Un Posto al Sole, anticipazioni 26 novembre: Renato sospetta di Ornella, Vinicio sotto pressione
Renato fissava il portone di Palazzo Palladini come se, da un momento all’altro, dovesse crollargli addosso. Il vociare nel cortile, i passi sui gradini, persino il rumore dell’ascensore gli arrivavano ovattati, distanti. Continuava a rigirarsi in testa le stesse parole: pensione. Partenza. Addio. Da quando Raffaele gli aveva annunciato la decisione di lasciare il Palazzo, qualcosa in lui si era incrinato. Non era possibile, non così, non senza lottare. E soprattutto, non per scelta sua. Più ci pensava, più gli sembrava chiaro che dietro quella decisione ci fosse una mano sapiente, paziente, e per lui ormai fin troppo riconoscibile: Ornella. Il consiglio di Otello era stato solo il pretesto perfetto, il colpo di grazia. “Qualcuno ha spinto Raffaele verso la porta,” sussurrava tra sé mentre camminava avanti e indietro nel salotto, “e io so benissimo chi.” La gelosia per l’equilibrio che aveva sempre invidiato alla coppia, il timore di perdere quel fragile senso di famiglia allargata costruito negli anni, lo spingevano a vedere complotti ovunque. E mentre il sole tramontava sul golfo di Napoli, tingendo di arancio i vetri del Palazzo, nella sua mente il sospetto si trasformava lentamente in ossessione: se Ornella voleva allontanare Raffaele da lì, allora doveva avere un motivo. E quel motivo, ne era certo, non poteva che essere lui, Renato, la sua presenza ingombrante, le loro chiacchiere a tarda notte, quella complicità che forse, agli occhi di lei, somigliava a una minaccia.
A pochi isolati di distanza, Vinicio stringeva le mani fino a farsi male, le nocche bianche, lo sguardo fisso su un punto del muro che non esisteva davvero. Ogni rumore lo faceva sobbalzare, ogni vibrazione del cellulare gli faceva correre un brivido lungo la schiena. Da quand’era stato costretto a guardare in faccia il tradimento del fratello Gennaro, tutto ciò che pensava di sapere su di sé e sulla sua famiglia si era sgretolato. La trasmissione in radio con Michele aveva aperto una breccia nel castello di menzogne costruito nel tempo, e Castrese, con la sua denuncia pubblica, aveva tolto a Gennaro l’ultima maschera. Ma per Vinicio, quella verità urlata in diretta era stata un colpo troppo violento. Aveva creduto, per un istante, che potesse essere la sua occasione per liberarsi, per staccarsi definitivamente da quel passato marcio. Invece, si era ritrovato ancora più intrappolato. Il peso del disonore, la rabbia per gli inganni, il senso di colpa per non essersi ribellato prima, tutto si era annodato in una spirale che lo riportava dritto verso la sua dipendenza. E come se non bastasse, su di lui gravava ancora la pressione sottile ma costante di Gennaro, che non accettava di perdere il controllo. Ogni messaggio, ogni telefonata, ogni sguardo inaspettato per strada sembrava ricordargli che non era davvero libero. In quella tensione continua, anche la delusione per Alice, che prima aveva promesso di stargli accanto e ora sembrava distante, era diventata un coltello affondato nel punto più fragile. Pensava di aver trovato in lei un porto sicuro, e invece si ritrovava solo, con le sue fragilità che tornavano a reclamare spazio, più forti che mai.
Nello stesso tempo, tra una pausa e l’altra alla radio, Castrese sorrideva a fatica davanti ai complimenti inattesi che gli piovevano addosso. Colleghi, ascoltatori, persino sconosciuti: tutti lo lodavano per il coraggio di essersi esposto contro Gagliotti, di aver raccontato senza filtri le condizioni reali dell’azienda. In apparenza, era soddisfatto. Aveva vinto una piccola battaglia, aveva portato luce dove per troppo tempo c’era stato solo buio. Ma dietro quel sorriso c’era un’inquietudine sorda. Sapeva che ogni parola detta in onda aveva un prezzo, e che, nel mondo di Gennaro, nessuno sfregio restava impunito. Mentre maneggiava cuffie e microfoni, riascoltando qualche estratto della puntata con Michele, non poteva fare a meno di chiedersi quali sarebbero state le conseguenze per chi, come Vinicio, era ancora legato alla famiglia da catene invisibili. Aveva visto il ragazzo cedere, ricadere, lasciarsi travolgere dalla dipendenza ogni volta che la realtà diventava troppo difficile da sopportare. E ora temeva che la verità, paradossalmente, potesse essere la spinta definitiva verso il baratro. Fuori dallo studio, Napoli brulicava di voci, clacson, promesse. Ma dentro di lui cresceva la paura di aver acceso un fuoco che nessuno, da solo, sarebbe in grado di spegnere. Di fronte al microfono spento, Castrese si domandava se il coraggio bastasse davvero, o se stesse solo spingendo tutti, sé incluso, verso il punto di non ritorno.
Intanto, in un bar non lontano dalla terrazza di Palazzo Palladini, Micaela rideva a voce un po’ troppo alta, come se volesse coprire con quella risata il fastidio che le bruciava nello stomaco. Davanti a lei, Nunzio e Rossella avevano appena finito di raccontare un aneddoto su Niko e Manuela, presi dai preparativi frenetici per il matrimonio. Una conversazione apparentemente innocua, fatta di dettagli buffi, liste di invitati, dubbi sulla musica e sul menu. Eppure, in quelle frasi leggere, in quei discorsi sul “per sempre”, Micaela sentiva una stonatura. Guardava Samuel, seduto di lato, con il suo sorriso un po’ impacciato, e sentiva crescere un distacco che non riusciva più a ignorare. Loro parlavano di fedeltà, di progetti comuni, di case da arredare e di compromessi, mentre lei, dentro, sentiva un’altra voce: quella della libertà, del rifiuto delle gabbie, di un amore che non avesse bisogno di firme o promesse solenni per esistere. Quando, con la solita dolcezza, Samuel accennò alla bellezza di “condividere tutto”, fu come se qualcuno le avesse passato un fiammifero sull’anima. Non ce la fece a trattenersi e, quasi senza rendersene conto, usò proprio quella conversazione per ribadire ad alta voce quanto fosse diverso il suo modo di intendere la coppia. Parlò di relazioni aperte, di fiducia che non avesse bisogno di anelli, di paura di spegnersi dentro una routine che non sentiva sua. Le parole le uscivano taglienti, e mentre Nunzio e Rossella si scambiavano uno sguardo imbarazzato, Samuel abbassava gli occhi, ferito. In quel momento Micaela capì che non stava solo difendendo un’idea astratta dell’amore: stava, forse, demolendo pezzo per pezzo il legame che li teneva uniti.
La sera calava su Napoli, e Palazzo Palladini sembrava trattenere il respiro, come se ogni finestra custodisse un segreto pronto a esplodere. Renato, sempre più convinto che Ornella avesse orchestrato l’addio di Raffaele, si preparava allo scontro, deciso a smascherare ciò che ai suoi occhi era un complotto contro la loro amicizia. Vinicio, schiacciato dal peso delle aspettative tradite, dall’ombra di Gennaro e dal vuoto lasciato da Alice, vacillava pericolosamente sull’orlo della ricaduta, combattuto tra il desiderio di fuggire e la tentazione di arrendersi. Castrese, celebrato come eroe, faceva i conti con la consapevolezza che ogni verità ha un costo, e che non tutti sono pronti a pagarlo. Micaela, infine, guardava Samuel con un misto di affetto e insofferenza, chiedendosi se la loro storia fosse un gioco che aveva iniziato da bambina e che ora non sapeva più come portare a termine senza fare male a entrambi. Ognuno di loro era a un bivio, intrappolato in un momento in cui le scelte non potevano più essere rimandate. E mentre le luci del Palazzo si accendevano una dopo l’altra, era chiaro che la notte non avrebbe portato solo silenzi, ma anche decisioni. Se vuoi, posso trasformare questa trama in un articolo in stile recensione o anticipazioni, ottimizzato SEO e pronto per essere pubblicato.