibrio tra lei e Damiano. Dal salotto di Guido e Mariella, invece, giungono risate stanche ma autentiche, il rumore dei piatti raccolti, una stonatissima canzone di Natale intonata da Sasà. È in questi contrasti che si consuma il vero dramma di questo episodio: nessun miracolo scintillante, ma la fatica quotidiana di chi prova, tra malinconia e coraggio, a darsi ancora una possibilità. Se vuoi, posso inventare tre versioni diverse del gesto di Damiano – romantica, brutale e ambigua – e mostrarti come ognuna stravolgerebbe il futuro suo e di Rosa.