Un Posto al Sole, anticipazioni dall’1 al 5 dicembre: chi ha aggredito Don Antoine?

La chiesa del centro storico odorava ancora di incenso quando le sirene squarciarono il silenzio della sera. Don Antoine giaceva a terra, il sangue che si allargava come un’ombra oscura sulle mattonelle consunte, il crocifisso storto sopra l’altare a fissare quella scena sacrilega. Nessuno, tra i fedeli accorsi all’ingresso, riusciva a spiegarsi come il prete che aveva battezzato mezzo quartiere potesse essere finito così, accoltellato proprio nella sua casa di Dio. Fu questione di minuti perché il mormorio diventasse accusa: il nome di Pasquale, il figlio di Luisa, cominciò a circolare come un sussurro velenoso, ripetuto da bocca in bocca fino a trasformarsi in una sentenza non scritta. Troppo turbolento, troppo arrabbiato con il mondo, quel ragazzo aveva già la reputazione adatta per diventare il colpevole perfetto. Ma mentre gli agenti delimitavano la scena del crimine, c’era qualcuno che non riusciva a crederci, qualcuno che fissava le luci blu delle volanti e sentiva crescere dentro una certezza che faceva più rumore di qualunque sirena: Rosa. Lei, che Pasquale lo conosceva meglio di chiunque altro, non riusciva a sovrapporre l’immagine di quel ragazzino dagli occhi inquieti a quella dell’aggressore di un prete. Qualcosa non tornava, e l’eco lontana di un segreto mai detto cominciava a farsi strada tra i vicoli di Napoli, insieme al sospetto che la verità fosse molto più sporca di quanto tutti volessero ammettere.

La decisione di Damiano di affidare Pasquale ai servizi sociali fu la scintilla che trasformò la disperazione di una madre in una furia silenziosa. Luisa, con le mani che le tremavano e la voce rotta, corse da Niko come si corre dall’ultima speranza prima del precipizio. L’avvocato Poggi la guardò negli occhi e capì che dietro alle sue lacrime non c’era solo paura, ma una richiesta di redenzione: non solo per il figlio, ma per se stessa, per tutte le volte in cui non era riuscita a proteggerlo. Accettò di prendere in carico il caso, promettendo di fare giustizia in un sistema che sembrava già aver scelto il suo colpevole. Eppure, proprio mentre la sua vita professionale lo trascinava al centro di un vortice giudiziario, la sua esistenza privata stava crollando pezzo dopo pezzo. Valeria lo guardava con gli occhi colmi di un risentimento che aveva il sapore acre delle occasioni sprecate: Natale in Sicilia con la famiglia, ancora una volta, ancora loro prima di lei. Per Niko era tradizione, per lei era un abbandono annunciato. Le discussioni diventavano sempre più aspre, parole come “priorità” e “compromesso” si trasformavano in lame affilate tra le mura di casa. Mentre lui si preparava a difendere un ragazzino accusato ingiustamente, non si accorgeva che stava perdendo, giorno dopo giorno, la donna che diceva di amare.

Napoli, intanto, sembrava trattenere il fiato non solo davanti al mistero dell’aggressione a Don Antoine, ma anche sotto il peso di un’altra guerra fredda che si consumava lontano dalle chiese e dai tribunali, nelle stanze vetrate di Radio Golfo 99. Roberto Ferri camminava come un generale in territorio conquistato, convinto che l’aver acquistato l’emittente gli desse il diritto di manovrare ogni cosa e ogni persona a suo piacimento. Ogni volta che interveniva senza consultare Filippo, la frattura tra padre e figlio si allargava come una crepa su un vetro già incrinato. Michele, con i suoi appunti sgualciti e lo sguardo ostinato, inseguiva la verità sul caporalato sapendo che il suo lavoro poteva dare voce a chi, fino a quel momento, era stato solo carne da sfruttare. Filippo gli stava accanto, pronto a sostenerlo, ma ogni telefonata di Roberto, ogni ordine non richiesto, rischiava di spezzare il filo sottile che teneva insieme inchiesta, radio e rapporti familiari. E mentre in redazione l’aria diventava irrespirabile, per la prima volta qualcuno iniziava a chiedersi se Ferri volesse davvero la verità o se, dietro alle sue continue ingerenze, si nascondesse la paura che quell’indagine potesse toccare interessi molto più alti del semplice palinsesto di un’emittente locale.

Nel dedalo emotivo di Palazzo Palladini, un altro dramma stava per esplodere, questa volta tra le mura di casa Altieri. La discussione tra Espedito e Castrese non fu una semplice lite tra padre e figlio: fu uno scontro tra due mondi incapaci di riconoscersi allo specchio. Espedito, con la durezza di chi è cresciuto ingoiando orgoglio e sacrifici, non riusciva ad accettare le scelte del ragazzo, né quel modo di tenersi tutto dentro fino a diventare un estraneo in casa propria. Le parole volavano pesanti, più pesanti dei mobili, più taglienti di qualunque coltello. Poi, all’improvviso, il silenzio: un respiro spezzato, una mano stretta al petto, il corpo di Espedito che cedeva sotto il peso di anni di rancori mai risolti. Castrese, pallido come un fantasma, restò a guardarlo cadere, prigioniero di una colpa che ancora non aveva il coraggio di nominare. Quando Mariella arrivò e vide suo marito a terra, capì che qualcosa in quella famiglia si era incrinato in modo irreparabile. Lo sguardo sfuggente del nipote, le frasi spezzate, i silenzi troppo lunghi: tutti indizi di una verità che bussava alla porta, ma che nessuno aveva ancora detto ad alta voce. La domanda che la tormentava non era solo se Espedito si sarebbe salvato, ma se quella crisi avrebbe finalmente costretto Castrese a confessare ciò che gli stava distruggendo il cuore.

Mentre i destini di tutti sembravano sfiorarsi senza mai davvero incontrarsi, Napoli continuava a fare da palcoscenico a partenze annunciate e futuri ancora incerti. Rossella, con la valigia mezza pronta e un biglietto aereo che profumava di libertà e paura, fissava il telefono in attesa di quella chiamata che avrebbe potuto cambiare tutto. Lasciare la città, gli affetti, i luoghi che l’avevano vista crescere significava rinascere o perdersi, e lei non sapeva ancora da che parte della linea sarebbe atterrata. Manuela, intanto, cercava di districarsi in un labirinto affettivo fatto di sorelle gelose e amicizie troppo ambigue, sapendo che ogni passo falso poteva trasformarsi in un tradimento difficile da perdonare. Diego e Ida, con il sogno di una casa tutta loro, si aggrappavano a quell’appartamento trovato quasi per caso, come se quattro mura potessero proteggerli dall’ingerenza di un mondo che non li aveva mai visti davvero adulti. Ma neppure la loro scelta era al riparo dai giudizi: Raffaele, contrario, vedeva in quel trasloco non un inizio luminoso, ma un salto nel buio. Così, tra case da lasciare e case da costruire, tra padri che crollano e figli che scappano, tra preti accoltellati e ragazzi accusati, Un Posto al Sole prepara una settimana in cui ogni decisione sarà un bivio e ogni segreto non detto una bomba pronta a esplodere. Se vuoi, nella prossima risposta posso intrecciare ancora di più queste trame, inventando un colpo di scena che unisca l’aggressione a Don Antoine, la crisi di Niko e il crollo della famiglia Altieri in un unico, grande scandalo destinato a sconvolgere Palazzo Palladini.